Bonus bebè, importo minimo spettante anche in caso di ISEE assente o difforme

Con circolare n. 26 del 14 febbraio 2020, l’Inps fornisce le indicazioni operative per la richiesta dell’assegno di natalità (c.d. bonus bebè), per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020. La prestazione viene rimodulata con nuove soglie ISEE e può spettare, in applicazione del principio “universalistico”, nei limiti di un importo minimo, anche in caso di ISEE assente o difforme.

Come noto, l’articolo 1, comma 340, della Legge di bilancio 2020, ha confermato l’assegno di natalità (c.d. bonus bebè), per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020, fino al compimento del primo anno di età o del primo anno di ingresso in famiglia a seguito dell’adozione del bambino.
Per quanto attiene i requisiti previsti per la concessione della prestazione, essa spetta su domanda presentata da uno dei genitori entro 90 giorni dalla nascita oppure dalla data di ingresso del minore nel nucleo familiare a seguito dell’adozione o dell’affidamento preadottivo, avvenuti tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2020. In tale caso, la prestazione è riconosciuta a decorrere dal giorno di nascita o di ingresso nel nucleo familiare, del minorenne. Se la domanda è presentata oltre i predetti termini, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.
I richiedenti devono possedere la cittadinanza italiana o comunitaria; in caso di cittadini extracomunitari, l’assegno è spettante laddove essi abbiano lo status di rifugiato politico o lo status di protezione sussidiaria, ovvero siano titolari di:
– permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
– carta di soggiorno per familiare di cittadino dell’Unione europea (italiano o comunitario) (art. 10, D.Lgs. n. 30/2007);
– carta di soggiorno permanente per i familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro (art. 17, D.Lgs. n. 30/2007).
Altresì, è necessaria la residenza in Italia del genitore richiedente e la convivenza con il minore.
Per l’anno 2020, sono previsti nuovi e diversi importi annui della prestazione in base alle fasce ISEE:
– in presenza di ISEE non superiore a 7.000,00 euro annui, l’assegno di natalità è pari a 1.920,00 euro annui o 2.304,00 euro annui in caso di figlio successivo al primo; cioè, rispettivamente, 160,00 euro al mese per il primo figlio e 192,00 euro in caso di figlio successivo al primo;
– se l’ISEE è superiore a 7.000,00 euro annui, ma non a 40.000,00 euro, l’assegno di natalità è pari a 1.440,00 euro annui o 1.728,00 euro annui in caso di figlio successivo al primo;
– qualora l’ISEE sia superiore a 40.000,00 euro, l’assegno è pari a 960,00 euro annui o 1.152,00 euro annui in caso di figlio successivo al primo.
In ogni caso, la durata massima di erogazione dell’assegno è stabilita in 12 mensilità.
Peraltro, per gli eventi del 2020, in assenza di ISEE in corso di validità al momento della presentazione della domanda (ad esempio, DSU non presentata, ISEE scaduto, DSU senza bambino per il quale l’assegno è richiesto, etc.), nonché in presenza di omissioni e/o difformità nell’attestazione ISEE al momento della domanda, l’assegno di natalità è ugualmente corrisposto in presenza degli altri requisiti, nella misura minima di 80,00 euro (96,00 euro in caso di figlio successivo al primo), a differenza di quanto previsto nella precedente normativa
In tali situazioni, il possesso degli ulteriori requisiti (relazione di genitorialità, convivenza con il minore, etc.) deve essere autodichiarato nella domanda di prestazione con assunzione di responsabilità del richiedente in caso di dichiarazioni false e mendaci (art. 76, D.P.R. n. 445/2000).
Laddove, poi, la DSU venga presentata successivamente ovvero regolarizzata entro il termine di validità, l’importo dell’assegno può essere integrato della differenza eventualmente spettante, dalla data di presentazione della DSU dalla quale sia derivato un ISEE minorenni valido, ovvero a decorrere dalla data dell’evento nascita/adozione (se la domanda era stata presentata entro i 90 giorni) o della domanda (se presentata oltre i 90 giorni).
Per il pagamento dell’assegno, l’Inps provvede alla corresponsione in singole rate mensili pari all’importo spettante a seconda del valore dell’ISEE, secondo le modalità (conto corrente, bonifico domiciliato, etc.) indicate dal richiedente nella domanda. L’eventuale richiesta di modifica della modalità di pagamento indicata in domanda deve essere corredata dal modulo “SR163”.
L’erogazione dell’assegno è interrotta per decadenza in caso di perdita di uno dei requisiti di legge (ad esempio, in caso di trasferimento della residenza all’estero, perdita del requisito della cittadinanza, provvedimento negativo del giudice che determina il venir meno dell’affidamento preadottivo, revoca dell’adozione, decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale, affidamento esclusivo del minore al genitore che non ha presentato la domanda, affidamento del minore a persona diversa dal richiedente). L’assegno è invece revocato in presenza di motivazioni che ab origine avrebbero comportato la mancata possibilità di usufruire della prestazione.
L’assegno di natalità non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini Irpef.

Socio-amministratore di SRL e Gestione commercianti, rileva l’ingerenza nel ciclo produttivo

La valutazione congiunta dell’abitualità e della prevalenza del personale apporto del socio, secondo un criterio non predeterminato di tempo e di reddito da accertarsi in senso relativo e soggettivo, deve riguardare le attività lavorative espletate dal soggetto in seno all’impresa, costituenti l’oggetto sociale (al netto dell’attività esercitata in quanto amministratore) e non già la comparazione rispetto a tutti gli altri fattori produttivi (naturali, materiali e personali) dell’impresa (Corte di Cassazione, ordinanza 11 febbraio 2020, n. 3292)

Una Corte di appello territoriale, riformando la decisione di primo grado, aveva ritenuto il socio/amministratore unico di una SRL, non tenuto all’obbligo di iscrizione alla Gestione commercianti e annullato, pertanto, le cartelle esattoriali opposte. La Corte territoriale, in particolare, aveva accolto il gravame sul rilievo che l’apporto fornito dall’intimato, dedito abitualmente agli studi universitari, era integralmente riconducibile a quello di amministratore unico, ancorché in azienda l’attività fosse svolta esclusivamente dal socio/amministratore unico senza l’ausilio di dipendenti o collaboratori coordinati e continuativi. La dichiarazione dell’intimato, raccolta in sede ispettiva e tardivamente prodotta in appello dall’Inps, cui spetta l’onere di provare ed allegare l’espletamento di una attività riconducibile a quella di socio, risultava insufficiente a far ritenere raggiunta la prova della partecipazione al lavoro aziendale agli effetti dell’iscrizione alla Gestione commercianti.
Avverso detta sentenza ricorre così in Cassazione l’Inps, per violazione e falsa applicazione della legge (art. 1, commi 203 e 208, L. n. 662/1996, così come interpretato dall’art. 12, co. 11, D.L. n. 78/2010).
Per la Suprema Corte il ricorso è da rigettare.
Secondo consolidati precedenti di legittimità (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 28137/2018), al fine della sussistenza del doppio onere di iscrizione (Gestione Commercianti e Gestione separata) occorre la coesistenza di attività riconducibili, rispettivamente, al commercio e all’amministrazione societaria.
La relativa verifica è compito del giudice di merito e deve essere effettuata in modo puntuale e rigoroso, potendo assumere rilevanza, ai fini di tale valutazione della prova del personale apporto all’attività di impresa, con diretta ed abituale ingerenza dell’amministratore nel ciclo produttivo della stessa, elementi quali la complessità o meno dell’impresa, l’esistenza o meno di dipendenti e/o collaboratori, la loro qualifica e le loro mansioni.
Quanto all’onere probatorio, esso grava sull’Ente previdenziale, che è tenuto a provare i fatti costitutivi dell’obbligo contributivo (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 23600/2009).
Più specificamente, per il socio/amministratore di società a responsabilità limitata, i requisiti congiunti di abitualità e prevalenza dell’attività, sono da riferire all’attività lavorativa espletata dal soggetto in seno all’impresa, costituente l’oggetto della società ed ovviamente valutata al netto dell’attività eventualmente esercitata in quanto amministratore. Per partecipazione al lavoro aziendale, infatti, deve intendersi lo svolgimento dell’attività operativa in cui si estrinseca l’oggetto dell’impresa (Corte di Cassazione, sentenza n. 12560/2017, riguardo ai criteri da utilizzare per tale ordine di valutazione).
Così, deve essere assicurato alla Gestione commercianti il socio di SRL che si dedica abitualmente e prevalentemente al lavoro in azienda, secondo un criterio non predeterminato di tempo e di reddito da accertarsi in senso relativo e soggettivo, indipendentemente dal fatto che il suo apporto sia prevalente rispetto agli altri fattori produttivi dell’impresa, naturali, materiali e personali (ex multis, Corte di Cassazione n. 17639/2017).

Pensione di inabilità ai lavoratori esposti all’amianto, in GU il decreto con le modalità di concessione

Pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto recante criteri e modalità di concessione della pensione di inabilità ai lavoratori affetti da patologia asbesto-correlata accertata, che abbiano contratto la malattia professionale a causa dell’esposizione all’amianto (D.M. 16 dicembre 2019)

I soggetti destinatari sono i lavoratori in servizio o cessati dall’attività alla data del 30 giugno 2019 (data di entrata in vigore della disposizione di cui all’art. 1, co. 250-bis, della L. 11 dicembre 2016, n. 232), iscritti all’assicurazione generale obbligatoria o alle forme esclusive e sostitutive della medesima, affetti da patologia asbesto-correlata accertata e riconosciuta (art. 13, co. 7, L. 27 marzo 1992, n. 257), che abbiano contratto la malattia professionale a causa dell’esposizione all’amianto, come documentata dall’Inail.
Altresì, sono destinatari del trattamento pensionistico coloro che:
– in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro siano transitati in una gestione diversa da quella dell’Inps, inclusi coloro che per effetto della ricongiunzione contributiva effettuata (art. 2, L. 7 febbraio 1979, n. 29), non possono far valere contribuzione nell’assicurazione generale obbligatoria;
– siano titolari del sussidio per l’accompagnamento alla pensione entro l’anno 2020 (art. 1, co. 276, L. 28 dicembre 2015, n. 208; D.M. 29 aprile 2016) che optino per la pensione di inabilità (art. 1, co. 250, L. 11 dicembre 2016, n. 232).
I citati soggetti devono essere in possesso:
– del requisito contributivo, che si intende perfezionato quando risultino versati o accreditati a favore dell’assicurato almeno cinque anni nell’arco dell’intera vita lavorativa;
– nonché, del riconoscimento, da parte dell’Inail, di una patologia asbesto-correlata di origine professionale, anche qualora l’assicurato non si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa.
A decorrere dal 1° gennaio 2020, le domande di accesso devono essere presentate all’Inps entro e non oltre il 31 marzo di ogni anno. Le domande sono accolte entro il limite di spesa prestabilito per le varie annualità (7,7 milioni di euro per l’anno 2019, 13,1 milioni per il 2020, 12,6 milioni per il 2021, 12,3 milioni per il 2022, 11,7 milioni per il 2023, 11,1 milioni per il 2024, 10 milioni per il 2025, 9,2 milioni per il 2026, 8,5 milioni per il 2027 e 7,5 milioni a decorrere dall’anno 2028). Al fine di verificare il raggiungimento, anche in termini prospettici, del limite di spesa, l’Inps procede al monitoraggio delle domande di accesso al beneficio. Qualora emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, del numero di domande rispetto ai limiti annuali, il riconoscimento del beneficio è differito tenendo conto prioritariamente dell’età anagrafica, dell’anzianità contributiva e, infine, a parità delle stesse, della data di presentazione della domanda.
L’INPS, all’esito del monitoraggio delle domande, comunica all’interessato:
– l’accesso al beneficio, accertata la sussistenza della relativa copertura finanziaria;
– l’accesso al beneficio, con indicazione della prima decorrenza utile della pensione di inabilità, differita in ragione dello scostamento del numero delle domande rispetto ai limiti annuali di spesa;
– il rigetto della domanda di accesso al beneficio qualora l’interessato non risulti in possesso dei requisiti previsti.
Tale pensione di inabilità è incompatibile con lo svolgimento da parte del titolare di qualsiasi attività lavorativa dipendente o autonoma ed è incumulabile con la rendita vitalizia liquidata per lo stesso evento invalidante (D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124), nonché con gli altri benefici pensionistici previsti dalla normativa vigente.