Assegno di invalidità e verifica della capacità lavorativa

La riduzione della capacità lavorativa del dipendente in occupazioni adeguate alle sue attitudini, deve essere verificata in riferimento non solo alle attività lavorative sostanzialmente identiche a quelle precedentemente svolte, ma anche a tutte quelle occupazioni che, pur diverse, non presentano una rilevante divaricazione rispetto al lavoro precedente.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione pronunciandosi sul riconoscimento dell’assegno ordinario di invalidità di un lavoratore affetto da una patologia tumorale maligna nonostante l’avvenuta asportazione del tumore maligno.
In particolare, i giudici hanno ribadito che ai fini del riconoscimento dell’assegno ordinario di invalidità, la sussistenza del requisito normativo relativo alla riduzione a meno di un terzo della capacità di lavoro dell’assicurato in occupazioni confacenti alle sue attitudini, deve essere verificata in riferimento non solo alle attività lavorative sostanzialmente identiche a quelle precedentemente svolte dall’assicurato (e nel corso delle quali si è manifestato il quadro patologico invalidante), ma anche a tutte quelle occupazioni che, pur diverse, non presentano una rilevante divaricazione rispetto al lavoro precedente, in quanto costituiscono una naturale estrinsecazione delle attitudini dell’assicurato medesimo, tenuto conto di età, sesso, formazione professionale e di ogni altra circostanza emergente nella concreta fattispecie, che faccia ragionevolmente presumere l’adattabilità professionale al nuovo lavoro, senza esporre l’assicurato ad ulteriore danno per la salute.
In appello, i giudici hanno violato la legge non avendo tenuto conto, nella valutazione della capacità lavorativa dell’assicurato, dell’attività dallo stesso svolta di impiegato, limitandosi ad un apprezzamento di tipo sanitario non incentrato altresì sulla possibilità, per l’assicurato di svolgere attività confacenti alle sue attitudini, avuto riguardo alla personalità professionale (impiegato) e, dunque, alle sue esperienze di lavoro e capacità di adattamento.

Fondo di previdenza per gli impiegati esattoriali: modalità di utilizzazione

Con decreto n. 55/2018, il Ministero del lavoro individua in via esclusiva le modalità di utilizzazione delle risorse del Fondo di previdenza per gli impiegati esattoriali.

Il decreto in commento individua in via esclusiva le modalità di utilizzazione delle risorse del Fondo di previdenza di cui alla legge 2 aprile 1958, n. 377, secondo la disciplina previdenziale dell’assicurazione generale obbligatoria, in attuazione dei principi e dei criteri direttivi della legge 8 agosto 1995, n. 335.
A decorrere, pertanto, dalla data di entrata in vigore del decreto, ai fini della determinazione dell’importo dei trattamenti pensionistici previsti dal Fondo di previdenza, tutti i contributi versati per ciascun anno dal datore di lavoro e dal lavoratore al predetto Fondo costituiscono il montante individuale contributivo annuale dell’iscritto da trasformare in pensione aggiuntiva al trattamento previsto dall’assicurazione generale obbligatoria. I contributi sono validi anche per la liquidazione della pensione aggiuntiva al trattamento pensionistico anticipato.
Ai fini della determinazione del montante contributivo individuale da convertire in pensione, il montante contributivo si rivaluta, su base composta, al 31 dicembre di ciascun anno, con esclusione della contribuzione dello stesso anno, al tasso di capitalizzazione.
Il tasso annuo di capitalizzazione è determinato ai sensi dell’art. 1, comma 9, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni e integrazioni.
L’importo della pensione annua è determinato soltanto secondo il sistema contributivo moltiplicando il montante individuale dei contributi rivalutato per il coefficiente di trasformazione relativo all’età anagrafica dell’assicurato al momento del pensionamento di cui alla Tabella A allegata alla legge 8 agosto 1995, n. 335 e successive modificazioni e integrazioni, come rideterminato ai sensi dell’art. 1, comma 11, della legge n. 335 del 1995.

Inps, la “quattordicesima mensilità” pensionati per l’anno 2018

Le consuete informazioni Inps relative a requisiti reddituali, anagrafici e contributivi, nonché a modalità di corresponsione della “quattordicesima mensilità” pensionati, per l’anno 2018.

Come noto, a partire dall’anno 2007, a favore dei pensionati ultrasessantaquattrenni titolari di uno o più trattamenti pensionistici a carico dell’AGO e delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, gestite da enti pubblici di previdenza obbligatoria, è corrisposta una somma aggiuntiva, collegata a determinate condizioni reddituali personali. Nello specifico, la “quattordicesima” viene erogata sulla base del solo reddito personale, che per il 2018 deve essere inferiore ai limiti sotto riportati (1,5 volte il trattamento minimo di pensione su base annua ovvero fino a 2 volte il trattamento minimo).

Anni di contribuzione TM annuo x 1,5 TM annuo x 2
Lavoratori dipendenti Lavoratori autonomi fino a € 9.894,69 Tra € 9.995,69 e € 13.192,92
< 15 anni (< 780 ctr) < 18 anni (< 936 ctr) € 437,00 € 336,00
 
Lavoratori dipendenti Lavoratori autonomi fino a € 9.894,69 Tra € 10.020,69 e € 13.192,92
> 15 < 25 anni

(> 781 <1.300 ctr)

> 18 < 28 anni

(> 937 < 1.456 ctr)

€ 546,00 € 420,00
 
Lavoratori dipendenti Lavoratori autonomi fino a € 9.894,69 Tra € 0.045,69 e € 13.192,92
> 25 anni (>1.301 ctr) > 28 anni (>1.457 ctr) € 655,00 € 504,00

Il tetto massimo reddituale, oltre il quale il beneficio non spetta, viene incrementato dell’importo del beneficio, diverso per ciascuna fascia contributiva. Infatti, clausola di salvaguardia prevede che, nel caso in cui il reddito complessivo individuale annuo risulti superiore a 1,5 volte ovvero a 2 volte il trattamento minimo, ma inferiore a tale limite incrementato della somma aggiuntiva spettante, l’importo in parola viene corrisposto fino a concorrenza del predetto limite maggiorato.
La verifica reddituale viene effettuata in maniera differenziata, a seconda si tratti di prima concessione del beneficio, o di corresponsione successiva alla prima. Nel caso di prima erogazione (rientrano in tale ipotesi tutti coloro che negli anni precedenti non hanno percepito la somma aggiuntiva), il reddito complessivo da prendere a riferimento è quello dell’anno in corso. Qualora si tratti di erogazione successiva alla prima, il reddito da prendere a riferimento è così costituito:
– redditi per prestazioni per le quali sussiste l’obbligo di comunicazione al Casellario centrale dei pensionati, conseguiti nello stesso anno;
– redditi diversi da quelli di cui sopra, conseguiti nell’anno precedente.
La somma aggiuntiva è attribuita sulla mensilità di pensione di luglio 2018 ai soggetti che sono risultati in possesso dei requisiti reddituali previsti e che alla data del 31 luglio 2018 hanno un’età maggiore o uguale a 64 anni; per coloro che perfezionano il requisito anagrafico richiesto dal 1° agosto 2018 in poi, la corresponsione è effettuata con una successiva elaborazione sulla rata di dicembre 2018.

INPS, proroga della Cig in deroga per le imprese che operano nella aree di crisi complessa

Si forniscono istruzioni sulla proroga delle prestazioni di CIG in deroga per le imprese che operano nella aree di crisi complessa.

In seguito alle modifiche apportate alla legge di bilancio 2018, al fine del compimento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali, è prevista la proroga in continuità, per un periodo massimo di 12 mesi, delle prestazioni di CIG in deroga aventi efficacia temporale entro il 31 dicembre 2016 e durata fino al 31 dicembre 2017. Pertanto, alla luce del nuovo quadro normativo, non si considera più determinante per la legittimità del provvedimento regionale di concessione la data di emanazione del provvedimento medesimo, ma il periodo di concessione della prestazione di CIG in deroga. Le Regioni possono quindi concedere proroghe esclusivamente di provvedimenti i cui trattamenti hanno inizio nell’anno 2016 e durata con effetti per tutto il 2017, cosiddetti “decreti a cavallo”.
Le Strutture territoriali dell’INPS, per i provvedimenti di concessione inviati dalle Regioni con il numero convenzionale “33318” ed emanati dal giorno 10 maggio 2018, dovranno effettuare le seguenti nuove verifiche: a) rispetto del principio della continuità con la sola seguente fattispecie: provvedimenti inviati in “SIP” con numero di decreto convenzionale “33340” (indipendentemente dalla data di emanazione del provvedimento regionale); b) rispetto del periodo di concessione non superiore a dodici mesi per unità produttiva.
Per i provvedimenti di concessione inviati dalle Regioni con numero convenzionale “33318” ed emanati fino alla data del 9 maggio 2018 restano validi i controlli previsti al paragrafo 3 della citata circolare. I suddetti controlli verranno effettuati sulla piattaforma “Sistema Unico” per le prestazioni a sostegno del reddito.
Laddove i controlli restituiscano un esito non compatibile con la concessione dell’integrazione salariale, la Struttura territoriale non potrà emettere l’autorizzazione e dovrà segnalarlo tempestivamente alla competente Direzione regionale per i successivi adempimenti di competenza.

Coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, contributi per l’anno 2018

L’Inps comunica gli importi dei contributi obbligatori dovuti, per l’anno 2018, da coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali

Come noto, il calcolo dei contributi IVS dovuti dai coltivatori diretti, coloni, mezzadri ed imprenditori agricoli professionali si basa sulla classificazione delle aziende nelle quattro fasce di reddito convenzionale, in considerazione del reddito agrario dei terreni condotti e/o a quello determinato dall’allevamento degli animali. La contribuzione dovuta è determinata moltiplicando il reddito medio convenzionale, stabilito annualmente con decreto ministeriale sulla base della media delle retribuzioni medie giornaliere degli operai agricoli, per il numero di giornate corrispondenti alle fascia di reddito in cui è inserita l’azienda e applicando al risultato le aliquote percentuali di seguito riepilogate.

  Zona normale Zona svantaggiata
Anno Maggiore di 21 anni Minore di 21 anni Maggiore di 21 anni Minore di 21 anni
dal 2018 24,0% 24,0% 24,0% 24,0%

Pertanto dall’anno 2018, l’aliquota da applicare ai coltivatori diretti, mezzadri, coloni e imprenditori agricoli professionali comprensiva del contributo addizionale del 2%, è pari al 24,0% per tutti i soggetti, senza distinzione né di ubicazione né di giovane età.
Per l’anno 2018, il contributo annuo dovuto ai fini della copertura degli oneri derivanti dall’erogazione dell’indennità giornaliera di gravidanza e puerperio è fissato nella misura di 7,49 euro, per ciascuna unità attiva iscritta nella Gestione speciale dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni nonché per gli imprenditori agricoli professionali.
Parimenti, con riferimento all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, il contributo resta fissato nella misura capitaria annua di 768,50 euro per le zone normali e di 532,18 euro per i territori montani e le zone svantaggiate. In ogni caso, per il medesimo anno, se l’azienda è rientrante negli elenchi individuati dall’Inail, è applicata la riduzione generalizzata di premi e contributi, fissata nella misura del 15,81%.
I termini di scadenza per il pagamento sono il 16 luglio 2018, il 17 settembre 2018, il 16 novembre 2018 e il 16 gennaio 2019.

Domanda di pensione senza l’adeguamento della speranza di vita per il 2019

Definito le procedure di presentazione della domanda di pensione anticipata o di vecchiaia con esclusione dell’adeguamento della speranza di vita stabilito per l’anno 2019.

Possono presentare domanda di pensione: i lavoratori dipendenti che svolgono da almeno 7 anni nei dieci precedenti il pensionamento le professioni di cui all’allegato B della finanziaria 2018 e sono in possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni; i lavoratori addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, in possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni.
Le domande sono presentate telematicamente all’Inps, secondo l’apposito modello corredato dalla dichiarazione del datore di lavoro attestante i periodi di svolgimento delle professioni resi alle proprie dipendenze, il contratto collettivo applicato, il livello di inquadramento attribuito, le mansioni svolte, nonché il relativo codice professionale ISTAT se previsto; le richieste presentate con modalità diverse sono irricevibili.
Il diritto al beneficio è comprovato attraverso la verifica, anche d’ufficio, delle comunicazioni obbligatorie del rapporto di lavoro, in mancanza delle quali il diritto può essere provato anche per mezzo della suddetta dichiarazione del datore.
In caso di mancanza delle comunicazioni e della dichiarazione per accertabile oggettiva impossibilità, per cessazione dell’attività, del datore di lavoro di renderla, il lavoratore può allegare alla domanda una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante i periodi di svolgimento delle professioni richieste, il contratto collettivo applicato, le mansioni svolte il livello di inquadramento attribuito, nonché il relativo codice professionale ISTAT ove previsto.
Al fine dell’accoglimento della domanda di pensione, la sussistenza dei requisiti richiesti è accertata dall’Inps mediante verifica della conformità delle dichiarazioni del lavoratore e del datore. Accertata l’oggettiva impossibilità del datore di rendere la dichiarazione in questione, l’Istituto previdenziale trasmette gli atti all’Ispettorato Nazionale del Lavoro che compie le necessarie verifiche ispettive delle dichiarazioni rese dal richiedente; nelle more delle verifiche ispettive, l’Inps provvede a istruire la domanda e può provvedere sulla stessa se, decorso il termine di trenta giorni dalla trasmissione degli atti, l’Ispettorato non abbia comunicato gli esiti delle proprie verifiche.

Lavoratori marittimi: certificazione sanitaria per le indennità di malattia

Con riferimento ai lavoratori marittimi, si forniscono alcune precisazioni in ordine ai requisiti della certificazione sanitaria per le indennità di malattia.

Anzitutto, occorre specificare che l’assistenza sanitaria al personale navigante è attribuita al Ministero della salute, con riferimento ai marittimi in costanza di rapporto di lavoro per i periodi di imbarco, oltre che per i periodi di sosta inoperosa a terra, successivi allo sbarco, laddove permanga un sotteso rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
AL contrario, nell’ambito di un contratto di lavoro a tempo determinato, legato al singolo imbarco, lo sbarco comporta la cessazione del rapporto di lavoro, per questa ragione, il lavoratore cessa di essere assistito dall’USMAF (Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera) – SASN (Servizi territoriali per l’assistenza sanitaria al personale navigante, marittimo e dell’Aviazione civile) e, sul piano dell’assistenza sanitaria, viene preso in carico dal SSN (o dalla corrispondente istituzione sanitaria estera). Alla luce di tale ripartizione, la competenza al rilascio della certificazione per il riconoscimento della tutela previdenziale di malattia è così regolata:
– la certificazione degli ambulatori USMAF-SASN ovvero dei medici fiduciari, in Italia e all’estero, viene rilasciata per gli eventi di malattia insorti durante l’imbarco e comportanti lo sbarco (indennità per inabilità temporanea assoluta per malattia fondamentale); all’estero, in caso di documentata assenza o eccessiva distanza dei medici fiduciari, è possibile rivolgersi alle istituzioni sanitarie localmente competenti;
– analoga certificazione degli ambulatori USMAF-SASN ovvero dei medici fiduciari viene rilasciata per l’indennità per inabilità temporanea assoluta da malattia complementare e per l’indennità per inabilità temporanea da malattia per i marittimi in continuità di rapporto di lavoro, in tutti i casi in cui permanga un sotteso rapporto di lavoro anche a seguito dell’avvenuto sbarco; all’estero, in caso di documentata assenza o eccessiva distanza dei medici fiduciari, è possibile rivolgersi alle istituzioni sanitarie localmente competenti;
– con riferimento al solo territorio italiano, qualora il navigante in malattia complementare risieda o si trovi temporaneamente in una località sprovvista sia di ambulatorio SASN che di medico fiduciario convenzionato con il Ministero della Salute, il lavoratore potrà rivolgersi alla ASL territorialmente competente;
– in tutte le restanti fattispecie, a seguito della presa in carico del SSN del lavoratore dismesso dall’assistenza USMAF-SASN, la competenza al rilascio della certificazione sanitaria è del SSN in Italia e, all’estero, delle istituzioni sanitarie localmente competenti.
In tali situazioni, il lavoratore deve trasmettere all’Inps la certificazione medica – se rilasciata in modalità cartacea – entro due giorni dalla data del rilascio per non incorrere nelle sanzioni normativamente previste, consistenti nella perdita del diritto all’indennità di malattia per tutti i giorni di immotivato ritardo. Il riconoscimento della tutela previdenziale di malattia a carico dell’Istituto previdenziale è subordinato alla valutazione medico-legale svolta dai medici dell’Istituto stesso tesa a riscontrare la sussistenza dei requisiti sanitari richiesti.
Per la specifica categoria dei lavoratori marittimi assistiti USMAF-SASN è previsto l’utilizzo dei seguenti modelli: “Mal.1” “Mal.2” e “Mal.3” per gli eventi di malattia rispettivamente insorti durante l’imbarco, dopo lo sbarco o nei casi di prolungamento o guarigione clinica della patologia certificata.

Accantonamenti Cassa edile, il pagamento diretto ai lavoratori esime il datore di lavoro

Considerata la natura retributiva delle somme che il datore ha l’obbligo di versare alla Cassa edile ed il fatto che l’obbligazione della Cassa edile nei confronti del lavoratore non sorge con la mera costituzione del rapporto di lavoro, bensì solo con il pagamento da parte del datore, analogamente deve affermarsi che una revoca della delegazione di pagamento da parte datoriale può logicamente ricollegarsi all’avvenuto pagamento ai lavoratori delle relative spettanze

La Corte d’appello territoriale aveva accolto l’opposizione proposta da un datore di lavoro operante nel settore edile e revocato il decreto ingiuntivo, emesso su richiesta di una Cassa Edile, con il quale gli si ingiungeva il pagamento degli accantonamenti per alcuni lavoratori. La Corte ha ritenuto fondata l’impugnazione giacché gli importi richiesti dalla Cassa corrispondevano a quelli corrisposti direttamente dal datore di lavoro ai lavoratori e che, dunque, doveva ritenersi revocata la delega inizialmente rilasciata alla Cassa Edile.
Avverso tale sentenza, ricorre in Cassazione l’Ente, lamentando che, laddove il contratto collettivo imponeva alla ditta il pagamento alla Cassa edile di tutti gli importi ivi previsti, non fosse possibile liberarsi da tale obbligo attraverso il pagamento diretto ai lavoratori.
Per la Suprema Corte, il ricorso non è fondato. Le Casse edili sono investite del compito di assicurare ai lavoratori del settore edile il pagamento di alcune voci retributive (ferie, festività, permessi, gratifica natalizia, somme relative all’anzianità professionale) che, per l’elevata mobilità che caratterizza il settore e la conseguente durata ridotta dei rapporti, risulterebbero di importo minimo e di problematica erogazione. Tali prestazioni sono finanziate dai datori di lavoro, versando gli accantonamenti per le prestazioni di natura retributiva, nonché i contributi di competenza per il resto. Tuttavia, l’obbligo della Cassa edile di pagare ai lavoratori ferie, gratifiche natalizie e festività infrasettimanali, non deriva dal mero sorgere del rapporto di lavoro, ma sorge con il pagamento da parte del datore di lavoro degli accantonamenti; ciò, soltanto dà origine al rapporto delegatorio. Di qui, può affermarsi che una revoca della delegazione di pagamento da parte datoriale può logicamente ricollegarsi all’avvenuto pagamento ai lavoratori delle relative spettanze.

Libere professioniste: chiarimenti sull’indennità di maternità

Si forniscono chiarimenti in merito al reddito professionale da prendere a riferimento per il calcolo dell’indennità di maternità relativamente nell’ipotesi in cui la libera professionista rientri in Italia dopo aver svolto continuativamente un’attività lavorativa o aver conseguito un titolo di studio all’estero

Il testo unico sulla maternità individua il reddito da prendere a riferimento per il calcolo dell’indennità di maternità della libera professionista nel reddito da quest’ultima “percepito e denunciato ai fini fiscali” nel secondo anno precedente a quello dell’evento. Nella fattispecie, una professionista che abbia beneficiato degli incentivi fiscali relativi alla minore imponibilità del reddito (Legge n. 238/2010) dovrà dichiarare, come base imponibile ai fini IRPEF, soltanto il 20% del reddito percepito nel periodo di riferimento.
Detto reddito – che dovrà essere dichiarato dalla professionista al proprio Ente previdenziale- costituisce la base di calcolo per l’indennità di maternità, da indicarsi nell’apposito rigo della dichiarazione dei redditi. Sullo stesso reddito, peraltro, sono calcolati anche i contributi soggettivi previdenziali dovuti alla Cassa di appartenenza della libera professionista.
L’intento del Legislatore è quello di stabilire un nesso logico-sistematico tra reddito fiscale e reddito previdenziale. E infatti, il reddito professionale su cui commisurare l’indennità di maternità della libera professionista coincide con il reddito dichiarato ai fini fiscali, sul quale è effettuato anche il calcolo dei contributi soggettivi previdenziali dovuti alla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti.
 

Ente bilaterale metalmeccanici, per i contributi nuova esposizione nel flusso Uniemens

Le nuove modalità di esposizione sul flusso UniEmens del contributo all’Ente Bilaterale Metalmeccanici (EBM), per i dipendenti addetti alla piccola e media industria metalmeccanica ed alla installazione di impianti, a decorrere dal mese di competenza giugno 2018.

Con l’accordo di rinnovo del  CCNL per i dipendenti addetti alla piccola e media industria metalmeccanica ed alla installazione di impianti, le Parti sociali hanno concordato di istituire prestazioni sanitarie integrative per i lavoratori in forza al 1° gennaio 2018, erogate dall’EBM, prevedendo a tale scopo una ulteriore contribuzione a carico del datore di lavoro.
Orbene, per favorire la corretta ripartizione della contribuzione all’EBM, distinguendo la quota destinata al finanziamento delle prestazioni sanitarie integrative da quella destinata alle altre finalità, dal mese di competenza giugno 2018 viene istituito nel flusso Uniemens, in corrispondenza dell’elemento <CodConv>, di <Conv> di <ConvBilat>, il nuovo codice “EBMQ” avente il significato di “Ente Bilaterale Metalmeccanici (E.B.M.) quota prestazioni sanitarie integrative”. In corrispondenza dell’elemento <Importo> va evidenziata la sola quota parte  del contributo, riguardante il singolo lavoratore, volta a finanziare le prestazioni sanitarie; la restante quota di finanziamento delle altre attività di EBM. continua ad essere indicata con il codice “EBMC” attualmente in uso.