Piccoli coloni e compartecipanti familiari: aliquote contributive 2019

L’Inps comunica i contributi dovuti dai concedenti per i piccoli coloni e compartecipanti familiari per il 2019, nonché le aliquote da applicare per la riduzione degli oneri sociali e del costo del lavoro, i contributi dovuti all’INAIL e le modalità di pagamento.

Anche per il 2019 viene applicata la normativa stabilita dal decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146, che prevede l’aumento di 0,20 punti percentuali dell’aliquota dovuta al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti per la generalità delle aziende agricole a carico dei concedenti. L’aliquota contributiva risulta perciò fissata nella misura complessiva del 28,99%, di cui il 20,15% a carico del concedente e l’8,84% del concessionario.
Circa la riduzione degli oneri sociali, continua a trovare applicazione l’articolo 120 della legge 23 dicembre 2000, n. 388. Ne consegue che per i concedenti, che versano l’aliquota dello 0,43% per gli assegni familiari, gli esoneri sono i seguenti:

Esoneri aliquote contributive

Assegni familiari 0,43%
Tutela maternità 0,03%
Disoccupazione 0,34%

Con riferimento alla riduzione del costo del lavoro, l’articolo 1, commi 361 e 362, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, prevede l’esonero di 1 punto percentuale complessivo da applicarsi sulle aliquote della gestione di cui all’articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88. Il predetto esonero, a valere prioritariamente sull’aliquota contributiva degli assegni per il nucleo familiare, è cumulabile con quello già previsto dall’articolo 120 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e va applicato in caso di mancanza di capienza sulle altre aliquote contributive della citata gestione, prediligendo la maternità e la disoccupazione ed escludendo l’aliquota per il trattamento di fine rapporto, nonché quella di finanziamento dei fondi interprofessionali per la formazione continua. Per i concedenti, pertanto, l’esonero opera sull’aliquota della disoccupazione, come indicato nel seguente prospetto:

Aliquota disoccupazione 2,75%
Esonero ex art. 1, commi 361 e 362, L. 266/2005 1,00%

 

I contributi per l’assistenza infortuni sul lavoro, a decorrere dal 1° gennaio 2001, in base a quanto disposto dall’articolo 28, comma 3, del decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38, sono fissati nelle seguenti misure:

Assistenza Infortuni sul Lavoro 10,125%
Addizionale Infortuni sul Lavoro 3,1185%

 

L’articolo 1, comma 785, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 ha interpretato l’articolo 01, comma 4, del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito con modificazioni dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, nel senso che, per i soggetti di cui all’articolo 8 della legge 12 marzo 1968, n. 334 e per gli iscritti alla gestione coltivatori diretti, coloni e mezzadri, continuano a trovare applicazione le disposizioni dell’articolo 28 del D.P.R. n. 488/68 e dall’articolo 7 della legge n. 233/1990. Pertanto la retribuzione da assumere per il calcolo dei contributi è il salario medio provinciale.
L’articolo 1, comma 45, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 prevede che: “a decorrere dal 1° agosto 2010, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all’articolo 2, comma 49, della legge 3 dicembre 2009, n. 191, in materia di agevolazioni contributive nel settore agricolo”. Pertanto
, le agevolazioni per zona tariffaria per l’anno 2019 continuano ad essere quantificate nelle seguenti misure:

TERRITORI

MISURA AGEVOLAZIONE

DOVUTO

Non svantaggiati 100%
Montani 75% 25%
Svantaggiati 68% 32%

L’importo dovuto deve essere versato in quattro rate, tramite modello F24, presso qualsiasi Istituto di Credito o Ufficio Postale. Dal sito dell’Istituto il concedente del rapporto di piccola colonia/compartecipazione familiare, in possesso di PIN, potrà visualizzare la lettera contenente il dettaglio contributivo e stampare la delega di pagamento F24 accedendo ai servizi on-line per il cittadino, selezionando la voce “Modelli F24 – Rapporti di lavoro PC/CF”. I termini di scadenza per il pagamento sono il 16 luglio 2019, il 16 settembre 2019, il 18 novembre 2019 e il 16 gennaio 2020.

L’istituto della retribuzione virtuale è applicabile anche in settori merceologici diversi da quello edile

Anche nei settori diversi da quello edile, la contribuzione è dovuta nei casi di assenza del lavoratore o di sospensione concordata della prestazione stessa, che costituiscano il risultato di un accordo tra le parti derivante da una libera scelta del datore di lavoro e non da ipotesi previste dalla legge e dal contratto collettivo. In tal senso, considerata l’autonomia del rapporto contributivo rispetto a quello retributivo, incombe al datore di lavoro allegare e provare la ricorrenza di un’ipotesi eccettuativa dell’obbligo (Corte di Cassazione, sentenza 03 giugno 2019, n. 15120).

Un Tribunale di prime cure aveva accolto il ricorso proposto da un datore di lavoro teso ad ottenere la declaratoria di illegittimità ed inefficacia del verbale di accertamento con il quale l’Inail gli aveva contestato, in qualità di titolare di un esercizio commerciale svolgente attività di ristorante-pizzeria, l’omesso versamento di premi relativi alle retribuzioni di suoi dipendenti, dovute a cause di sospensione dell’attività lavorativa, diverse da ferie, malattia ed altre ipotesi previste dalla legge e dal contratto collettivo. In sede d’appello, invece, la Corte accoglieva il gravame proposto dall’Inail, applicando alla fattispecie il principio, per cui le assenze dal lavoro non contrattualmente giustificate non esonerano il datore di lavoro dal pagamento del premio sulla retribuzione cosiddetta contributiva, fatta eccezione per l’ipotesi in cui la retribuzione di fatto erogata sia superiore.
Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando principalmente che l’Inail avesse impugnato la sentenza del Tribunale con riguardo all’applicazione del minimale retributivo, pur vertendosi in ipotesi differente e non avendo l’istituto chiesto di provare che le giornate di assenza fossero fittizie.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato. La regola del minimale contributivo deriva dal principio di autonomia del rapporto contributivo rispetto alle vicende dell’obbligazione retributiva, ben potendo l’obbligo contributivo essere parametrato a importo superiore a quanto effettivamente corrisposto dal datore di lavoro. Orbene, tale principio opera sia con riferimento all’ammontare della retribuzione c.d. contributiva, sia con riferimento all’orario di lavoro da prendere a parametro, che deve essere I’orario di lavoro normale stabilito dalla contrattazione collettiva o dal contratto individuale se superiore. Pertanto, se ai lavoratori vengono retribuite meno ore di quelle previste dal normale orario di lavoro e su tale retribuzione viene calcolata la contribuzione, non vi può essere il rispetto del minimo contributivo nei termini sopra rappresentati.
Nel settore dell’edilizia, la previsione normativa di ipotesi esonerative dall’obbligo del minimale contributivo, inteso anche come obbligo di commisurare la contribuzione ad un numero di ore settimanali non inferiore all’orario di lavoro normale stabilito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale e dai relativi contratti integrativi territoriali di attuazione, ha chiara finalità antielusiva ed è stata ritenuta di stretta interpretazione.
Tuttavia, il fatto che per gli altri settori merceologici non vi sia analoga previsione non significa che sussista una generale libertà delle parti di modulare l’orario di lavoro e la stessa presenza al lavoro, così rimodulando anche l’obbligazione contributiva, considerato che questa seconda è svincolata dalla retribuzione effettivamente corrisposta e deve essere connotata dai caratteri di predeterminabilità, oggettività e possibilità di controllo. Anche nei settori diversi da quello edile, pertanto, la contribuzione è dovuta nei casi di assenza del lavoratore o di sospensione concordata della prestazione stessa, che costituiscano il risultato di un accordo tra le parti derivante da una libera scelta del datore di lavoro e non da ipotesi previste dalla legge e dal contratto collettivo. In tal senso, considerata l’autonomia del rapporto contributivo rispetto a quello retributivo, incombe al datore di lavoro allegare e provare la ricorrenza di un’ipotesi eccettuativa dell’obbligo.

Parità di trattamento tra uomini e donne nelle forme pensionistiche complementari collettive

La COVIP rende note disposizioni sulla parità di trattamento tra uomini e donne nelle forme pensionistiche complementari collettive.

Con riferimento alle forme pensionistiche complementari collettive, è vietata qualsiasi discriminazione diretta o indiretta tra uomini e donne per quanto riguarda il campo di applicazione di tali forme, le relative condizioni di accesso, l’obbligo di versare i contributi e il calcolo degli stessi. Pertanto, non possono essere previste, e se previste devono essere rimosse, le eventuali disposizioni, criteri, prassi, atti, patti o comportamenti, riguardanti l’area dei soggetti che possono aderire alle forme pensionistiche complementari collettive, le condizioni che ne disciplinano l’adesione, nonché le regole in materia di determinazione della misura e delle modalità di versamento della contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore, che siano tali da produrre un effetto pregiudizievole per taluni lavoratori in ragione del sesso o che potrebbero, comunque, mettere i lavoratori di un determinato sesso in una posizione di particolare svantaggio rispetto ai lavoratori dell’altro sesso. Le forme pensionistiche complementari collettive informano la COVIP in merito alle iniziative adottate per rimuovere le situazioni eventualmente sussistenti.
E’ altresì vietata qualsiasi discriminazione per quanto riguarda il calcolo delle prestazioni, nonché le condizioni concernenti la durata e il mantenimento del diritto alle prestazioni stesse.
La fissazione di livelli differenti per le prestazioni è consentita soltanto se necessaria per tener conto di elementi di calcolo attuariale differenti per i due sessi nel caso di forme pensionistiche a contribuzione definita. Nel caso di forme pensionistiche a prestazioni definite, finanziate mediante capitalizzazione, alcuni elementi possono variare semprechè l’ineguaglianza degli importi sia da attribuire alle conseguenze dell’utilizzazione di fattori attuariali che variano a seconda del sesso all’atto dell’attuazione del finanziamento del regime. Le forme pensionistiche complementari collettive che, rientrando in tali ipotesi, si avvalgono delle facoltà previste sono tenute ad accertare che i trattamenti diversificati siano giustificati sulla base di dati attuariali affidabili, pertinenti e accurati.
Ai fini della verifica della sussistenza di detta condizione, le forme pensionistiche che erogano direttamente le prestazioni sono tenute a redigere, in allegato al bilancio tecnico, un’apposita relazione nella quale attestano che l’utilizzo del fattore sesso, determinante nella valutazione dei rischi effettuata ai fini del calcolo delle prestazioni differenziate, trova fondamento in dati attuariali affidabili, pertinenti e accurati. La relazione, redatta da un attuario, deve contenere un’indicazione dettagliata della tipologia e delle fonti dei dati attuariali impiegati nella determinazione di ogni categoria di prestazione, anche accessoria e di reversibilità.