Le agevolazioni fiscali si applicano solo alle “imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare”

L’Agenzia delle entrate con la risposta 20 febbraio 2020, n. 70 ha chiarito che l’applicazione dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale nella misura fissa di euro 200 ciascuna prevista per i trasferimenti di interi fabbricati, a favore di imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare non può essere estesa anche ai fondi immobiliari.

In merito all’agevolazione applicabile ai soli trasferimenti di interi fabbricati a favore di “imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare” non può essere accolta un’interpretazione estensiva della nozione di “imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare” per includere anche i fondi immobiliari tra i soggetti che possono rendersi acquirenti ai fini dell’applicazione dell’agevolazione in esame.
Per le leggi che fanno eccezione a regole generali o ad altre leggi, le norme che dispongono agevolazioni od esenzioni sono di stretta interpretazione, nel senso che “i benefici in esse contemplate non possono essere estesi oltre l’ambito di applicazione come rigorosamente identificato in base alla definizione normativa”.
Ai sensi dell’articolo 7 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34, le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono dovute nella misura fissa di euro 200 ciascuna ove ricorrano le seguenti condizioni:
– l’acquisto deve essere effettuato entro il 31 dicembre 2021 da imprese che svolgono attività di costruzione o ristrutturazione di edifici;
– l’acquisto deve avere come oggetto un “intero fabbricato” indipendentemente dalla natura dello stesso.
Il soggetto che acquista l’intero fabbricato, inoltre, entro 10 anni dalla data di acquisto deve provvedere:
– alla demolizione e ricostruzione di un nuovo fabbricato anche con variazione volumetrica, ove consentito dalle normative urbanistiche ovvero,
– ad eseguire interventi di manutenzione straordinaria, interventi di restauro e risanamento conservativo o interventi di ristrutturazione edilizia.
In entrambi i casi (ricostruzione o ristrutturazione edilizia) il nuovo fabbricato deve risultare conforme alla normativa antisismica e deve conseguire una delle classi energetiche “NZEB” (“Near Zero Energy Building”), “A” o “B”;
– all’alienazione delle unità immobiliari il cui volume complessivo superi il 75 per cento del volume dell’intero fabbricato.
Qualora non siano rispettate le condizioni sopra richiamate, in base alle quali è stata concessa l’agevolazione in sede di acquisto del fabbricato, le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono dovute nella misura ordinaria con l’applicazione della sanzione del 30 per cento delle stesse imposte.
Ai fini dell’applicabilità del beneficio fiscale di cui trattasi agli atti di trasferimento d’immobili che confluiranno nel patrimonio del fondo immobiliare chiuso (FIA) occorre, in primo luogo, verificare se il fondo comune d’investimento(acquirente) possa essere equiparato ai soggetti destinatari della norma agevolativa di cui trattasi, ossia le imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare.
La Corte di Cassazione, con due successive pronunce ha analizzato parte della normativa di settore, sopra illustrata, pervenendo a delle conclusioni in merito alla qualificazione giuridica dei FIA. In base all’indirizzo interpretativo espresso dai giudici di legittimità, il fondo immobiliare, configura un patrimonio separato della società di gestione del risparmio la quale, nello svolgimento dell’attività di valorizzazione del predetto patrimonio immobiliare, non può, per espresso divieto, esercitare direttamente l’attività di costruzione di beni immobili.
Inoltre, quando il legislatore ha emanato disposizioni riguardanti i fondi comuni di investimento ha sempre utilizzato una terminologia diretta ad individuare in maniera puntuale i fondi comuni di investimento.
Si evidenzia, infine, che in diversi documenti di prassi l’Agenzia ha equiparato alle imprese costruttrici altre imprese ovvero quelle di “ripristino” o c.d. “ristrutturatrici” che hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di manutenzione straordinaria, interventi di restauro e risanamento conservativo o interventi di ristrutturazione edilizia. In sostanza, è stata operata una equiparazione, nell’ambito di soggetti appartenenti alla medesima categoria di “imprese”; in particolare, alle “imprese” che eseguono i lavori di costruzione/ristrutturazione direttamente sono state equiparate altre “imprese” che, pur potendo astrattamente realizzare i lavori, di fatto li effettuano tramite imprese appaltatrici.
Per le suesposte considerazioni non può trovare applicazione la norma agevolativa esaminata ai fondi comuni di investimento.

Formazione revisori: istruzioni per il triennio 2020-2022

Fornite le istruzioni in materia di formazione professionale continua per gli iscritti nel Registro dei revisori legali per il triennio 2020/2022 (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Circolare 20 febbraio 2020, n. 3).

Nello specifico, la circolare illustra le modalità di erogazione dei corsi di aggiornamento professionale, le procedure per l’accreditamento degli enti formatori eventualmente interessati, la disciplina prevista per il riconoscimento della formazione svolta presso gli ordini professionali e le società di revisione legale iscritte al Registro.
Gli enti che intendano accreditarsi possono scaricare l’istanza di accreditamento, lo schema di convenzione aggiornato e la modulistica da compilare, sottoscrivere e inviare al Ministero unitamente al programma di formazione che si intende proporre. Il foglio in formato CSV  deve essere utilizzato per la trasmissione dei crediti anche da parte delle società iscritte al registro che intendono avvalersi del riconoscimento della formazione organizzata internamente, nel rispetto delle condizioni di legge.
Come nel precedente triennio, il sistema della formazione continua per i revisori legali si regge su tre diversi canali di formazione, ovvero:
– la formazione diretta del Ministero dell’economia e delle finanze,
– la partecipazione a corsi organizzati da enti pubblici e privati accreditati e
– il riconoscimento della formazione professionale continua per i professionisti iscritti in Albi professionali e i responsabili della revisione e collaboratori delle società di revisione.

I corsi di formazione devono avere ad oggetto i contenuti elencati nel programma annuale, adottato, in relazione all’anno 2020, con determina del Ragioniere generale dello Stato.
Si ribadisce che il revisore iscritto al registro deve maturare ogni anno almeno venti crediti, di cui almeno dieci nelle materie caratterizzanti (gestione del rischio e controllo interno, principi di revisione nazionali e internazionali applicabili allo svolgimento della revisione legale, disciplina della revisione legale, deontologia professionale e indipendenza e tecnica professionale della revisione). È confermata la proporzionalità tra ora di formazione e credito, in ragione di un credito maturato per ogni ora di formazione.
I corsi possono essere fruiti interamente a distanza, interamente in aula o in parte a distanza e in parte in aula.
Nell’ambito dello stesso triennio, il medesimo corso non consente di maturare ulteriori crediti formativi.

Scadenza rata “rottamazione-ter”: chi non paga perde i benefici

Il prossimo 28 febbraio 2020 scade il termine per il versamento della 3^ rata del piano di pagamenti relativo all’adesione alla “rottamazione-ter”. Il mancato, insufficiente o tardivo pagamento della rata determina l’inefficacia della definizione agevolata e la perdita dei benefici (Agenzia delle Entrate-Riscossione – Comunicato 21 febbraio 2020).

Attraverso l’adesione alla definizione agevolata cd. “rottamazione-ter” è possibile estinguere i debiti iscritti a ruolo, affidati dagli enti creditori all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017, versando le somme dovute senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora. Per quanto riguarda le multe stradali, la rottamazione-ter esclude il pagamento degli interessi di mora e delle maggiorazioni previste dalla legge.
Il pagamento delle somme dovute in base alla definizione agevolata può essere fatto in forma rateale, in massimo 18 rate in 5 anni, secondo la scelta effettuata in fase di adesione.
Le prime due rate sono scadute a luglio e novembre 2019.
Le restanti rate sono stabilite a scadenze fisse: 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ogni anno (2020, 2021, 2022 e 2023), secondo il piano di rateazione prescelto con la domanda di adesione, confermato dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione con l’accoglimento della domanda.
Una copia del piano dei pagamenti, con i relativi bollettini, può essere comunque reperito sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
La rata può essere pagata presso:
– la propria banca,
– agli sportelli bancomat (ATM) abilitati ai servizi di pagamento Cbill,
– con il proprio internet banking,
– agli uffici postali,
– nei tabaccai aderenti a Banca 5 SpA e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica,
– sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it e con l’App Equiclick tramite la piattaforma PagoPa
– direttamente agli sportelli dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Infine, è possibile effettuare il versamento mediante compensazione con i crediti commerciali non prescritti, certi, liquidi ed esigibili (c.d. crediti certificati) maturati per somministrazioni, forniture, appalti e servizi nei confronti della Pubblica Amministrazione.
Si ricorda che il mancato, insufficiente o tardivo pagamento anche di una sola rata, oltre la tolleranza di 5 giorni prevista per legge, determina l’inefficacia della definizione agevolata. Di conseguenza, il debito non potrà essere più rateizzato e l’agente della riscossione riprenderà le azioni di recupero.