Lo studio dei Commercialisti sulle misure a sostegno della liquidità e delle attività produttive

Pubblicato il documento di ricerca “Le misure a sostegno della liquidità e delle attività produttive (D.L. “Cura Italia” n. 18/2020 convertito, D.L. “Liquidità” n. 23/2020 e D.L. “Rilancio” n. 34/2020)” (FNC – Comunicato 28 maggio 2020).

Lo studio in oggetto passa in rassegna le misure urgenti a sostegno della liquidità e a favore delle imprese e dell’economia adottate dal Governo per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, contenute nel Decreto “Cura Italia” n. 18/2020 (convertito con modificazioni nella legge n. 27/2020), nel Decreto “Liquidità” n. 23/2020 attualmente in corso di conversione e nel Decreto “Rilancio” n. 34/2020.

Modifiche al Fondo di garanzia PMI dall’esame della Camera nel Ddl di conversione DL Liquidità

Modifiche al Fondo di garanzia PMI dall’esame della Camera nel Ddl di conversione DL Liquidità

L’articolo 13 del Ddl di conversione del Decreto Liquidità ha subito modifiche nel corso dell’esame presso la Camera dei deputati, rispetto alle disposizioni precedenti. Infatti, introduce, fino al 31 dicembre 2020, un potenziamento e un’estensione dell’intervento del Fondo di garanzia PMI, in deroga alla disciplina ordinaria. Inoltre, prevede un rafforzamento ulteriore, anche alla luce della disciplina sugli aiuti di Stato, delle disposizioni già introdotte dall’art. 49 del D.L. n. 18/2020, abrogandolo e riproducendone l’impianto e parte dei contenuti.

In particolare, sono confermate le seguenti misure:
– l’intervento in garanzia del Fondo a titolo gratuito;
– l’elevazione a 5 milioni di euro dell’importo massimo garantito per singola impresa. Sono ora ammesse a garanzia non solo le PMI ma anche le imprese Mid-cap (fino a 499 dipendenti). La previsione – secondo una modifica approvata dalla Camera dei deputati – si applica, alle medesime condizioni, anche qualora almeno il 25 percento del capitale o dei diritti di voto siano detenuti direttamente o indirettamente da un ente pubblico, oppure congiuntamente da più enti pubblici;
– l’ammissione all’intervento in garanzia di finanziamenti a fronte di operazioni di rinegoziazione del debito purché il nuovo finanziamento preveda l’erogazione di credito aggiuntivo in misura pari ad almeno il 10 per cento del debito residuo. Secondo una modifica apportata dalla Camera dei deputati, per i finanziamenti con rinegoziazione deliberati in data successiva all’entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, il credito aggiuntivo deve essere in misura almeno pari al 25 per cento del debito residuo. Inoltre, nei casi di rinegoziazione, al soggetto finanziatore è fatto obbligo di trasmettere al gestore del Fondo una dichiarazione che attesta la riduzione del tasso d’interesse applicata sul finanziamento garantito al soggetto beneficiario, per effetto della sopravvenuta concessione della garanzia;
– il prolungamento automatico della garanzia nell’ipotesi di sospensione del pagamento delle rate di ammortamento o della sola quota capitale correlata all’emergenza COVID-19;
– l’eliminazione della commissione per il mancato perfezionamento delle operazioni di finanziamento garantite;
– la possibilità di cumulare la garanzia del Fondo con altre forme di garanzia, acquisite dal soggetto finanziatore per operazioni di importo superiore a 500 mila euro e durata minima di 10 anni nel settore turistico alberghiero – ivi incluso il settore termale, secondo quanto precisato dalla Camera dei deputati – e delle attività immobiliari;
– l’elevazione al 50 per cento della quota della tranche junior garantita dal Fondo a fronte di portafogli di finanziamenti destinati ad imprese appartenenti a settori/filiere colpiti dall’epidemia;
– l’accesso gratuito e automatico al Fondo per i nuovi finanziamenti di importo limitato concessi in favore di PMI e persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni – nonché, secondo quanto una modifica approvata dalla Camera dei deputati – associazioni professionali e società tra professionisti, di agenti e subagenti di assicurazione e broker iscritti alla rispettiva sezione del Registro unico degli intermediari finanziari e assicurativi – la cui attività d’impresa è stata danneggiata dall’emergenza COVID-19. Per tali soggetti, l’intervento del Fondo è potenziato: la copertura è del 100 percento sia in garanzia diretta che in riassicurazione. L’importo di tali finanziamenti è fino a 30 mila euro, e non più 25 mila, come previsto dal testo originario, prima dell’esame presso la Camera;
– nel corso dell’esame alla Camera dei deputati è stata estesa da 6 a 10 anni la durata dei finanziamenti garantiti e anche rideterminato il tasso di interesse da applicare ai finanziamenti garantiti. Si consente in proposito un adeguamento, su richiesta, dei finanziamenti già concessi, alle nuove condizioni introdotte in sede di conversione del decreto-legge. Secondo una disposizione inserita dalla Camera dei deputati, una quota parte delle risorse del Fondo, fino ad un importo di 100 milioni di euro è destinato alle predette operazioni di garanzia sui finanziamenti a favore degli enti del terzo settore, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, esercenti attività di impresa e commerciale, anche se non in via prioritaria;
– la proroga di tre mesi di tutti i termini riferiti agli adempimenti amministrativi relativi alle operazioni assistite dalla garanzia del Fondo.

Si prevedono poi le seguenti ulteriori misure tese ad un maggior rafforzamento degli interventi di garanzia del Fondo:
– l’incremento della percentuale di copertura della garanzia diretta dall’80 al 90 per cento dell’ammontare di ciascun finanziamento con durata fino a 72 mesi, previa autorizzazione della Commissione UE e in conformità con il quadro temporaneo degli aiuti di Stato;
– l’elevazione della copertura del Fondo in riassicurazione dal 90 al 100 per cento dell’importo garantito dai Confidi o da altro fondo di garanzia, o – secondo quanto introdotto dalla Camera dei deputati – dalle società cooperative abilitate all’esercizio del credito esclusivamente nei confronti dei propri soci ai sensi del TUB. Le percentuali di copertura del Fondo sono comunque elevate fino ai limiti massimi previsti dalla disciplina ordinaria (80 percento per garanzia diretta e 90 percento per riassicurazione), nelle more dell’autorizzazione UE e comunque per tutte le altre operazioni che superano i limiti di durata e importo sopra indicati, anche per durate superiori a dieci anni, come inserito dalla Camera dei deputati;
– l’accesso alla garanzia del Fondo senza l’applicazione del modello di valutazione del merito creditizio. La probabilità di inadempimento delle imprese è calcolata – ai fini della definizione delle misure di accantonamento – a titolo di coefficiente di rischio. Sono in ogni caso escluse dalla garanzia le imprese che presentano esposizioni classificate come sofferenze ai sensi della disciplina bancaria;
– il cumulo tra la garanzia del Fondo con un’ulteriore garanzia sino alla copertura del 100 per cento del finanziamento concesso per i beneficiari con ammontare di ricavi non superiore a 3,2 milioni di euro. Durante l’esame presso la Camera dei deputati, il limite massimo dei prestiti così garantiti è stato rideterminato. Inoltre, è stata inserita la previsione per cui la garanzia è estesa esclusivamente alla quota di credito incrementale rispetto alle esposizioni pregresse;
– la possibilità di concedere la garanzia anche su operazioni finanziarie già perfezionate ed erogate dal soggetto finanziatore da non oltre 3 mesi dalla data di presentazione della richiesta e, comunque, in data successiva al 31 gennaio 2020;
– per i finanziamenti garantiti di importo superiore ai 25.000 euro è ora prevista la possibilità per le imprese di avvalersi di un preammortamento fino a 24 mesi (introdotto nel corso dell’esame presso la Camera);
– si consente ai Confidi – previa autorizzazione della Commissione europea – di imputare al fondo consortile, al capitale sociale, o ad apposita riserva, i fondi rischi e gli altri fondi o riserve patrimoniali costituiti da contributi pubblici, con esclusione di quelli derivanti dalle attribuzioni annuali di cui alla L. n. 108/1996, esistenti alla data del 31 dicembre 2019.

Inoltre:
– si riconosce fino al 31 dicembre 2020, una operatività rafforzata del Fondo per le garanzie su portafogli di finanziamenti, anche senza piano d’ammortamento, dedicati a imprese danneggiate dall’emergenza COVID-19, costituiti per almeno il 20 per cento da imprese aventi, alla data di inclusione dell’operazione nel portafoglio, un rating, non superiore alla classe BB (Standard’s and Poor’s). Vengono introdotte percentuali di copertura più elevate, che passano da una garanzia all’80% ad una garanzia al 90% della tranche junior e da un innalzamento del cap alle prime perdite a carico del Fondo, fino al 18% dell’ammontare dei portafogli;
– si anticipa dal 31 dicembre 2020 al 10 aprile 2020 la data in cui cessa, in taluni territori regionali, la limitazione dell’intervento del Fondo alle sole operazioni di controgaranzia;
– previa autorizzazione della Commissione UE, la garanzia dei confidi, a valere sulle risorse dei fondi rischi di natura comunitaria, nazionale, regionale e camerale, può essere concessa sui finanziamenti erogati alle PMI per la quota non coperta dalla garanzia del Fondo di garanzia PMI, ovvero di altri fondi di garanzia di natura pubblica;
– per le imprese che accedono al Fondo di garanzia – qualora il rilascio della documentazione antimafia non sia immediatamente conseguente alla consultazione della relativa banca dati nazionale unica – l’aiuto è concesso all’impresa sotto condizione risolutiva;
– la dotazione del Fondo stesso può essere incrementata mediante versamento di contributi – oltre che da parte di banche, Regioni e altri enti e organismi pubblici, ovvero con l’intervento della SACE e della Cassa depositi e prestiti – anche da soggetti privati;
– le garanzie su portafogli di finanziamenti e quelle su portafogli di minibond, sono concesse a valere sulla dotazione disponibile del Fondo, assicurandosi comunque un ammontare di risorse libere, destinate alle garanzie su singole operazioni finanziarie, pari ad almeno l’85 per cento della dotazione disponibile del Fondo;
– si prevede la garanzia gratuita all’80 per cento del Fondo anche per gli operatori di micro credito (che siano MPMI), affinché gli stessi possano acquisire dal sistema bancario la provvista necessaria ad operare attraverso operazioni di micro credito (a loro volta garantibili dal Fondo all’80 per cento e senza valutazione);
– si eleva da 25 mila euro a 40 mila euro l’importo massimo delle operazioni di micro credito.
Nel corso dell’esame presso la Camera, si prevede che le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura a possano concedere alle piccole e medie contributi in conto commissioni di garanzia su operazioni finanziarie ammesse alla riassicurazione del Fondo di garanzia PMI, al fine di contenere i costi delle garanzie. Le Camere di commercio operano con le risorse umane, finanziarie e strumentali esistenti a legislazione vigente.
Infine, si prevede che le disposizioni transitorie trovino applicazione, in quanto compatibili, anche alle garanzie rilasciate da ISMEA, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, del D.Lgs. n. 102/2004, in favore delle imprese agricole e della pesca, nonché, secondo quanto specificato dalla Camera dei deputati, delle imprese forestali, e dell’acquacoltura e dell’ippicoltura, nonché dei consorzi di bonifica e dei birrifici artigianali.

Immobile ristrutturato per la vendita: i proventi sono reddito d’impresa

I proventi conseguiti dalla vendita di un immobile, sottoposto a interventi di ristrutturazione, risanamento conservativo e cambio di destinazione per favorirne la cessione, costituiscono i proventi di un progetto imprenditoriale unitario, pertanto rientrano tra i redditi d’impresa (Agenzia delle Entrate – Risposta n. 152 del 2020).

Gli interventi eseguiti sull’immobile per ottenere il cambio di destinazione da C/2 (Magazzini e depositi) ad A/3 (abitazioni), oltre alla suddivisione in più unità immobiliari autonome, finalizzati alla successiva vendita a terzi dei nuovi cespiti, configurano operazioni di un’attività imprenditoriale, anche se poste in essere da una persona fisica che non rivesta la qualifica di imprenditore.
L’insieme degli atti posti in essere con l’intento della cessione, evidenzia una natura imprenditoriale dell’operazione immobiliare e, pertanto, non il reddito che ne consegue non può ritenersi una plusvalenza qualificabile come redditi diversi ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera b), del TUIR.
La norma predetta stabilisce che sono redditi diversi se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente: “le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni, esclusi quelli acquisiti per successione e le unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto o la costruzione e la cessione sono state adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari, nonché, in ogni caso, le plusvalenze realizzate a seguito di cessioni a titolo oneroso di terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria secondo gli strumenti urbanistici vigenti al momento della cessione”.
Pertanto, presupposto per la tassazione della plusvalenza nell’ambito dei redditi diversi è che l’attività posta in essere dalla persona fisica non sia idonea a configurare l’esercizio di impresa commerciale, ai sensi dell’articolo 55 del TUIR.

Secondo quest’ultima disposizione, “sono redditi d’impresa quelli che derivano dall’esercizio di imprese commerciali. Per esercizio di imprese commerciali si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività indicate nell’art. 2195 c.c., e delle attività indicate alle lettere b) e c) del comma 2 dell’art. 32 che eccedono i limiti ivi stabiliti, anche se non organizzate in forma d’impresa”.
In altri termini, ai fini del reddito d’impresa, affinché si configuri l’attività commerciale è necessario che l’attività svolta sia caratterizzata dalla professionalità “abituale”, ancorché non esclusiva e, in mancanza di tale elemento, l’attività commerciale esercitata “occasionalmente” è produttiva di un reddito inquadrabile nella categoria dei redditi diversi.
D’altra parte, come precisato dall’Agenzia delle Entrate, l’esercizio dell’impresa può esaurirsi anche con un singolo affare in considerazione della sua rilevanza economica e delle operazioni che il suo svolgimento comporta; a tal fine, “non rileva che le opere eseguite siano qualificabili quali opere di risanamento conservativo”.

Nel caso di specie, gli interventi di tipo strutturale e cioè le “opere di ristrutturazione e risanamento conservativo” sono atti necessari affinché le unità immobiliari siano considerate oggettivamente idonee all’uso abitativo e prodromici a richiedere il cambiamento della destinazione d’uso dell’unità immobiliare di categoria C/2 per la realizzazione di più immobili di categoria A/3. L’insieme degli atti posti in essere e unitariamente considerati configurano, quindi, un comportamento logicamente e cronologicamente precedente l’atto di cessione e strumentale rispetto all’incremento di valore, che evidenzia l’intento di realizzare un arricchimento (lucro).
In altri termini, l’attività deve considerarsi imprenditoriale dal momento che l’intervento sull’immobile originariamente C/2, risulta finalizzato non all’uso del proprietario o a quello della propria famiglia, bensì alla vendita (delle nuove unità immobiliari realizzate) a terzi, previo ottenimento del cambiamento della destinazione d’uso, avvalendosi di un’organizzazione produttiva idonea e svolgendo un’attività protrattasi nel tempo.
Ne consegue che il reddito generato dalla vendita delle suddette unità immobiliari deve essere considerato imponibile quale reddito rientrante nella categoria dei redditi di impresa di cui all’articolo 55 del TUIR.