Pronto il codice tributo per lo sport bonus

Istituito il codice tributo “6892”, per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta denominato “sport bonus” (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 18 settembre 2018, n. 65 /E).

Si rammenta che, per interventi di restauro o ristrutturazione di impianti sportivi pubblici, alle imprese è riconosciuto un contributo, sotto forma di credito d’imposta, denominato “SPORT BONUS”, in relazione alle erogazioni liberali in denaro effettuate nel corso dell’anno solare 2018, utilizzabile esclusivamente in compensazione in tre quote annuali di pari importo, presentando il modello F24 attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate.
L’ammontare del credito d’imposta utilizzato in compensazione non deve eccedere l’importo concesso dall’Ufficio per lo Sport, pena lo scarto del modello F24.

Beni a favore del demanio dello Stato: per l’esproprio nessuna imposta indiretta

Fornito chiarimenti in materia di applicabilità del regime di esenzione dalle imposte indirette per l’espropriazione di beni a favore del demanio dello Stato (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 19 settembre 2018, n. 66/E).

Il trasferimento dei beni espropriati, a prescindere dalla qualificazione dell’ente espropriante, gode dell’esenzione da imposta di registro, imposte ipotecaria e catastale, a condizione che detti trasferimenti vengano disposti a favore del “Demanio Pubblico dello Stato”, in quanto lo Stato acquisisce, direttamente ed immediatamente, la proprietà dei beni espropriati. Inoltre, per i medesimi trasferimenti non sono dovute l’imposta di bollo e le tasse ipotecarie.

Strumenti musicali: bonus acquisto non utilizzato

20 SETT 2018 Concorre alla determinazione del reddito e deve quindi essere inserito nel rigo RG, colonna 2 del modello Redditi Persone Fisiche 2018 l’importo del credito d’imposta maturato nell’anno 2017 ma non utilizzato (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 19 settembre 2018, n. 10).

Per l’anno 2016 a favore degli studenti iscritti ai licei musicali, ai corsi preaccademici, ai conservatori di musica, agli istituti superiori musicali e alle istituzioni di formazione musicale, è stato previsto un contributo per l’acquisto di strumenti musicali nuovi, erogato sotto forma di sconto sul prezzo di vendita comprensivo di IVA, praticato dal rivenditore o produttore, ai quali viene riconosciuto un credito d’imposta di ammontare pari al contributo riconosciuto agli studenti sotto forma di sconto. Tale bonus è stato prorogato anche per gli anni 2017 e 2018.
Per l’accesso al credito è necessaria la presentazione di un’apposita richiesta all’Agenzia delle Entrate da parte del rivenditore dello strumento musicale.
Il contributo è anticipato all’acquirente dello strumento dal rivenditore o produttore sotto forma di sconto sul prezzo di vendita ed è a questo rimborsato sotto forma di credito d’imposta.
Prima di concludere la vendita, i soggetti in questione comunicano all’Agenzia delle entrate i seguenti dati: il proprio codice fiscale, quello dello studente e dell’istituto che ha rilasciato il certificato di iscrizione, lo strumento musicale, il prezzo di vendita comprensivo del contributo e dell’imposta sul valore aggiunto.
Per ogni comunicazione inviata, il sistema telematico rilascerà apposita ricevuta attestante la fruibilità o meno del credito di imposta (in base alla capienza nello stanziamento complessivo), utilizzabile dal rivenditore o produttore dal secondo giorno lavorativo successivo alla data di rilascio della predetta ricevuta, esclusivamente in compensazione, presentando il modello F24 tramite il servizio telematico Entratel o Fisconline.
La concessione del credito d’imposta è automatica e rappresenta una forma tecnica di concessione di una provvidenza a seguito di una normale operazione di vendita per cui il contributo in esame non perde la propria natura di ricavo.
Ne consegue che l’importo del credito d’imposta maturato nell’anno 2017 ma non utilizzato, concorre alla determinazione del reddito e deve quindi essere inserito nel rigo RG, colonna 2 del modello Redditi Persone Fisiche 2018.

Rottamazione delle cartelle: tempo quasi scaduto per la rata del 30 settembre 2018

La scadenza riguarda la seconda rata della Rottamazione delle cartelle bis per i debiti affidati alla riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre 2017 e la quinta e ultima rata per coloro che hanno aderito alla prima Rottamazione delle cartelle (Ministero Economia e Finanze – comunicato 19 settembre 2018).

Per i contribuenti che hanno aderito alla Definizione agevolata delle cartelle sta per arrivare la scadenza del 30 settembre 2018. Poiché il termine coincide con la domenica, il pagamento dovrà essere effettuato entro il primo giorno lavorativo successivo, ovvero lunedì 1° ottobre.
I contribuenti interessati possono pagare presso:
– la propria banca;
– gli sportelli bancomat (Atm) abilitati ai servizi di pagamento Cbill;
– il proprio internet banking;
– gli uffici postali;
– i tabaccai aderenti a Banca 5 Spa e i circuiti Sisal e Lottomatica;
– il portale di Agenzia delle entrate-Riscossione e l’app Equiclick tramite la piattaforma PagoPa;
– gli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione.

Il pagamento può essere effettuato anche mediante compensazione con crediti commerciali vantati nei confronti della Pubblica amministrazione.

In caso di mancato, insufficiente o tardivo pagamento, la Rottamazione non produce effetti e l’Agenzia delle entrate-Riscossione riprenderà le procedure di riscossione.

Spese di ristrutturazione escluse dalla comunicazione di amministratore di condominio

I dati relativi alle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio su parti comuni di edifici condominiali, pagate con bonifici bancari o postali soggetti a ritenuta alla fonte, possono essere escluse dalla “comunicazione dell’amministratore di condominio” presente nella dichiarazione dei redditi; le informazioni richieste, infatti, sono già trasmesse al Fisco dalle banche o poste italiane spa che operano la ritenuta (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 20 settembre 2018, n. 67/E).

In base alle disposizioni in materia di anagrafe tributaria, gli amministratori di condominio negli edifici devono comunicare annualmente l’ammontare dei beni e servizi acquistati dal condominio e i dati identificativi dei relativi fornitori.
Tale adempimento è assolto mediante compilazione di apposito quadro della dichiarazione dei redditi dell’amministratore, denominata appunto “Comunicazione dell’amministratore di condominio”.
Nel modello di dichiarazione dei redditi la comunicazione è contenuta nel “quadro AC”, mentre nel modello 730 si trova nel “quadro K”.
Ai fini della comunicazione, relativamente a ciascun condominio amministrato, devono essere indicate le seguenti informazioni:
– i dati identificativi del condominio, vale a dire codice fiscale e denominazione (sezione I);
– i dati catastali del condominio, da compilare nel caso di interventi di recupero del patrimonio edilizio per cui si intende beneficiare delle detrazioni d’imposta. Se al momento di presentazione della dichiarazione l’immobile non è ancora stato censito, vanno indicati gli estremi della domanda di accatastamento. (sezione II);
– i dati degli acquisti, e in particolare per ciascun fornitore i suoi dati identificativi (Codice fiscale, cognome e nome o denominazione, sesso, luogo e data di nascita) e l’ammontare complessivo degli acquisti effettuati nell’anno solare (sezione III).
Considerato che la comunicazione ha lo scopo di fornire all’anagrafe tributaria dati e informazioni necessarie alle attività statistiche e di controllo, è previsto l’esonero della comunicazione per quelle operazioni già oggetto di comunicazione all’anagrafe tributaria da parte di altro soggetto o perché di scarsa rilevanza. In particolare, non devono essere comunicati:
a) i dati relativi alle forniture di acqua, energia elettrica e gas;
b) i dati relativi alle forniture di servizi che hanno comportato il pagamento di compensi soggetti a ritenuta alla fonte;
c) i dati del fornitore e dei relativi acquisti, qualora l’importo complessivo degli acquisti effettuati nell’anno solare non sia superiore a 258 euro.
Sulla base di tali previsioni, dunque, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’esonero deve ritenersi applicabile anche per le spese pagate dal condominio per interventi di recupero del patrimonio edilizio sulle parti comuni dell’edificio, in tutte le ipotesi in cui sia stata operata dalla banca (o da Poste Italiane) la ritenuta alla fonte prevista per i pagamenti mediante bonifico al fine di beneficiare delle detrazioni d’imposta. In tal caso, infatti, le somme sono già comunicate all’anagrafe tributaria da parte degli intermediari (banche e Poste Italiane Spa ) che operano la ritenuta alla fonte a titolo di acconto dell’imposta sui redditi tramite il flusso telematico “Bonifici per spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici”, oltre ad essere esposte nella loro dichiarazione dei sostituti d’imposta.

Prova analitica per la presunzione dell’accertamento sui conti bancari

In caso di accertamento del Fisco sui conti bancari, spetta al contribuente dimostrare la provenienza e la destinazione di ogni singolo pagamento (Corte di Cassazione – Ordinanza 11 settembre 2018, n. 22093).

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, al fine di superare la presunzione posta a carico del contribuente dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32 (in virtù della quale i prelevamenti ed i versamenti operati su conto corrente bancario vanno imputati a ricavi conseguiti nell’esercizio dell’attività d’impresa), non è sufficiente una prova generica circa ipotetiche distinte causali dell’affluire di somme sul proprio conto corrente, ma è necessario che il contribuente fornisca la prova analitica della riferibilità di ogni singola movimentazione alle operazioni già evidenziate nelle dichiarazioni, ovvero dell’estraneità delle stesse alla sua attività.
È il principio di diritto in base al quale la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate in controversia relativa ad impugnazione di un avviso di accertamento fiscale emesso a carico del contribuente, libero professionista, da cui emergevano maggiori ricavi conseguiti sulla base delle movimentazioni verificate sia sul conto corrente bancario cointestato al medesimo ed alla coniuge, che a quello intestato ai genitori, sul quale aveva delega ad operare.
La sentenza impugnata non si è attenuta al suddetto principio escludendo, peraltro immotivatamente, la riferibilità a ricavi conseguiti dal contribuente nell’esercizio della propria attività professionale e non contabilizzati, delle somme rinvenute sul conto corrente intestato ai genitori del medesimo, sul quale costui aveva la delega ad operare, che non erano giustificate dall’entità dei redditi conseguiti da quei congiunti.

Rettifica decennale della detrazione IVA nei contratti di leasing immobiliare

18 SETT 2018 In caso di assegnazione di immobili acquisiti mediante contratto di leasing per i quali sia stata esercitata l’opzione d’acquisto, ai fini del computo del periodo decennale di rettifica della detrazione occorre, di regola, fare riferimento alla data di esercizio del diritto di acquisto del bene da parte della società utilizzatrice (Agenzia delle entrate – interpello n. 3 del 2018).

 

Il periodo decennale di sorveglianza per operare la rettifica della detrazione dell’IVA, per i fabbricati e per le porzioni di fabbricati, decorre dall’acquisto o dalla ultimazione degli stessi.
La rettifica deve essere effettuata tenendo conto del momento di acquisto o ultimazione dei beni immobili da parte delle società scisse, a nulla rilevando le modalità di acquisizione degli stessi (acquisto-costruzione, in appalto-acquisizione, in leasing)”.
In caso di assegnazione di immobili acquisiti mediante contratto di leasing per i quali sia stata esercitata l’opzione d’acquisto, ai fini del computo del periodo decennale di rettifica della detrazione occorre, di regola, fare riferimento alla data di esercizio del diritto di acquisto del bene da parte della società utilizzatrice. È da tale momento, infatti, che decorre il periodo decennale di “tutela fiscale”.
Ai fini dell’individuazione del dies a quo per il computo del periodo di sorveglianza decennale per la rettifica della detrazione dell’IVA, fa espresso riferimento, “di regola”, alla data di esercizio del diritto di acquisto del bene da parte della società utilizzatrice.
Occorrerà, perciò, valutare se, in presenza di particolari circostanze, i beni immobili possano considerarsi sostanzialmente acquistati prima della data di esercizio del diritto di acquisto in sede di riscatto finale.
Tali circostanze possono configurarsi nel caso in cui il maxi canone iniziale risulti di importo eccessivamente elevato rispetto all’ammontare totale della locazione finanziaria e in altri casi similari.
Qualora, le predette circostanze non ricorrono, non si deve rettificare la detrazione dell’IVA assolta sui canoni di leasing.

Accertamento: legittimo se svela operazioni imponibili riferite alla società

In caso di accertamento riferibile a movimentazioni sui conti bancari del socio di maggioranza/amministratore della società cointestati con familiari opera la presunzione di natura fittizia di operazioni imponibili riferibili alla società (Corte di cassazione – ordinanza n. 22224/2018).

Cosi si è espressa la Corte di Cassazione in presenza della ricorrenza congiunta dei seguenti elementi: società a ristretta base, costituita da soli due soci, conto intestato a padre convivente del socio di maggioranza ed amministratore della società, movimentazioni bancarie su detto conto assolutamente incompatibili con i dati relativi alle dichiarazioni del soggetto terzo titolare di autonoma ditta individuale.

In tema di accertamenti fiscali, tanto in tema di imposte sui redditi, quanto in materia di IVA, le presunzioni ivi stabilite secondo cui le movimentazioni sui conti bancari risultanti dai dati acquisiti dall’Ufficio si presumono conseguenza di operazioni imponibili, operano anche in relazione alle società di capitali con riferimento alle somme di denaro movimentate sui conti intestati ai soci o ai loro congiunti, conti che debbono ritenersi riferibili alla società contribuente stessa, in presenza di alcuni elementi sintomatici, come la ristretta compagine sociale ed il rapporto di stretta contiguità familiare tra l’amministratore, o i soci, ed i congiunti intestatari dei conti bancari soggetti a verifica, risultando, in tal caso, particolarmente elevata la probabilità che le movimentazioni sui conti bancari dei soci e dei loro familiari debbano, in difetto di specifiche ed analitiche dimostrazioni di segno contrario, ascriversi allo stesso ente sottoposto a verifica.

Mancato riconoscimento qualifica di imprenditore agricolo professionale: giurisdizione ordinaria

I giudici della Corte di Cassazione, sezioni unite, hanno affermato che le controversie riguardanti i provvedimento di mancato riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale (IAP), rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario. La circostanza che l’atto determini la decadenza dalle agevolazioni fiscali fruite per effetto della qualifica di IAP non può ritenersi sufficiente a giustificare l’intervento del giudice tributario (Sentenza 11 settembre 2018, n. 22086).

FATTO

La società agricola ha promosso ricorso dinanzi al giudice tributario contro il provvedimento di mancato riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale, chiedendo altresì la declaratoria di non decadenza delle connesse agevolazioni tributarie fruite in sede di registrazione dell’atto di acquisto per conferimento di un complesso immobiliare rurale da costituire in compendio unico.
I giudici tributari hanno respinto l’impugnativa dichiarando il difetto di giurisdizione.
La società ho proposto, dunque, ricorso in Cassazione sostenendo, in ragione dell’inscindibile connessione tra la richiesta di riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale e la domanda di mantenimento delle conseguenti agevolazioni fiscali fruite in sede di registrazione dell’atto di acquisto, la natura sostanzialmente tributaria della controversia.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Confermando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha osservato che il provvedimento impugnato riguarda l’accertamento dell’esistenza dei requisiti prescritti dalla legge per ottenere la qualifica di imprenditore agricolo; a fronte di ciò, la domanda di “declaratoria di non intervenuta decadenza dalle agevolazioni tributarie” non può ritenersi del tutto inidonea a radicare la giurisdizione tributaria, non essendo configurabile alcun rapporto di natura tributaria, né sul piano oggettivo, poiché la domanda citata concerne un effetto dell’ottenimento della qualifica anzidetta (e cioè un aspetto successivo alla richiesta di questa), né sul piano soggettivo, in assenza di un soggetto dotato di potestas impositiva.
Perciò, secondo la Suprema Corte, nei confronti di tale provvedimento la giurisdizione deve ritenersi devoluta al giudice ordinario, poiché l’oggetto del giudizio è costituito dall’accertamento, in capo al soggetto, dei requisiti stabiliti dalla legge per ottenere la qualifica di imprenditore agricolo professionale; la pretesa attiene, pertanto, a una posizione di diritto soggettivo, senza che ne risultino coinvolti provvedimenti autoritativi con profili di discrezionalità.
Invero, precisano i giudici della Corte Suprema, la giurisdizione tributaria comprende le controversie aventi ad oggetto “tributi di ogni genere e specie comunque denominati”. Ciò significa che occorre, da un lato, che si tratti di controversie in cui sia configurabile un rapporto di natura effettivamente tributaria, cioè concernente prestazioni patrimoniali imposte di natura tributaria, al fine di evitare la violazione del divieto costituzionale di istituire giudici speciali, e, dall’altro, che alla controversia non sia estraneo l’esercizio del potere impositivo sussumibile nello schema potestà-soggezione, proprio del rapporto tributario, il quale non è configurabile in assenza di un soggetto investito, in senso lato, di potestas impositiva.

Fisco: chiarimenti sulle partecipazioni esenti

Forniti chiarimenti in materia di participation exemption e start-up (Agenzia delle Entrate – Risposta 14 settembre 2018, n. 2).

La commercialità dell’attività d’impresa effettivamente svolta non sussiste relativamente alle partecipazioni in società il cui valore del patrimonio è prevalentemente costituito da beni immobili diversi dagli immobili alla cui produzione o al cui scambio è effettivamente diretta l’attività d’impresa, dagli impianti e dai fabbricati utilizzati direttamente nell’esercizio d’impresa.
Il requisito della commercialità deve sussistere ininterrottamente, al momento del realizzo, almeno dall’inizio del terzo periodo d’imposta anteriore al realizzo stesso.
Il discrimine tra la fase di start up e l’avvio dell’attività commerciale rileva ai fini del computo del triennio di possesso previsto dall’articolo 87, comma 2, del TUIR. Il periodo di start up, infatti, ancorché non idoneo autonomamente a configurare l’esercizio di attività commerciale, è suscettibile di assumere una connotazione commerciale, ai fini pex, nell’ipotesi in cui venga seguito dallo svolgimento dell’attività d’impresa.
Si considerano atti tipici della fase di start up, a titolo esemplificativo, tutte le attività dirette a costituire, definire e rendere operativa la struttura aziendale, comprese quelle relative agli studi preparatori, all’ottenimento di permessi, licenze e autorizzazioni, alle ricerche di mercato, all’addestramento iniziale del personale, all’acquisizione delle risorse finanziarie e tecniche necessarie ad avviare l’attività dell’impresa.
Inoltre, la natura commerciale dell’attività può ritenersi sussistente già nella fase di start up sempreché la società partecipata, dopo aver ultimato le fasi preparatorie ed essersi così dotata di un apparato organizzativo autonomo, inizi successivamente a svolgere l’attività per la quale è stata costituita.
Ciò premesso in linea generale, con riferimento al caso di specie, il requisito della “commercialità” è posseduto dalla società dall’inizio del periodo d’imposta 2019, in quanto le attività poste in essere a decorrere dal 2015 si considerano preparatorie e finalizzate all’esercizio dell’attività di impresa, rientrando a pieno titolo nel conteggio del periodo di valutazione della commercialità ai fini pex.