ANF e genitore convivente con i figli naturali: rileva sempre la propria situazione reddituale

Nel caso di genitore convivente con i propri figli naturali, ma privi di una posizione tutelata, l’assegno per il nucleo familiare può essere erogato in relazione al rapporto di lavoro dell’altro genitore non convivente, fermo restando che il reddito da prendere in considerazione per l’erogazione della prestazione è quello del genitore convivente

Nell’ipotesi di figli naturali riconosciuti da entrambi i genitori, il diritto all’assegno per il nucleo familiare è riconosciuto solamente al genitore convivente con i figli, benchè non titolare di una propria posizione tutelata, ma in relazione al rapporto di lavoro dell’altro genitore non convivente, fermo restando che il reddito da prendere in considerazione per l’erogazione della prestazione è quello del genitore convivente. Nello specifico, il genitore naturale lavoratore dipendente o titolare di posizione tutelata, non convivente con i figli, ha titolo a presentare la richiesta di assegno per il nucleo familiare, con le modalità previste dalle disposizioni vigenti; tuttavia, la prestazione viene erogata direttamente al genitore convivente. Per quanto concerne la quantificazione dell’ammontare dell’assegno, in sede di richiesta della prestazione, il genitore richiedente, nel quadro relativo all’indicazione dei dati reddituali dell’apposito modello di domanda (ANF/DIP – cod. SR16), non deve indicare l’ammontare e la natura dei propri redditi, bensì deve allegare alla domanda stessa una dichiarazione reddituale rilasciata sul modello ANF/FN – cod. SR65 del genitore naturale convivente con i figli. Quest’ultimo deve dichiarare l’ammontare e la natura dei redditi facenti capo al proprio nucleo da lui formato con i figli del lavoratore richiedente, nonchè fornire indicazione circa i dati necessari al pagamento della prestazione.

Lavoratori esposti all’amianto: domanda entro il 30 novembre 2018

16 non 2018 Per il 2019 e il 2020, sono estesi i benefici previdenziali derivanti dall’esposizione all’amianto previsti per i lavoratori delle imprese di scoinbentazione e bonifica, affetti da patologia asbestocorrelata.

Per accedere al beneficio, gli interessati devono presentare, entro e non oltre il 30 novembre 2018, apposita domanda telematica, tramite i seguenti consueti canali posti a disposizione dall’Inps: WEB, attraverso il servizio online dedicato, se in possesso di un codice PIN rilasciato dall’INPS, di una identità SPID o di una Carta Nazionale dei Servizi (CNS) per l’accesso ai servizi telematizzati dell’Istituto; Contact Center multicanale, chiamando da telefono fisso il numero verde gratuito 803 164 o da telefono cellulare il numero 06 164164, a pagamento in base al piano tariffario del gestore telefonico, se in possesso di un codice PIN; Patronati e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, anche se non in possesso di un codice PIN.
Nel dettaglio, i destinatari sono i lavoratori che: in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro, siano transitati verso forme pensionistiche obbligatorie dei lavoratori dipendenti gestite, prima del 1° gennaio 2012, da enti diversi dall’INPS – siano esse esclusive, esonerative o sostitutive dell’assicurazione generale obbligatoria; possono far valere nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti e nelle forme pensionistiche di cui alla cit. lettera a) complessivamente almeno 30 anni (pari a 1560 settimane) di anzianità assicurativa e di contribuzione utile ai fini del diritto per la pensione di anzianità; in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, con il beneficio in argomento, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico nel corso degli anni 2019 e 2020.

Apprendistato professionalizzante con beneficiari di mobilità, regime contributivo differenziato

A seguito dell’emanazione della circolare Inps n in materia di regime contributivo applicabile all’assunzione in apprendistato, emerge un trattamento differenziato dei lavoratori beneficiari dell’indennità di mobilità ordinaria, in ragione della decorrenza dell’assunzione.

Con riferimento al regime contributivo per l’assunzione in apprendistato professionalizzante, senza limiti età, dei lavoratori beneficiari di indennità di mobilità ordinaria o di un trattamento di disoccupazione, le attuali disposizioni normative si pongono in una prospettiva di sostanziale continuità rispetto al quadro normativo previgente (D.Lgs. n. 167/2011). Per i soli profili di novità, l’Istituto evidenzia quanto appresso.
A seguito dell’intervenuta abrogazione a far tempo dal 1° gennaio 2017 delle norme sulla mobilità, il seguente regime contributivo continua a restare in vigore solo per le assunzioni operate entro il 31 dicembre 2016 ed i cui effetti si protraggano dopo detto termine:
– per i primi 18 mesi, aliquota contributiva a carico del datore di lavoro nella misura prevista per gli apprendisti (10%), esclusa l’applicazione della contribuzione di finanziamento della NASpI;
– eventuale assoggettamento alla disciplina Cigo/Cigs o dei Fondi di solidarietà, con conseguente obbligo di versamento della relativa contribuzione di finanziamento;
– inapplicabilità della riduzione di 8,5 e 7 punti percentuali nei primi due anni di contratto e dell’azzeramento dell’aliquota a carico del datore di lavoro per i primi tre anni di contratto, per le assunzione operate dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2016, a favore dei datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove;
– dal 19° mese, contribuzione datoriale è dovuta in misura piena, in relazione al settore di classificazione ed alle caratteristiche aziendali del datore di lavoro, mentre quella a carico dell’apprendista nella misura del 5,84% solo per il periodo di residua durata del contratto di apprendistato;
– esclusione della conservazione dei benefici contributivi in capo al datore di lavoro per un anno dalla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di formazione.
Per i percettori di mobilità assunti a far tempo dal 1° gennaio 2017, si applica invece il medesimo regime contributivo previsto per i lavoratori beneficiari di trattamento di disoccupazione:
– riduzione dell’aliquota contributiva a carico del datore di lavoro alla misura prevista per gli apprendisti (10%) per tutta la durata del periodo di formazione, che non può eccedere il limite di tre anni o cinque per il settore artigiano, incrementata della contribuzione di finanziamento della NASpI, nella misura pari all’1,61%;
– eventuale assoggettamento alla disciplina Cigo/Cigs o dei Fondi di solidarietà, con conseguente obbligo di versamento della relativa contribuzione di finanziamento;
– applicazione della riduzione di 8,5 e 7 punti percentuali nei primi due anni di contratto a favore dei datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove;
– inapplicabilità dell’azzeramento dell’aliquota a carico del datore di lavoro per i primi tre anni di contratto, per le assunzione operate dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2016, a favore dei datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove;
– esclusione della conservazione dei benefici contributivi in capo al datore di lavoro per un anno dalla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di formazione.

Regime contributivo dell’apprendistato di primo livello, nuove indicazioni Inps

Con circolare n. 108 del 14 novembre 2018, l’Inps riepiloga l’assetto del regime contributivo relativo ai rapporti di apprendistato, allo scopo di favorire il corretto assolvimento degli obblighi contributivi, anche in considerazione delle misure di agevolazione introdotte nel corso degli ultimi anni per promuovere l’utilizzo della forma contrattuale.

Come noto, riguardo agli obblighi contributivi a carico del datore di lavoro, con effetto dai periodi contributivi maturati dal 1° gennaio 2007, l’aliquota di contribuzione a carico dei datori di lavoro degli apprendisti è stabilita nella misura complessiva pari al 10%, cui deve aggiungersi l’aliquota di finanziamento della NASpI, nella misura dell’1,31%, ed il contributo integrativo per l’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria, destinabile al finanziamento dei fondi interprofessionali per la formazione continua, pari allo 0,30%. Per i datori di lavoro che occupano alle dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a 9, è disposto che l’aliquota del 10% a carico dei medesimi datori di lavoro è ridotta in ragione dell’anno di vigenza del contratto di 8,5 punti percentuali per il primo anno di contratto e di 7 punti percentuali per il secondo anno. Ancora, nell’ipotesi di prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato, i benefici contributivi previsti per i rapporti di apprendistato sono mantenuti per un anno. Al riguardo, peraltro, nel caso di applicazione di regimi che prevedono la variazione dell’aliquota contributiva nel corso del rapporto di apprendistato (ad esempio, nel caso di datori di lavoro con organico fino a 9 addetti), la misura da assumere a riferimento è quella in atto nel periodo immediatamente precedente la prosecuzione del rapporto a tempo indeterminato. Per quanto concerne l’aliquota contributiva a carico dell’apprendista essa è pari al 5,84%, per tutta la durata del periodo di formazione e per un anno dalla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine dell’apprendistato.
Di rilievo la novità emergente in relazione ai contratti di apprendistato di primo livello. Al riguardo, è infatti previsto un ulteriore regime agevolato, introdotto in via sperimentale dal 24 settembre 2015 e poi stabilizzato dalla Legge di Bilancio 2018, il quale stabilisce:
– l’inapplicabilità del contributo di licenziamento;
– la riduzione dell’aliquota contributiva del 10% nella misura del 5%;
– lo sgravio totale dell’aliquota di finanziamento della NASpI, nella misura dell’1,61%.
Orbene, a parziale correzione di quanto in precedenza illustrato, per gli assunti con contratto di apprendistato di primo livello a far tempo dal 24 settembre 2015 da datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a 9, l’aliquota contributiva datoriale va calcolata, per i primi due anni con l’applicazione delle riduzioni di 8,5 e 7 punti percentuali, mentre, a partire dal terzo anno, è ridotta al 5%. In precedenza, invece, era stabilito che i due regini fossero alternativi.

INPS: attribuzione detrazioni carichi familiari per pensionati residenti all’estero

Si forniscono alcune precisazioni sulle detrazioni per carichi familiari per i pensionati residenti all’estero in Paesi che assicurano un adeguato scambio di informazioni.

Dal 1° gennaio 2019, per i figli di età non superiore a 24 anni il limite di reddito complessivo per essere considerati fiscalmente a carico è elevato 4.000 euro (invece di 2.840,51 euro).
Per il periodo d’imposta 2019, i pensionati residenti in Paesi che assicurano un adeguato scambio di informazioni, in base alla normativa fiscale vigente, possono richiedere all’Inps l’applicazione delle detrazioni per carichi di famiglia, attraverso le ordinarie modalità: direttamente, con PIN dispositivo o credenziali SPID di secondo livello accedendo al servizio on line dedicato, disponibile nel sito istituzionale www.inps.it al seguente percorso: “Prestazioni e Servizi” > “Fascicolo previdenziale cittadino” > “D.21/09/2015 Rich. Detr. Res. Estero”; avvalendosi dell’assistenza gratuita dei Patronati, che hanno a disposizione il medesimo applicativo nell’apposita sezione loro dedicata, accedendo dal sito istituzionale www.inps.it al seguente percorso: “Tutti i Servizi” > “Servizi per i Patronati” > “Gestione Residenti Estero” >”D. 21/09/2015 Rich. Detr. Res. Estero”.
Per i pensionati residenti in Paesi che assicurano un adeguato scambio di informazioni, che hanno già fruito di detrazioni per carichi di famiglia nel corso del 2018, saranno mantenute per il periodo d’imposta 2019 dette detrazioni se la presentazione della domanda di applicazione annuale sarà effettuata entro il 15 febbraio 2019, fermo restando l’obbligo di comunicare all’Inps eventuali variazioni nei carichi familiari che si dovessero verificare successivamente in corso d’anno. Diversamente, laddove la presentazione della domanda annuale di applicazione delle suddette detrazioni dovesse avvenire dopo il termine del 15 febbraio 2019, si procederà alla revoca delle stesse, con effetto dalla rata di aprile 2019 per tutte le gestioni, con adeguamento mensile della tassazione dalla medesima rata e recupero delle detrazioni provvisoriamente attribuite nelle mensilità in 11 rate. Se, dopo la revoca, dovessero pervenire, con riferimento ai pensionati interessati, domande di applicazione delle detrazioni per carichi familiari, le detrazioni richieste saranno attribuite nuovamente con la prima rata utile, comprensive del conguaglio a credito, laddove spettante, in relazione alle mensilità pregresse.

Prestazioni in regime di convenzione tra ex Enpals, FPLD e CD/CM: supplementi e pensioni supplementari

L’Inps fornisce indicazioni e chiarimenti in merito alle ipotesi di definizione dei supplementi di pensione e delle pensioni supplementari nei casi di contribuzione, versata in epoca successiva al pensionamento, accreditata presso le gestioni previdenziali del FPLS e del FPSP (gestioni ex Enpals), del FPLD e quelle autonome Inps.

La contribuzione ex Enpals e/o la contribuzione FPLD versata o accreditata dall’iscritto in epoca successiva al pensionamento, conseguito in regime di convenzione tra le due sopra citate, a carico della gestione che sia risultata competente alla concessione della prestazione, dà diritto, a richiesta dell’interessato, al supplemento di pensione che è posto a carico della gestione che ha concesso il trattamento principale.
Analogamente, in caso di prestazioni pensionistiche liquidate sia a carico della gestione ex Enpals sia a carico del FPLD, senza l’applicazione di accordi in convenzione, ossia con il solo utilizzo della contribuzione versata o accreditata presso una sola gestione, la contribuzione ex Enpals e/o la contribuzione FPLD versata o accreditata in epoca successiva, può dare origine al riconoscimento di supplementi di pensione a carico della gestione che ha concesso la prestazione principale.
Ai fini della liquidazione del trattamento previdenziale, la cumulabilità della contribuzione versata o accreditata presso la gestione autonoma dei CD/CM con la contribuzione di altre forme previdenziali di assicurazione obbligatoria, riguarda anche quella della gestione ex Enpals. Tuttavia, nelle ipotesi di riconoscimento di supplementi di pensione ovvero di pensione supplementare in presenza di prestazioni liquidate a carico della gestione ex Enpals o della gestione autonoma CD/CM, è necessario distinguere tra le seguenti casistiche:
– pensione liquidata a carico della gestione ex Enpals. A seguito di ulteriore contribuzione ex Enpals versata o accreditata successivamente al pensionamento, può essere riconosciuto il supplemento a carico della gestione medesima. Non è disciplinato, invece, il riconoscimento del supplemento nell’ipotesi in cui la contribuzione, dopo il pensionamento, sia versata o accreditata presso la gestione autonoma CD/CM. In tale circostanza, tuttavia, a domanda dell’interessato, può essere concessa una pensione supplementare a carico della gestione autonoma CD/CM.
– pensione liquidata a carico della gestione autonoma CD/CM. La contribuzione successiva al pensionamento versata o accreditata alla gestione ex Enpals, a richiesta dell’interessato, può essere utilizzata per la liquidazione di una pensione supplementare dalla gestione ex Enpals.

Soci amministratori e iscrizione alla Gestione Commercianti: i requisiti di abitualità e prevalenza

Nel caso di soci amministratori iscritti alla Gestione separata, ai fini di un ulteriore obbligo contributivo verso la Gestione commercianti, occorre una “coesistenza” di attività riconducibili, rispettivamente, al commercio e all’amministrazione societaria e la verifica è compito del giudice di merito. In tal senso, possono assumere rilevanza elementi quali la complessità o meno dell’impresa, l’esistenza o meno di dipendenti e/o collaboratori, la loro qualifica e le loro mansioni.

La Corte di appello territoriale, confermando la decisione di primo grado, escludeva la ricorrenza dei requisiti previsti ai fini della iscrizione alla Gestione Commercianti nei confronti dei soci amministratori di una srl esercente attività di gestione di impianti sportivi e di esercizio di attività sportive, come tali già iscritti alla Gestione Separata. Nello specifico, si era ritenuto che gli elementi probatori raccolti nel corso dell’accertamento ispettivo ed i dati forniti dall’Inps non avevano rivelato lo svolgimento da parte degli opponenti di attività sconfinante rispetto a quella di amministratore.
Ricorre così in Cassazione l’Inps, lamentando l’erronea applicazione della legge in quanto il requisito della personale partecipazione al lavoro aziendale con abitualità e prevalenza, previsto ai fini dell’iscrizione alla Gestione commercianti, doveva estendersi a quelle prestazioni di lavoro relative alle attività connesse, grazie alle quali il servizio veniva reso.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato. Al riguardo, l’iscrizione alla Gestione commercianti è obbligatoria ove si realizzino congiuntamente:
– la titolarità o gestione di imprese organizzate e dirette in prevalenza con il lavoro proprio e dei propri familiari;
– la piena responsabilità ed i rischi di gestione, con l’unica eccezione proprio per i soci di s.r.l.;
– la partecipazione al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza;
– il possesso, ove richiesto da norme e regolamenti per l’esercizio dell’attività propria, di licenze e qualifiche professionali.
In particolare, i requisiti congiunti di abitualità e prevalenza dell’attività del socio di s.r.l. sono da riferire all’attività lavorativa espletata dal soggetto stesso in seno all’impresa, al netto dell’attività eventualmente esercitata in quanto amministratore, indipendentemente dal fatto che il suo apporto sia prevalente rispetto agli altri fattori produttivi.
Ai fini di tale ulteriore obbligo contributivo verso la Gestione commercianti, dunque, occorre una “coesistenza” di attività riconducibili, rispettivamente, al commercio e all’amministrazione societaria e la verifica è compito del giudice di merito. In tal senso, possono assumere rilevanza elementi quali la complessità o meno dell’impresa, l’esistenza o meno di dipendenti e/o collaboratori, la loro qualifica e le loro mansioni.

Gestione Artigiani e Commercianti: avvisi bonari scadenza ad agosto 2018

L’Inps comunica l’inizio delle elaborazioni per l’emissione degli Avvisi Bonari relativi alla rata in scadenza ad agosto 2018 per i lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni degli artigiani e commercianti.

Gli Avvisi Bonari saranno a disposizione del contribuente all’interno del Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti. Il Cassetto previdenziale – si ricorda – offre la visione d’insieme della situazione aziendale tramite un unico canale di accesso alle informazioni contenute negli archivi gestionali dell’INPS. Per suo tramite, i contribuenti hanno a disposizione la possibilità di verificare la propria posizione assicurativa e previdenziale, nonché di stampare i mod. F24 utili al versamento della contribuzione dovuta alla gestione di competenza.
A tale funzione si potrà accedere, direttamente o per il tramite di un intermediario delegato, attraverso il sito dell’Istituto www.inps.it, nell’ambito della sezione dedicata ai “Servizi online”, autenticandosi con il PIN di accesso abbinato al proprio codice fiscale.
Gli Avvisi Bonari saranno a disposizione del contribuente all’interno del Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti (cfr. messaggio n. 5769/2012) al seguente indirizzo: “Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti” > “Posizione Assicurativa” > “Avvisi Bonari”.
Come di consueto sarà predisposta anche la relativa comunicazione, visualizzabile al seguente indirizzo: “Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti” > “Comunicazione bidirezionale” > “Atti emessi” “Avvisi Bonari generalizzati”.
Contestualmente sarà inviata una e-mail di alert ai titolari della posizione contributiva ed ai loro intermediari che abbiano fornito, tramite Cassetto, il proprio indirizzo di posta elettronica.
Qualora l’iscritto avesse già effettuato il pagamento, potrà comunicarlo utilizzando l’apposito servizio presente al seguente indirizzo: “Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti” > “Comunicazione bidirezionale” > “Comunicazioni” > “Invio quietanza di versamento”.
In caso di mancato pagamento, l’importo dovuto verrà richiesto tramite Avviso di Addebito con valore di titolo esecutivo (con messaggio n. 3878/2018 –

INPS: indicazioni per la proroga delle note di rettifica per conguagli CIGO/CIGS

Prorogati i termini per il passaggio delle note di rettifica per conguagli CIGO/CIGS alla procedura “Nuovo Recupero Crediti”.

Le note di rettifica notificate e scadute saranno trasmesse alla procedura “Nuovo Recupero Crediti” dopo 60 giorni dalla scadenza; tale termine sarà ricondotto a 30 giorni a decorrere dal 15 novembre 2018.
Deve precisarsi che, per ogni autorizzazione e tipologia di CIG si considerano come ore conguagliabili le ore autorizzate meno quelle già conguagliate. In presenza di autorizzazione inesistente o scaduta la procedura considera uguale a “0” le ore conguagliate. Il calcolo del tetto massimo è un importo corrispondente al valore del tetto massimo orario di CIG annualmente determinato, moltiplicato per il numero delle ore conguagliabili. Se l’importo dichiarato per tipologia di CIG è inferiore al tetto massimo la procedura considera esatto l’importo dichiarato. Se l’importo dichiarato nella denuncia individuale e aggregato per tipologia di CIG è superiore al tetto massimo conguagliabile, la procedura di calcolo non modifica il conguaglio individuale, ma genera automaticamente, a livello aziendale, un codice esclusivamente ad uso interno, per tipologia di CIG, avente il significato di “eccedenza CIG”.
I codici istituiti per le diverse tipologie sono i seguenti:
DCGO eccedenza CIG ordinaria; CGS eccedenza CIG straordinaria; DCGD eccedenza CIGS in deroga.
I suddetti codici vengono evidenziati in nota di rettifica con importo a zero nella colonna dichiarato e l’eccedenza viene riportata nella colonna calcolato.

Gestione separata: obblighi contributivi per soggetti non residenti (2/2)

Si forniscono istruzioni sulla corretta applicazione delle norme in materia di legislazione applicabile, di cui ai regolamenti comunitari, ai soggetti iscritti alla Gestione separata..

… A decorrere dal 1° maggio 2010, il lavoratore che eserciti attività in più Stati deve essere assoggettato alla legislazione di un solo Stato membro. Nei casi in cui, in applicazione delle norme comunitarie, il lavoratore deve essere assoggettato alla legislazione italiana, per l’esercizio di attività che comportano l’iscrizione alla Gestione separata si possono verificare in concreto le seguenti fattispecie:
1) Lavoratore che esercita in Italia un’attività subordinata, per la quale è assicurato in Italia, e che contemporaneamente esercita in uno o più Stati membri un’altra attività che nel regime previdenziale estero è considerata attività autonoma. In tale ipotesi, se l’attività svolta all’estero rientra tra le attività che in Italia comportano l’iscrizione alla Gestione separata, il lavoratore è obbligato ad iscriversi a tale Gestione. L’iscrizione è effettuata direttamente dal lavoratore utilizzando il canale telematico. L’obbligo contributivo è invece in capo all’azienda committente, che deve procedere nel modo seguente:
– richiedere il codice fiscale all’Agenzia delle Entrate ai soli fini previdenziali;
– effettuare il pagamento della contribuzione, tramite F24 telematico, entro il 16 del mese successivo a quello in cui è stato effettivamente erogato il compenso;
– inviare il flusso Uniemens, relativo ai dati del lavoratore, entro la fine del mese in cui è avvenuto il pagamento della contribuzione.
2) Lavoratore che in Italia esercita sia un’attività subordinata che un’attività autonoma e contemporaneamente esercita un’attività autonoma in uno o più Stati membri. È il caso, ad esempio, della frequente fattispecie di chi in Italia è iscritto come lavoratore subordinato e svolge contemporaneamente un’attività come amministratore sia in Italia, e per l’esercizio della quale è iscritto alla Gestione separata, che in altri Stati membri. In questa ipotesi la contribuzione per l’attività di amministratore svolta all’estero è dovuta alla Gestione separata, con i medesimi adempimenti da parte del committente.
3) Lavoratore che in Italia esercita sia un’attività subordinata che un’attività autonoma e contemporaneamente esercita l’attività di amministratore in uno Stato membro. Nel caso in cui l’attività di amministratore all’estero sia considerata, dal punto di vista previdenziale, un’attività subordinata, il lavoratore deve essere comunque assicurato in Italia, in quanto anche in Italia esercita un’attività di lavoro subordinato. Anche in questi casi gli adempimenti contributivi devono essere riferiti alla Gestione separata e seguono i criteri già specificati.
4) Lavoratore che in Italia esercita sia un’attività subordinata che un’attività professionale, per la quale è iscritto alla Gestione separata, e contemporaneamente esercita un’attività professionale in uno Stato membro. Il lavoratore deve essere comunque assicurato in Italia, in quanto in Italia esercita anche l’attività di lavoro subordinato. In tali casi il soggetto già iscritto alla Gestione separata deve assoggettare alla contribuzione previdenziale il reddito derivante dall’attività professionale svolta all’estero.
5) Lavoratore che esercita un’attività subordinata in Italia e contemporaneamente un’attività professionale in uno Stato membro. Il lavoratore deve essere comunque assicurato in Italia, in quanto in Italia esercita l’attività di lavoro subordinato. Deve iscriversi alla Gestione separata quale libero professionista e calcolare i contributi dovuti alla stessa gestione sul reddito prodotto dall’attività professionale all’estero.
Con riferimento, invece, ai casi in cui il lavoratore debba essere assoggettato alla legislazione di altro Stato, anche se è esercitata un’attività che in Italia comporta l’iscrizione alla Gestione separata, il lavoratore deve essere assoggettato unicamente alla legislazione dello Stato estero. Pertanto non sussiste alcun obbligo di versamento contributivo in Italia.
In ogni caso, per l’applicazione delle disposizioni comunitarie che regolano l’esercizio di un’attività lavorativa in due o più Stati membri, l’istituzione competente deve determinare gli obblighi previdenziali valutando l’insieme delle retribuzioni e/o dei redditi percepiti per le singole attività come se questi fossero percepiti per attività svolte interamente nel territorio di detto Stato.