Analisi Confservizi sulle politiche industriali dei servizi pubblici locali

La Confservizi con circolare del 18/9/2018 ha analizzato i tratti principali dell’Avviso comune sulle strategie e le politiche in materia di servizi pubblici locali di interesse economico generale siglato lo scorso 26 luglio.

II dato di partenza dell’Avviso comune è costituito dal riconoscimento del ruolo strategico dei servizi pubblici locali di natura industriale ai fini dello sviluppo economico e sociale.
Una politica di investimenti e di innovazioni tecniche, organizzative e gestionali nei servizi pubblici locali di interesse economico generale può rappresentare un presupposto, non solo come stimolo allo sviluppo, ma anche ai fini della messa in sicurezza dei territori a fronte dei cambiamenti climatici e del dissesto idrogeologico, dell’affermazione dell’economia circolare, del superamento di effetti di congestione, soprattutto nelle aree urbane. Una promozione allo sviluppo, quindi, sia quantitativo che qualitativo.
Le direttive europee su appalti e concessioni, come recepite nel nostro ordinamento, e il nuovo codice dei contratti pubblici consentono agli enti affidanti di ricorrere a soluzioni diverse: dalla gestione in house, al partenariato, alla concessione a terzi salvaguardando la piena autonomia dell’ente affidante, nel rispetto dei principi di efficienza, efficacia ed economicità. Le scelte degli enti locali in sede di affidamenti devono dunque attenersi a principi generali di matrice europea in materia di parità di condizioni tra le diverse forme gestionali e proprietarie e al nuovo codice dei contratti pubblici (ferme restando le discipline nazionali in tema di gestione del servizio idrico e del trasporto pubblico locale). Assumono particolare rilievo in fase attuativa sia il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, sia i temi della legalità e trasparenza, sia le clausole sociali riguardanti l’occupazione e la responsabilità solidale nei confronti dei lavoratori. In tale contesto rilevano gli obblighi di servizio pubblico ed il superamento tanto delle pratiche di dumping sociale derivanti dalla non applicazione dei CCNL di settore e dall’evasione/elusione delle quote di welfare contrattuale (relative, in particolare, alla previdenza complementare) sia di ingiustificate discriminazioni normative tra le diverse forme di gestione (maggiori oneri contributivi derivanti dalle vecchie gestioni ex INPDAP).
In una logica di neutralità circa gli assetti gestionali e proprietari e di autonomia di scelta degli Enti locali in materia di affidamenti assumono grande rilievo le azioni volte a promuovere l’efficienza e la competitività e a garantire condizioni di parità tra gli operatori. Al riguardo occorre, per un verso, rimuovere squilibri di trattamento sui piani normativo, contrattuale e previdenziale, dall’altro realizzare processi di ristrutturazione volti ad adeguare le gestioni ai mutamenti produttivi e di mercato.
In questo quadro di mutamento un ruolo di notevole importanza può essere esercitato da processi di partecipazione volti a garantire trasparenza e informazione e a promuovere la consultazione tra le parti in materia di sicurezza del lavoro e di sviluppo delle competenze mediante mirate attività formative. Rileva, al riguardo, lo sviluppo di politiche attive del lavoro alla luce anche della recente riforma degli ammortizzatori sociali e delle disposizioni in materia contenute nel TU sulle partecipazioni pubbliche.
I processi di razionalizzazione e l’innovazione tecnologica fondata sulla digitalizzazione dei processi produttivi richiedono soluzioni condivise per affrontare le ricadute occupazionali e realizzare processi di riqualificazione e accrescimento delle competenze professionali. Al riguardo uno strumento utile per la gestione dei piani di ristrutturazione e riorganizzazione può essere il ricorso ad appositi fondi settoriali.

Terzo Settore: le modifiche riguardanti l’attività di volontariato

Il Decreto Legislativo n. 105/2018 apporta modifiche ed integrazioni al Codice del Terzo Settore. Le disposizioni correttive interessano, tra l’altro, la figura dei volontari, le organizzazioni di volontariato nonché le associazioni di promozione sociale.

Gli enti del Terzo settore possono avvalersi, come noto, di volontari nello svolgimento delle proprie attività e sono tenuti a iscrivere in un apposito registro i volontari che svolgono la loro attività in modo non occasionale.
Il volontario – si ricorda – è una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ente del Terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità beneficiarie della sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà.
L’attività del volontario non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario, ma possono essergli rimborsate, dall’ente del Terzo settore tramite il quale svolge l’attività, le spese effettivamente sostenute e documentate per l’attività prestata, entro limiti massimi e alle condizioni preventivamente stabilite dall’ente medesimo.
 La qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di lavoro retribuito con l’ente di cui il volontario è socio o associato o tramite il quale svolge la propria attività volontaria. A questo proposito, il Legislatore, con il suo intervento normativo, ha aggiunto che tali disposizioni non si applicano agli operatori che prestano attività di soccorso per le organizzazioni di cui all’articolo 76 della legge provinciale 5 marzo 2001, n. 7, della Provincia autonoma di Bolzano e di cui all’articolo 55-bis della legge provinciale 19 luglio 1990, n. 23, della Provincia autonoma di Trento.
Precisando, inoltre, con l’inserimento di due nuovi commi, che i lavoratori subordinati che intendano svolgere attività di volontariato in un ente del Terzo settore hanno diritto di usufruire delle forme di flessibilità di orario di lavoro o delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l’organizzazione aziendale.
Tra le ulteriori modifiche apportate sull’argomento, con riferimento alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale, il Legislatore specifica che se successivamente alla costituzione il numero degli associati diviene inferiore a quello stabilito, esso deve essere integrato entro un anno, trascorso il quale l’organizzazione di volontariato o l’associazione di promozione sociale è cancellata dal Registro unico nazionale del Terzo settore se non formula richiesta di iscrizione in un’altra sezione del medesimo.

Licenziamento collettivo e specificazione delle unità produttive da sopprimere

20 sett 2018 Laddove nella comunicazione di licenziamento collettivo faccia generico riferimento alla situazione generale del complesso aziendale, senza alcuna specificazione delle unità produttive da sopprimere, i licenziamenti intimati sono illegittimi per violazione dell’obbligo di specifica indicazione delle oggettive esigenze aziendali.

In tema di licenziamento collettivo per riduzione di personale, la platea dei lavoratori interessati alla riduzione di personale può essere limitata agli addetti ad un determinato reparto o settore ove ricorrano oggettive esigenze tecnico-produttive, tuttavia è necessario che queste siano coerenti con le indicazioni contenute nella comunicazione prevista dalla legge ed è onere del datore di lavoro provare il fatto che giustifica il più ristretto ambito nel quale la scelta è stata effettuata. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione pronunciandosi sul caso di una lavroatrice licenziata a seguito di una procedura di riduzione del personale.
Il datore di lavoro può dunque circoscrivere ad una unità produttiva la platea dei lavoratori da licenziare ma deve indicare nella comunicazione sia le ragioni che limitino i licenziamenti ai dipendenti dell’unità o settore in questione, sia le ragioni per cui non ritenga di ovviarvi con il trasferimento ad unità produttive vicine, ciò al fine di consentire alle organizzazioni sindacali di verificare l’effettiva necessità dei programmati licenziamenti.
Laddove nella comunicazione si faccia generico riferimento alla situazione generale del complesso aziendale, senza alcuna specificazione delle unità produttive da sopprimere, i licenziamenti intimati sono illegittimi per violazione dell’obbligo di specifica indicazione delle oggettive esigenze aziendali. Laddove, poi, i lavoratori addetti al reparto o settore da sopprimere siano idonei – per il pregresso svolgimento della propria attività in altri reparti dell’azienda – ad occupare le posizioni lavorative di colleghi addetti ad altri reparti, è illegittima la scelta che, trascurando il possesso di professionalità equivalente a quella di addetti ad altre realtà organizzative, risulti ancorata al solo fatto che essi erano impiegati nel reparto operativo soppresso o ridotto.

Variazione dell’aliquota aziendale al Fondo Arco per il CCNL Lapidei – Confimi

Dal corrente mese di settembre varia l’aliquota contributiva aziendale al Fondo di previdenza Arco per i dipendenti delle piccole e medie industrie di escavazione e lavorazione dei materiali lapidei.

A favore dei lavoratori iscritti a Fondo Arco, che abbiano superato il periodo di prova, le aziende contribuiranno con l’aliquota, ragguagliate al valore del minimo tabellare, contingenza, E.D.R, che passa dal 2,00 % a quella del 2,10% a decorrere dall’1/9/2018

Si ricorda che i lavoratori iscritti ai Fondo contribuiranno con un’aliquota ragguagliata al valore del minimo tabellare, contingenza, E.D.R, dell’1,4%.
Il lavoratore iscritto al Fondo di previdenza, potrà elevare volontariamente la quota a proprio carico, in misura superiore ai valori sopra individuati, entro i termini di esenzione previsti dai parametri di Legge.

Comunicato dalla Cassa Edile di Vicenza

La Cassa Edile di Vicenza comunica ad imprese e consulenti i termini per la richiesta degli assegni di studio secondo il CIPL 5/10/2017

La Cassa Edile della provincia di Vicenza comunica alle imprese e ai consulenti che, in attuazione di quanto previsto dall’accordo interprovinciale del 5 ottobre 2017, i termini per presentare la richiesta relativa agli assegni di studio, scadono il 31 dicembre 2018.
Pertanto, entro tale data i lavoratori interessati devono presentare la richiesta di prestazione per assegni di studio rispettivamente relativa all’anno scolastico 2017/18 ed all’anno scolastico 2018/19.
A tal fine i lavoratori interessati dovranno presentare due distinte domande relative a ciascuno dei due anni scolastici, utilizzando gli appositi modelli che saranno predisposti dalla Cassa Edile di Vicenza e scaricabili dal sito internet della medesima all’indirizzo www.cevi.it

Attiva la procedura di attribuzione al Fondo Metasalute dei piani sanitari 2019

Da ieri è attiva la procedura di attribuzione dei piani sanitari valevoli per l’anno 2019 al Fondo Metasalute per i lavoratori della metalmeccanica industria

 

Tutte le aziende aderenti, pur avendo effettuato la selezione dei piani 2018, devono nuovamente effettuare la selezione per l’anno 2019 poichè l’attribuzione dei piani ha validità per un anno solare. Il completamento parziale della procedura e/o l’assenza di alcuna selezione alla data del 19 ottobre 2018 determinerà l’applicazione del piano Base per l’intero anno 2019.
Il Manuale di attribuzione dei piani sanitari 2019, disponibile sul sito web del Fondo nell’area pubblica “Manuali Area Riservata”, illustra dettagliatamente tutti i passaggi utili alla corretta gestione dei 3 step previsti dalla procedura:
I piani prescelti avranno durata per l’intero anno solare 2019 (1 gennaio – 31 dicembre) e non potranno essere variati in corso d’anno. Si raccomanda pertanto un’attenta consultazione delle istruzioni operative illustrate nell’apposito manuale. Per motivi amministrativi e gestionali non potranno essere accolte eventuali richieste di modifica dei piani successive alla chiusura della procedura o dei singoli step.
L’adesione dei lavoratori dipendenti ai piani sanitari 2019 può avvenire solo in forma collettiva, per la totalità o per gruppi omogenei di lavoratori. In azienda possono essere attivati – con accordo o Regolamento aziendale – un massimo di tre piani sanitari l’anno.

FederPiemonte: firmato accordo sul premio di risultato 2018

Siglato tra la Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Piemonte, Valle D’Aosta e Liguria (FederPiemonte) e la FABI, la FIRST-CISL, la FISAC-CGIL, la UILCA, l’accordo sul premio di risultato 2018 – welfare.

Con il suddetto accordo viene approvata la tabella di calcolo del Premio di Risultato 2018 erogato ai quadri direttivi e al personale delle aree professionali delle Banche di Credito Cooperativo del Piemonte, Valle D’Aosta e Liguria, della Servizi Bancari Associati e della Federazione Piemonte Valle d’Aosta e Liguria.
Con riferimento all’accordo sul Welfare, si confermano le disposizioni ivi contenute con applicazione dei limiti fiscali di tempo in tempo previsti dalla normativa ad oggi equivalenti ad un reddito imponibile IRPEF dell’anno precedente non superiore a € 80.000,00 (ottantamila) e fino alla somma massima di € 3.000,00 (tremila) annui.

Per consentire la gestione operativa dell’accordo di Welfare e tenuto conto della data ultima di possibilità di usufruire dei contenuti del Piano di Welfare (20 novembre), si conviene quanto segue:
– nel mese di novembre 2018 verrà erogata – per i dipendenti con un reddito imponibile IRPEF 2017 inferiore a 80.000 € – la differenza tra il PDR spettante a ciascun dipendente e il limite massimo opzionato di Welfare – fino al massimo di 3.000 € (ad es. dipendente con PDR pari a 3.600 € il quale abbia opzionato 1.500 € in Welfare, verrà erogata la somma di 2.100 €);
– per i dipendenti con un reddito imponibile IRPEF 2017 superiore a 80.000 € e per coloro che non abbiamo opzionato importi in Welfare, nel mese di novembre verrà erogato l’intero PDR.
I lavoratori interessati dovranno comunicare al Servizio del Personale della propria Azienda la volontà di utilizzare il PDR, o parte di esso, (sempre fino a concorrenza di 3.000 €) in Welfare secondo le modalità operative di volta in volta comunicate.
Dalla possibilità di utilizzare il Welfare sono esclusi i lavoratori non in forza alla data di erogazione del PDR.
Coloro i quali abbiano scelto di destinare il PDR o parte di esso in Welfare avranno tempo fino al 20 novembre per utilizzare tale somme. L’eventuale differenza tra il valore del PDR opzionato in Welfare (e valorizzato sul portale) e il valore di quanto effettivamente utilizzato, in dicembre verrà destinata al versamento per la Previdenza Integrativa se il lavoratore risulta iscritto, ovvero liquidato con la busta paga dello stesso mese. Il lavoratore, opzionando il PDR o parte di esso destinato a Welfare, concede esplicita autorizzazione a che le somme non utilizzate siano versate per la Previdenza Integrativa.

Tabella contributi Cassa Edile Livorno

Tabella contributi Cassa Edile Livorno

Si riporta la tabella dei contributi da versare per l’iscrizione all’Ente Livornese Cassa Edile

Contributi

A carico Ditta

A carico Lavoratore

% Totale

Cassa Edile 1,920 0,38 2,300
Indumenti di lavoro 0,600 0,600
Comitato paritetico territoriale 0,150 0,150
Quote di Servizio Territoriale 0,550 0,550 1,100
Quote di Servizio Nazionale 0,222 0,222 0,444
Scuola Edile 0,800 0,800
APE 3,800 3,800
Lavori Usuranti 1,000 0,100
Totale 8,142 1,152 3,294

– Per le sole aziende iscritte all’Associazione Industriali ed all’A.N.C.E., si aggiunge il contributo dell’1,25%.
– Contributo per la medicina del lavoro 0,70% (facoltativo)
– COEFF. di MAGGIORAZIONE IRPEF 2017: 0,53%
– COEFF. di MAGGIORAZIONE IRPEF 2018: 0,37% (salvo conguaglio) (da aggiungere all’imponibile IRPEF del lavoratore ridotto della quota di adesione a carico del lavoratore)
– COEFF. di MAGGIORAZIONE INPS: a carico ditta 1,10% e a carico lavoratore 0,06%
– contributi destinati a PRESTAZIONI SANITARIE 0,17% (ai fini della dichiarazione dei redditi dei lavoratori)
– Codici IBAN dell’ENTE LIVORNESE CASSA EDILE

BANCA MONTE dei PASCHI di SIENA IT 52 C 01030 13905 000000621014
BANCA di CREDITO COOP. di CASTAGNETO CARDUCCI IT 76 H 08461 13901 000010145464
CASSA di RISPARMIO di VOLTERRA IT 28 F 06370 13900 000010006375

Prestazioni occasionali e superamento dei limiti

18 sett 2018 In caso di superamento dei limiti complessivi individuati per il ricorso alle prestazioni occasionali, il rapporto si trasforma in un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato.

Come noto, si considerano prestazioni occasionali le attività lavorative che danno luogo, nel corso di un anno civile: per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro; per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro; per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, con riferimento a compensi di importo non superiore a 2.500 euro; per ciascun prestatore, per le attività lavorative svolte nei confronti delle società sportive, che danno luogo a compensi di importo complessivo non superiore a 5.000 euro.
Il superamento dei limiti suddetti (€ 2.500,00 per ciascuna prestazione resa da un singolo prestatore in favore di un singolo utilizzatore) o, comunque, del limite di durata della prestazione pari a 280 ore nell’arco dello stesso anno civile, comporta la trasformazione del rapporto in un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato.
In caso di violazione da parte dell’utilizzatore dell’obbligo di comunicazione necessario per l’attivazione del contratto di prestazione occasionale, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 500 a euro 2.500 per ogni prestazione lavorativa giornaliera per cui risulta accertata la violazione.
Quanto al ricorso nei casi di divieto, è prevista l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a euro 2.500, salvo che la violazione di uno dei divieti parte dell’imprenditore agricolo non derivi dalle informazioni incomplete o non veritiere contenute nelle autocertificazioni rese nella piattaforma informatica Inps dai prestatori.
Si ricorda che, il ricorso al contratto di prestazione occasionale è vietato: da parte degli utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato; da parte delle imprese del settore agricolo, salvo che per le attività lavorative rese da titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità; giovani con meno di 25 anni di età; persone disoccupate; percettori di prestazioni di sostegno del reddito, purché non iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli; da parte delle imprese dell’edilizia e di settori affini, delle imprese esercenti l’attività di escavazione o lavorazione di materiale lapideo, delle imprese del settore delle miniere, cave e torbiere; nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.

La pubblicazione della graduatoria concorsuale non determina la decorrenza del superiore inquadramento

 

La decorrenza economica del superiore inquadramento ad una qualifica funzionale interna alla medesima area professionale a seguito di una procedura concorsuale è quella di effettiva immissione nella qualifica

Il fatto riguarda il ricorso di alcuni dipendenti dell’Agenzia delle Dogane al risarcimento del danno commisurato alle differenze retributive maturate dalla data di pubblicazione della graduatoria del concorso a quella di effettiva immissione nella qualifica.
Accolto in primo grado, la Corte territoriale ha ritenuto che la lesione del diritto vantato dalle ricorrenti si era verificata allorquando, in occasione dell’approvazione della nuova graduatoria, la decorrenza economica del superiore inquadramento era stata fatta decorrere ex nunc e non ex tunc.
Su tale scia il giudice d’appello ha ritenuto evidente la colpa dell’amministrazione, consistita nell’avere inserito in graduatoria concorrenti che non avevano diritto a partecipare alla procedura, danneggiando in tal modo le appellate.
Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso l’Agenzia delle Dogane, tuttavia, il danno che viene in rilievo non deriva dal ritardo nell’approvazione della graduatoria né dall’illegittima formazione della stessa, bensì dalla errata individuazione della data di decorrenza degli effetti economici della progressione.
Pertanto, la responsabilità non è dell’amministrazione ma è fondata sull’inadempimento di un’obbligazione scaturente dal rapporto di lavoro già in essere, poiché il diritto poteva essere fatto valere solo a partire dalla data di pubblicazione della graduatoria, prima di detta data non poteva decorrere il termine di prescrizione.
Pertanto, il ricorso è stato rigettato con conseguente condanna dell’Agenzia al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.