Ultime News

Fatturazione elettronica: servizi soggetti a nulla osta

In tema di fatturazione elettronica, le prestazioni di servizi fornite dalle cooperative sociali nell’ambito dell’appalto per la gestione dei centri di prima accoglienza ai cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale, soggette al preventivo nulla osta del Ministero, possono essere fatturate al rilascio del nulla osta ovvero periodicamente in via preventiva, con successiva correzione a seguito del nulla osta (Agenzia delle Entrate – Risposta a interpello n. 12 del 2020).

Le cooperative sociali aggiudicatarie di un appalto nel servizio di accoglienza di stranieri richiedenti asilo devono soddisfare determinati criteri di qualità e rendicontare ogni spesa alla prefettura e quindi alla Ragioneria territoriale dello Stato. Le fatture devono essere corredate da adeguata documentazione, tra cui registri delle presenze degli ospiti, il numero dei pasti e beni forniti (compreso il pocket money), i contratti di subappalto e fornitura.
La fatturazione, quindi, è sottoposta ad una verifica da parte della PA committente in merito alla regolare esecuzione dei servizi disciplinati dall’accordo quadro. Verifica che trova convalida in apposito nulla osta rilasciato dal funzionario delegato, che attesta la regolare esecuzione e, dunque la liquidazione degli importi autorizzati per la fatturazione.
In base all’accordo quadro i termini di rilascio del nulla osta sono entro 180 giorni dall’esecuzione del servizio.
Il rispetto di tali formalità pone un problema riguardo al momento di effettuazione dell’operazione ai fini della fatturazione.
In proposito l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, in forza dell’accordo quadro stipulato con la PA committente, la cooperativa, ai fini della fatturazione dei servizi prestati, può legittimamente optare per una delle seguenti soluzioni:
– emettere la fattura con data fine mese per le prestazioni rese, e inviarla allo SDI entro il termine di 12 giorni. Attendere la ricezione del nulla osta, in base al quale provvedere all’invio di nota credito e/o integrazione conforme al medesimo nulla osta;
– emettere la fattura dopo la ricezione del nulla osta, e inviarla allo SDI entro i termini per le prestazioni rese fino a 180 giorni prima (esempio: fattura per prestazione resa a gennaio 2020 con data di emissione al 31/08/2020 e invio allo SDI entro i termini).

Impianti di videosorveglianza illegittimi: il consenso preventivo del lavoratore non esclude il reato

Il consenso del lavoratore all’installazione di un’apparecchiatura di videosorveglianza, in qualsiasi forma prestato, anche scritta, non vale a scriminare la condotta del datore di lavoro che abbia installato i predetti impianti in violazione delle prescrizioni normative che richiedono l’accordo sindacale o in subordine l’autorizzazione amministrativa (Corte di Cassazione, sentenza 17 gennaio 2020, n. 1733)

Un datore di lavoro veniva dichiarato colpevole nel giudizio di primo grado e condannato alla pena di 3.000,00 euro di ammenda, per aver installato un sistema di videosorveglianza, idoneo a controllare l’attività dei dipendenti, in difetto di accordo con le rappresentanze sindacali (art. 4, L. n. 300/1970). Il medesimo propone così ricorso in Cassazione, deducendo la mancanza di motivazione nel provvedimento impugnato. Il Tribunale, cioè, si sarebbe limitato ad una formale ed astratta affermazione di principi giurisprudenziali, senza esaminare la vicenda concreta e, in particolare, la documentazione prodotta in atti, ovvero: l’accordo formale sottoscritto dal ricorrente ed i dipendenti e le trascrizioni delle deposizioni rese dalle dipendenti nel corso del giudizio di primo grado. Questa censura concernerebbe anche il profilo soggettivo del reato, da escludere in ragione della piena condivisione con i dipendenti circa l’installazione dell’impianto, volto soltanto a prevenire furti nel negozio.
Per la Suprema Corte, il ricorso è infondato.
Come correttamente affermato dal Tribunale, l’accordo scritto con i dipendenti, preventivo all’installazione dell’impianto di videosorveglianza, non costituisce esimente della responsabilità penale. Al riguardo, infatti, secondo il prevalente e più recente indirizzo di legittimità, la fattispecie incriminatrice dell’installazione di un sistema di videosorveglianza potenzialmente in grado di controllare a distanza l’attività dei lavoratori, risulta integrata anche quando, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali e di provvedimento autorizzativo dell’autorità amministrativa, la stessa sia stata preventivamente autorizzata per iscritto da tutti i dipendenti (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 38882/2018).
Secondo quanto prescritto dall’articolo 4 della L. n. 300/1970, l’installazione di apparecchiature da impiegare esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale, ma dalle quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, deve essere sempre preceduta da una forma di codeterminazione (accordo) tra il datore di lavoro e le rappresentanze sindacali dei lavoratori. Laddove, poi, l’accordo (collettivo) non sia raggiunto, il datore di lavoro deve far precedere l’installazione dalla richiesta di un provvedimento autorizzativo da parte dell’autorità amministrativa (Ispettorato territoriale del lavoro). In mancanza, l’installazione è sempre illegittima e penalmente sanzionata.
Tale procedura trova la sua ratio nella considerazione dei lavoratori come soggetti deboli del rapporto di lavoro subordinato e giustifica la scelta specifica di affidare l’assetto della regolamentazione di tali interessi alle rappresentanze sindacali o, in ultima analisi, ad un organo pubblico. La diseguaglianza di fatto, e quindi l’indiscutibile e maggiore forza economico-sociale dell’imprenditore, rispetto a quella del lavoratore, rappresenta la ragione per la quale la procedura codeterminativa sia da ritenersi inderogabile e sia esclusa la possibilità che i lavoratori, “uti singuli”, possano autonomamente provvedere al riguardo.

Riders e impresa di delivery: obbligo assicurativo

L’Inail fornisce le prime istruzioni utili per la corretta applicazione delle disposizioni che hanno esteso l’obbligo assicurativo – a decorrere dal 1° febbraio 2020 – ai lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore, attraverso piattaforme anche digitali (c.d. riders), rinviando alla successiva circolare in corso di adozione la trattazione più approfondita del nuovo regime assicurativo (Nota n. 866/2020).

L’articolo 1 del decreto-legge 3 settembre 2019, n.101, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 novembre 2019, n. 128, ha modificato il decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, con l’inserimento dell’art. 47-septies che ha esteso l’obbligo assicurativo Inail ai lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore attraverso piattaforme anche digitali. In virtù di tale disposizione, la tutela assicurativa Inail è estesa, dal 1° febbraio 2020, ai lavoratori autonomi che svolgono la predetta attività di consegna anche secondo tipologie contrattuali di lavoro autonomo occasionale, posto che essa era già operante per i lavoratori dipendenti e i lavoratori parasubordinati che prestano la medesima attività.
Nel dettaglio, il committente e, cioè, l’impresa di delivery (consegna) che utilizza la piattaforma anche digitale è tenuto agli specifici adempimenti posti a carico del datore di lavoro, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n.1124. Il soggetto, ove non già titolare di codice ditta e di specifica posizione assicurativa territoriale Inail, deve trasmettere all’Istituto, mediante modalità telematiche, contestualmente alla data d’inizio delle attività (1° febbraio 2020) o prima di tale data, la denuncia di iscrizione, fornendo le informazioni utili alla valutazione del rischio e al calcolo del premio assicurativo, per tutte le attività svolte, tra le quali l’attività di consegna dei beni per conto altrui.
Qualora, invece, l’impresa di delivery sia già titolare di codice ditta e di posizione assicurativa territoriale, la stessa è tenuta a presentare la denuncia di variazione delle attività, comunicando le successive modificazioni di estensione e di natura del rischio rispetto a quello già coperto dall’assicurazione, entro 30 giorni dalla data di decorrenza dell’obbligo assicurativo, con riferimento all’attività di consegna di beni per conto altrui avvalendosi di lavoratori autonomi precedentemente non denunciati.
La violazione dei termini indicati configura evasione dell’obbligo assicurativo, con applicazione delle sanzioni civili previste dalla vigente normativa.

Nelle denunce di esercizio o di variazione il soggetto assicurante deve dichiarare la lavorazione svolta dai lavoratori autonomi in questione, indicando anche il tipo (o i tipi) di mezzi utilizzati dai riders per effettuare le consegne. Nelle denunce dovrà, altresì, essere indicata la stima della percentuale delle consegne dei beni in relazione ai diversi mezzi di trasporto utilizzati, compresa la modalità a piedi.
A norma del decreto interministeriale 27 febbraio 2019, l’attività esercitata dai lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore, attraverso piattaforme anche digitali, è classificata alla voce 0721 delle Nuove Tariffe dei premi Inail, che esplicitamente prevedono, in detta voce, il Servizio di consegna merci in ambito urbano svolto con l’ausilio di veicoli a due ruote o assimilabili effettuato a sé stante, nel cui ambito rientra anche la consegna senza mezzi di trasporto.
Ai fini del calcolo dell’importo del premio, il premio di assicurazione INAIL è determinato ai sensi dell’articolo 41 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965, in base al tasso di rischio corrispondente all’attività svolta. Ai fini del calcolo del premio assicurativo, si assume come retribuzione imponibile, la retribuzione convenzionale giornaliera di importo corrispondente alla misura del limite minimo di retribuzione giornaliera in vigore per tutte le contribuzioni dovute in materia di previdenza e assistenza sociale, rapportata ai giorni di effettiva attività.
La retribuzione giornaliera convenzionale, pari per l’anno 2019 a Euro 48,74, è annualmente rivalutata in relazione all’aumento dell’indice medio del costo della vita accertato dall’Istat.
Il premio, in fase di avvio dell’assicurazione, è calcolato sulle retribuzioni presunte indicate dalla medesima impresa di delivery che utilizza la piattaforma nella denuncia di esercizio o di variazione, salvo successivo conguaglio (regolazione) da effettuare con l’autoliquidazione successiva.
Successivamente alla presentazione della denuncia di iscrizione o di variazione, l’azienda riceverà, via PEC, a seconda della diversa fattispecie di denuncia, il certificato di assicurazione e conteggio dei premio, oppure il certificato di variazione e conteggio del premio, con l’indicazione dell’importo del premio anticipato da versare per il 2020 tramite F24 entro la scadenza indicata nel certificato stesso.
Per gli anni successivi al primo, il committente liquiderà direttamente i premi relativi alla regolazione dell’anno precedente e alla rata anticipata per l’anno in corso, sulla base del numero complessivo delle giornate effettivamente lavorate da tutti i riders.

L’impresa di delivery che utilizza la piattaforma anche digitale ha l’obbligo di effettuare le denunce di infortunio sul lavoro e di malattia professionale, nei termini e nelle modalità previste dagli articoli 53 e 54 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 e successive modificazioni.
Ai fini degli adempimenti della impresa di delivery, uno specifico obbligo è posto a carico del lavoratore autonomo ex art. 47-septies il quale è obbligato, ai sensi dell’articolo 52 del citato DPR, a dare immediata notizia al committente che utilizza la piattaforma anche digitale di qualsiasi infortunio gli accada, anche se di lieve entità, o a denunciare la malattia professionale. Per assolvere a tale obbligo, il lavoratore autonomo deve fornire alla rispettiva impresa il numero identificativo del certificato medico di infortunio, la data di rilascio e i giorni di prognosi indicati nel certificato stesso.
I lavoratori in oggetto, in caso di infortunio o di malattia professionale, riconosciuti dall’Istituto, hanno diritto, per effetto dell’estensione della copertura assicurativa Inail, alle medesime prestazioni previste in favore della generalità dei lavoratori dipendenti, quali l’indennità per inabilità temporanea assoluta, le prestazioni per danno permanente in capitale e in rendita, comprese quelle per eventi mortali, nonché le prime cure e le prestazioni protesiche e riabilitative, oltre alle altre prestazioni sanitarie integrative riconosciute dall’Istituto alla generalità dei lavoratori dipendenti e parasubordinati assicurati.
I lavoratori sono assicurati per tutti gli eventi infortunistici avvenuti in occasione di lavoro, nonché per l’infortunio in itinere ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 e successive modificazioni.