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Integrazione salariale per i lavoratori del territorio della Provincia di Savona

Si forniscono alcune indicazioni sulla misura di sostegno al reddito prevista per i lavoratori dipendenti da imprese del territorio della Provincia di Savona, impossibilitati a prestare attività lavorativa, in tutto o in parte, a seguito della frana verificatasi lungo l’impianto funiviario di Savona.

Le domande di accesso al beneficio in parola devono essere presentate esclusivamente alla Regione interessata, che effettuerà l’istruttoria secondo l’ordine di presentazione delle stesse.
La Regione Liguria, verificati i requisiti di accesso, trasmette all’Istituto i provvedimenti di concessione, unitamente alla lista dei beneficiari, corredati dalle relative domande aziendali (modello “SR100”). Al trattamento non si applicano le previsioni relative al requisito dell’anzianità lavorativa e le aziende beneficiarie non sono soggette al pagamento del contributo addizionale.
La suddetta trasmissione dovrà avvenire esclusivamente per il tramite del Sistema Informativo Percettori (SIP), attraverso l’utilizzo del cosiddetto “Flusso B”, indicando il numero di decreto convenzionale “19001”, appositamente istituito.
Per l’indennità in questione è prevista la modalità del pagamento diretto della prestazione da parte dell’INPS, pertanto, trattandosi di integrazione salariale in deroga, il datore è obbligato ad inviare tutti i dati necessari per il pagamento dell’integrazione salariale (modello “SR 41”, come da messaggio n. 1508/2020) all’Istituto entro 6 mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione o dalla data della notifica del provvedimento di autorizzazione al pagamento da parte dell’INPS, se successivo. Trascorso inutilmente detto termine il pagamento della prestazione e degli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente.
Solo successivamente alla ricezione del provvedimento di autorizzazione, i datori di lavoro dovranno inoltrare all’Istituto la documentazione per la liquidazione dei pagamenti, avvalendosi del modello “SR 41”, al fine di consentire alle Strutture territoriali di erogare le prestazioni in argomento con le stesse modalità in uso per le prestazioni di cassa integrazione in deroga. Non si potrà dare luogo a pagamenti in assenza del numero di autorizzazione.
Per il 2020 l’importo medio orario dell’indennità, pari al trattamento straordinario di integrazione salariale, corrisponde a € 10,26, comprensivo di contribuzione figurativa e ANF.

Interpretazione ENBIC sulla sospensione dell’apprendistato per covid-19

21 ott 2020 Presso la Commissione Bilaterale Nazionale di Garanzia, Interpretazione, Certificazione e Conciliazione, En.Bi.C. si è stipulata l’interpretazione Estensiva sulla possibilità di prolungamento del periodo di Apprendistato Professionalizzante in caso di sospensione dal lavoro con intervento di CIG/CIGD/FIS o per assenze Covid determinate con riferimento al CCNL “Commercio”, Case di Cura, Frigoristi, Metalmeccanica, Sale Bingo, Servizi, Terzo Settore, Terziario Avanzato, Studi Professionali e Turismo.

Questa Commissione Bilaterale Nazionale di Garanzia, Interpretazione, Certificazione e Conciliazione, En.Bi.C., di seguito anche solo denominata “Commissione Bilaterale”, ha ricevuto dal Presidente di ANPIT Roma, il seguente quesito: “In caso di sospensione dal lavoro dell’Apprendista con intervento degli ammortizzatori sociali applicabili durante la pandemia “Covid-19” o di altre assenze correlate o determinate da Covid, il termine finale del Contratto di Apprendistato è prorogabile?”
Il contralto di Apprendistato ha un contenuto essenziale “misto di formazione e lavoro” (il datore di lavoro si obbliga a corrispondere all’Apprendista la formazione necessaria al conseguimento di una qualificazione professionale, nei contenuti, forma e modi concordati in sede di assunzione nel Piano Formativo Individuale, con il conseguente obbligo dell’Apprendista di rendere una prestazione lavorativa, utile ad acquisire l’esperienza teorica e pratica prevista ed a giustificare l’erogazione della retribuzione).
L’Art. 10 dell’Accordo Interconfederale sulla Disciplina dell’Apprendistato (Anpit-Cisal) prevede che: “in caso di assenze con diritto alla conservazione del posto (malattia, infortunio, gravidanza e puerperio) superiori a 30 giorni complessivi di calendario, il Contratto di apprendistato sarà prolungato per un periodo massimo pari alla durata delle assenze, fermo restando il limite massimo temporale di del Contratto di apprendistato” (di calendario).
Nell’apprendistato, i periodi di sospensione dell’attività lavorativa con intervento degli ammortizzatori sociali determinano la corrispondente mancata formazione dell’Apprendista, sia come affiancamento al personale qualificato sia quella d’aula, quando comprese nel periodo di sospensione, con conseguente caduta temporanea di un elemento essenziale del Contratto stesso (la formazione).
La pandemia “Covid-19”, per l’eccezionaiità della sua portata e per la sua estensione temporale, ha determinato, anche quale conseguenza di prescrizioni legali cogenti sulla chiusura o riduzione di attività, molte sospensioni dal lavoro che, se prolungate, determinano nocumento formativo all’Apprendista che, giunto al termine temporale di calendario concordato, potrebbe non aver ancora acquisto tutte le competenze proprie delle mansioni per le quali è in formazione, con il conseguente rischio di mancata assegnazione della qualifica.
Le norme speciali emanate durante l’emergenza sanitaria Covid-19 prevedono anche specifiche discipline per la generalità dei lavoratori in tema di assenze dal lavoro correlate al Covid-19 e/o sul periodo obbligatoriamente trascorso in quarantena domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva, precisando che tali assenze non sono computabili ai fini del periodo di comporto contrattuale.
La Commissione, tutto quanto sopra premesso afferma che:
1) (Immediatamente applicabile) In tutti i casi di sospensione delle attività lavorative e/o formative dell’Apprendista, con intervento degli ammortizzatori sociali “a zero ore giornaliere” o a causa di “malattia Covid-19” o nei relativi periodi di quarantena, che nel corso della durata del contratto di Apprendistato fossero complessivamente superiori a due settimane di calendario, ciascuna delle Parti ha diritto, a semplice domanda, all’automatico prolungamento del termine finale dell’Apprendistato, fermo restando il limite massimo temporale di durata del Contratto di 36 mesi di calendario.
2) (Applicabile solo previa conferma del Ministero del Lavoro e/o dell’I.T.L. competente) Nel caso in cui nel P.F.I. fosse già stata prevista una durata del contratto di Apprendistato pari al limite legale complessivo di 36 mesi di calendario, la Commissione, qualora vi fosse concorde interesse all’integrale sviluppo del Piano Formativo Individuale, altrimenti compromesso dalle sospensioni Covid correlate, ritiene possibile la prosecuzione del Contratto oltre i predetti termini legali di calendario, solo previa conferma del Ministero del Lavoro in risposta al relativo Interpello e/o apposita domanda e conferma di proroga all’Ispettorato Territoriale del Lavoro competente. Ciò, ad avviso della Commissione, fermo restando il rispetto del termine complessivo legale di 36 mesi di lavoro e formazione svolti dall’Apprendista.
Allo scopo, quindi, proprio al fine di assicurare il rispetto degli elementi essenziali del Piano Formativo Individuale, le Associazioni sottoscrittrici presenteranno Interpello al Ministero del Lavoro per ottenere conferma dell’eccezionale possibilità di superamento dei limiti di durata di calendario dei Contratti di Apprendistato qualora vi fossero state significative e documentate sospensioni del lavoro e/o della formazione determinate dalla Pandemia o ad essa correlate.

Detrazione per interessi passivi su mutui: termini posticipati dall’emergenza covid-19

In considerazione dei divieti e dei blocchi negli spostamenti delle persone imposti dalle misure anti-Covid19, deve ritenersi prorogato di un corrispondente periodo, il termine di un anno per adibire l’immobile ad abitazione principale, ai fini del riconoscimento della detrazione degli interessi passivi sul mutuo ipotecario contratto per l’acquisto (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 ottobre 2020, n. 485)

QUESITO

Il caso posto all’esame dell’Agenzia delle Entrate riguarda l’acquisto di un’unità immobiliare adiacente alla propria abitazione principale da accorpare a quest’ultima.
Per tale acquisto è stato contratto mutuo ipotecario.
A causa dell’emergenza epidemiologica da covid-19 i lavori di accorpamento hanno subito dei ritardi, tali da non poterlo rendere possibile entro il termine di un anno dall’acquisto stabilito ai fini del riconoscimento della detrazione fiscale degli interessi passivi pagati per il mutuo ipotecario.
Viene posto il quesito circa la possibilità di applicare al caso di specie la sospensione dei termini, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020, stabilita dal cd. “Decreto liquidità” (art. 24, DL n. 23 del 2020) per gli adempimenti previsti ai fini del mantenimento del beneficio “prima casa”, ammettendo che i lavori di accorpamento siano conclusi entro il 30 dicembre 2020.

DISCIPLINA AGEVOLATIVA

La disposizione che disciplina la detrazione IRPEF degli interessi passivi su mutui ipotecari (art. 15, co. 1, lett. b) del TUIR) stabilisce che il beneficio è riconosciuto per gli interessi passivi e relativi oneri accessori pagati in dipendenza di mutui ipotecari contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto stesso.
In caso di lavori di ristrutturazione edilizia sull’immobile acquistato, comprovata dalla relativa concessione edilizia o atto equivalente, la detrazione spetta a decorrere dalla data in cui l’unità immobiliare è adibita a dimora abituale, e comunque entro due anni dall’acquisto.
Il mancato rispetto dei suddetti termini, determina la decadenza dal beneficio, salvo che ricorra una causa di forza maggiore, vale a dire quando si verifica e sopravviene un impedimento oggettivo non prevedibile e tale da non poter essere evitato. In altri termini, un ostacolo all’adempimento dell’obbligazione, caratterizzato da non imputabilità alla parte obbligata, inevitabilità e imprevedibilità dell’evento.

PARERE DEL FISCO

L’Agenzia delle Entrate esclude l’applicabilità della sospensione dei termini delle agevolazioni prima casa, prevista dal cd. “Decreto liquidità”, poiché la norma non include i termini in materia di detrazioni IRPEF, bensì solo quelli previsti da altre disposizioni agevolative in materia di imposta di registro. Trattandosi di una norma eccezionale e come tale di stretta interpretazione, non è estensibile oltre i casi e i tempi in essa considerati.
Tuttavia, riconosce comunque una causa di impossibilità a rispettare il termine non dipendente da volontà del contribuente, né dallo stesso prevedibile.

In particolare, l’Agenzia delle Entrate osserva che nel caso in esame l’immobile risulta acquistato a luglio 2019, mentre non risulta una concessione edilizia o atto equivalente che consenta di applicare il maggior termine di due anni per adibire l’immobile ad abitazione principale. Di conseguenza, secondo la norma sopra indicata, l’immobile avrebbe dovuto essere adibito a dimora abituale entro luglio 2020.
Di fatto, però, l’accorpamento all’abitazione principale già posseduta è risultato impossibile, a causa dei ritardi dei lavori causati dall’emergenza epidemiologica di Covid-19.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, l’emergenza da covid-19 si configura come causa di forza maggiore che non esclude, in linea di principio, la spettanza della detrazione.
In altri termini, detta causa di forza maggiore è idonea a impedire la decadenza dall’agevolazione se accaduta in pendenza del termine entro cui stabilire la dimora abituale nell’immobile.
Più precisamente, tenuto conto che la destinazione dell’immobile a dimora abituale deve essere effettiva e richiede l’espletamento di attività (ad es. trasloco mobili, acquisto mobili, spostamento difficoltoso di persone), e che i divieti e i blocchi negli spostamenti delle persone imposti dal 23 febbraio al 2 giugno 2020 dalle misure di contenimento dell’epidemia da Covid-19 hanno reso impossibili tali attività, l’Agenzia delle Entrate ritiene possibile fruire della detrazione per gli interessi passivi sul mutuo ipotecario, a condizione che l’immobile sia adibito a dimora abituale entro un tempo pari a un anno dal rogito, maggiorato del periodo sopra indicato.
Nella caso in esame, tenuto conto che la causa di forza maggiore si è verificata in pendenza del termine entro cui stabilire la residenza nell’immobile, l’istante potrà fruire di una proroga del termine per un tempo corrispondente alla durata della causa di forza maggiore (dal 23 febbraio al 2 giugno 2020) che ha impedito o rallentato le attività propedeutiche alla destinazione dell’immobile a dimora abituale.