I contributi per gli investimenti nelle zone del sisma centro Italia

Stabiliti i criteri, le procedure e le modalità di concessione di agevolazioni nella forma del contributo in conto capitale alle imprese che realizzino o abbiano realizzato, a partire dal 24 agosto 2016, investimenti produttivi nei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, colpite dal sisma del centro Italia (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Decreto 10 maggio 2018, pubblicato nella G.U. 21 giugno 2018, n. 142).

Possono presentare domanda di ammissione alle agevolazioni le imprese beneficiarie aventi i seguenti requisiti:
a. per le imprese beneficiarie iscritte al registro delle imprese: presenza di una o più unità produttive – risultanti iscritte al medesimo registro delle imprese – ubicate in uno o più comuni, alla data di presentazione della domanda. Le imprese beneficiarie prive di tale requisito al momento della domanda devono possederlo al momento dell’erogazione del contributo o dell’anticipo;
b. per le imprese beneficiarie non iscritte al registro delle imprese: luogo dell’esercizio dell’attività d’impresa – come riscontrabile dal certificato di attribuzione della Partita IVA – in uno o più comuni, alla data di presentazione della domanda. Le imprese beneficiarie prive di tale requisito al momento della domanda devono possederlo al momento dell’erogazione del contributo o dell’anticipo;
c. per le imprese beneficiarie non residenti nel territorio italiano: costituzione secondo le norme di diritto civile e commerciale vigenti nello stato di residenza. Tali soggetti, fermo restando il possesso, alla data di presentazione della domanda, degli ulteriori requisiti previsti, devono dimostrare il possesso dei requisiti di cui ai punti sopra alla data di richiesta dell’erogazione del contributo o dell’anticipo;
d. esercizio dell’attività economica in qualsiasi settore. Alle imprese beneficiarie operanti nei settori dell’agricoltura primaria, della pesca e dell’acquacoltura è destinata, complessivamente per i tre settori, una quota di risorse pari al 10% delle risorse attribuite a ciascuna regione. Sono comprese tra le imprese beneficiarie anche le imprese agricole la cui sede principale non è ubicata nei territori dei comuni, ma i cui fondi siano situati in tali territori.

I contributi sono concessi a fronte dell’effettuazione di nuovi investimenti produttivi, anche finalizzati alla realizzazione di nuove unità produttive o all’ampliamento di unità produttive esistenti. I costi ammissibili devono riferirsi all’acquisto e alla realizzazione di attivi materiali o immateriali, nella misura necessaria alla realizzazione del programma di investimento proposto. Detti costi riguardano, nei limiti delle pertinenti disposizioni comunitarie vigenti:
a. il suolo aziendale e le sue sistemazioni;
b. le opere murarie ed assimilate nonché le infrastrutture specifiche aziendali, inclusi l’acquisto o la realizzazione di nuovi immobili o l’ampliamento di immobili esistenti, purché strettamente funzionali al ciclo produttivo caratteristico dell’impresa;
c. i beni materiali ammortizzabili di qualsiasi specie funzionali al ciclo produttivo caratteristico dell’impresa;
d. i brevetti e gli altri diritti di proprietà industriali funzionali al ciclo produttivo caratteristico dell’impresa;
e. i programmi informatici esclusivamente connessi alle esigenze di gestione del ciclo produttivo caratteristico dell’impresa;
f. per le sole piccole e medie imprese, i costi relativi all’acquisizione di servizi di consulenza connessi al programma di investimento produttivo quali:
– i servizi qualificati di supporto alla innovazione tecnologica di prodotto e processo (a titolo esemplificativo, servizi di supporto alla innovazione di prodotto nella fase iniziale, test e ricerche di mercato per nuovi prodotti, servizi tecnici di progettazione per innovazione di prodotto e di processo produttivo, servizi tecnici di sperimentazione es. prove e test, servizi di gestione della proprietà intellettuale, costo di ricerca tecnico-scientifica a contratto, servizi di supporto all’innovazione;
– i servizi qualificati di supporto alla innovazione organizzativa, servizi di supporto al cambiamento organizzativo, servizi di miglioramento della efficienza delle operazioni produttive, supporto alla certificazione avanzata, servizi per l’efficienza ambientale ed energetica;
– i servizi qualificati di supporto all’innovazione commerciale per il presidio strategico dei mercati: supporto alla introduzione di innovazioni nella gestione delle relazioni con i clienti, supporto allo sviluppo di reti distributive specializzate ed alla promozione di prodotti, servizi di valorizzazione della proprietà intellettuale.

Alle imprese beneficiarie può essere concesso un contributo in conto capitale sui costi ammissibili, secondo una delle seguenti opzioni:
a. pari al 50% dei costi ritenuti ammissibili entro il limite massimo di contributo e nel rispetto delle condizioni previste dai Regolamenti de minimis;
b. ai sensi dei Regolamenti di esenzione, con le intensità di aiuto ivi previste a seconda della dimensione di impresa e della localizzazione dell’investimento per le singole tipologie di costi ammissibili, nel rispetto delle condizioni previste dai medesimi regolamenti;
c. le imprese che hanno già avviato l’investimento possono ricevere l’agevolazione ai sensi dei Regolamenti de minimis.
I soggetti interessati hanno diritto alle agevolazioni esclusivamente nei limiti delle disponibilità finanziarie.

Ai fini della concessione del contributo, le imprese beneficiarie presentano al Vice Commissario, una sola domanda di agevolazione riferita a una o più unità produttive o fondi ubicati nei territori dei comuni.
I contributi sono concessi, a cura del Vice Commissario, sulla base di procedura valutativa a graduatoria, in alternativa sulla base di procedura valutativa con procedimento a sportello.
Entro novanta giorni dal termine ultimo di presentazione delle domande, il Vice Commissario procede, per le domande di contributo per le quali l’istruttoria si è conclusa con esito positivo, all’approvazione della graduatoria e all’ammissione a contributo delle imprese finanziabili sino a concorrenza delle risorse disponibili. Nel medesimo termine il provvedimento di concessione, contenente il dettaglio delle spese ammesse, viene notificato alle imprese beneficiarie.
Il progetto deve essere realizzato entro il termine di diciotto mesi dalla data di pubblicazione della graduatoria, ovvero dalla data di adozione del provvedimento regionale di concessione dell’agevolazione, in caso di procedura valutativa a sportello.
Ove adeguatamente motivato da imprevisti sopraggiunti nella realizzazione del progetto, può essere concessa una proroga di non oltre tre mesi.
L’erogazione del contributo può avvenire:
a. a saldo in unica soluzione a seguito della rendicontazione del totale delle spese sostenute;
b. in due soluzioni con anticipo del 40% dietro presentazione di idonea garanzia fideiussoria e il restante 60% a seguito della rendicontazione totale delle spese sostenute.

Ad agosto la scadenza per le comunicazioni locazioni brevi 2017

Prorogato al 20 agosto 2018 il termine di trasmissione dei dati relativi ai contratti di locazione breve stipulati nel 2017 (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 20 giugno 2018, n. 123723).

I soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, nonché quelli che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in ricerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare, trasmettono i dati dei contratti conclusi per il loro tramite entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello a cui si riferiscono i predetti dati.
I dati dei contratti conclusi sono trasmessi dai soggetti obbligati attraverso i servizi dell’Agenzia delle entrate, in conformità alle specifiche tecniche.
Quest’anno, la pubblicazione di tali specifiche tecniche sul sito internet dell’Agenzia delle entrate è avvenuta il 12 giugno 2018 e, pertanto, per consentire ai soggetti tenuti all’obbligo di comunicazione di usufruire di un congruo termine per l’effettuazione dell’adempimento, esclusivamente per i dati dei contratti conclusi nel 2017, il termine per la trasmissione dei dati è prorogato.
Per garantire un termine congruo, la proroga dei termini per l’adempimento di obblighi dichiarativi e comunicativi non può essere superiore a sessanta giorni.
Considerato che il sessantesimo giorno successivo al 12 giugno 2018 cade l’11 agosto 2018, ossia nel periodo feriale compreso tra il 1° e il 20 agosto, il termine viene fissato al 20 agosto 2018.

Professionisti, niente IRAP senza i presupposti per l’autonoma organizzazione

Non è soggetto a IRAP il contribuente che impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Corte di Cassazione – Ordinanza 15 giugno 2018, n. 15870).

La Suprema Corte accoglie il ricorso del contribuente, medico pediatra convenzionato, avverso la decisione della CTR che ha rigettato il suo appello, in controversia concernente l’impugnativa del silenzio rifiuto sull’istanza di rimborso relativa ad IRAP.
Nello specifico, la CTR riteneva legittimo il diniego tacito di rimborso dell’Amministrazione, sul presupposto che il contribuente esercitasse l’attività “in un ambulatorio gestito con altri medici, contribuendo quindi alle spese di gestione dello stesso (in misura del 20% circa degli assai consistenti ricavi) ed avvalendosi della prestazione di personale dipendente dell’organizzazione”.
Il ricorrente ha sottolineato come svolgesse la sua attività in uno studio condotto in locazione, posto in un immobile utilizzato anche da altri medici e gestito da una società di servizi, soggetto terzo di cui non era socio.
La Corte di Cassazione, in tema di IRAP, ha più volte chiarito che per l’attività medica convenzionata, il requisito della autonoma organizzazione non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive, cosi che in caso di convenzionamento non possono ritenersi eccedenti il minimo indispensabile i beni usati conformemente allo statuto della convenzione; di conseguenza la disponibilità, da parte dei medici di medicina generale convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, di uno studio, avente le caratteristiche e dotato delle attrezzature indicate nell’art. 22 dell’Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, reso esecutivo con d.P.R. n. 270 del 2000, rientrando nell’ambito del “minimo indispensabile” per l’esercizio dell’attività professionale ed essendo obbligatoria ai fini dell’instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale, non integra, di per sé, pur in presenza di personale dipendente con mansioni esecutive, il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini del presupposto impositivo.
I suddetti principi sono riferibili anche al caso in esame, in cui il ricorrente svolge l’attività di medico pediatra convenzionato, attività del tutto conforme a quella del cd. “medico di famiglia”, regolata dalla medesima convenzione, con l’unica differenza che l’attività è rivolta a pazienti di età inferiore ai quattordici anni, il giudice del merito, quindi, avrebbe dovuto verificare le caratteristiche dei beni strumentali, l’effettiva incidenza di eventuali collaboratori e delle loro mansioni, l’entità dei compensi a terzi.
La CTR, invece, a fronte delle contestazioni del contribuente, non ha adeguatamente motivato sugli elementi in base ai quali ha tratto la convinzione che il contribuente facesse parte di una “struttura” e gestisse lo studio insieme con altri medici, non avendo evidenziato l’esistenza di una società o un’associazione tra i professionisti, cui partecipasse il contribuente, né che quest’ultimo esercitasse l’attività medica in qualsiasi altra forma associata.
Inoltre, ai fini della sussistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione, non può ritenersi sufficiente la considerazione di “consistenti ricavi” e di spese pari a circa il 20% degli stessi, poiché, come chiarito in recenti pronunce di questa Corte, “l’ammontare del reddito conseguito è irrilevante al fine della ricorrenza del presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto dall’art. 2 del d.lgs. n. 446 del 1997” ed “il valore assoluto dei compensi e dei costi, ed il loro reciproco rapporto percentuale, non costituiscono elementi utili per desumere il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione di un professionista”.
Deve, altresì, escludersi che “il presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto dall’art. 2 del d.lgs. n. 446 del 1997” ricorra “ove il contribuente si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive di segreteria reclutato in outsourcing mediante una società di servizi”.
Nella fattispecie in esame, costituisce circostanza pacifica e non contestata che il contribuente si avvalesse di un solo segretario, con mansioni meramente esecutive, rientrante nell’ambito del “minimo indispensabile” per l’esercizio dell’attività professionale.

Indennità forfetaria in base ai chilometri percorsi: regime fiscale della trasferta

Con la recente Ordinanza n. 16230 del 20 giugno 2018, la Corte di Cassazione ha affermato il principio, in materia di tassazione del reddito di lavoro dipendente, secondo il quale l’indennità forfetaria corrisposta al dipendente in trasferta, che sia commisurata alle distanze chilometriche percorse in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, costituisce un’indennità di trasferta soggetta al relativo regime di tassazione agevolato. Deve ritenersi esclusa, invece, la configurazione di un’indennità di “trasfertismo”, soprattutto quando risulta individuata una specifica sede di lavoro.

FATTO

In seguito ad accertamenti compiuti da funzionari Inps, l’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti della società, in qualità di sostituto d’imposta, per il recupero delle ritenute non effettuate, in conseguenza della riqualificazione delle somme corrisposte a titolo di “indennità di trasferta” in “indennità di trasfertismo”, per le quali è previsto un regime di tassazione meno favorevole (esenzione limitata al 50% delle somme erogate).
La rettifica era motivata dalla circostanza che i dipendenti svolgevano la loro attività in luoghi sempre variabili e diversi, e dalla busta paga emergeva che le indennità erano state corrisposte in misura forfetaria, con continuità e in assenza di documentazione.
I giudici tributari hanno confermato la legittimità della pretesa tributaria.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La società ha proposto ricorso in Cassazione, contestando due aspetti fondamentali:
– la carenza di legittimazione passiva del sostituto di imposta;
– l’errata qualificazione delle indennità corrisposte, in violazione di norma di interpretazione autentica (quindi retroattiva) prevista dall’art. 7-quinquies del D.L. n. 193 del 2016.
Per quanto concerne la “carenza di legittimazione passiva del sostituto di imposta”, la Corte di Cassazione ha evidenziato che nella ritenuta di acconto (diretta, in sé, ad agevolare non solo la riscossione ma anche l’accertamento degli obblighi del percettore del reddito), l’intervento del “sostituto” lascia inalterata la posizione del “sostituito”, il quale è specificamente gravato dell’obbligo di dichiarare i redditi assoggettati a ritenuta, poiché essi concorrono a formare la base imponibile sulla quale, secondo il criterio di progressività, deve essere calcolata l’imposta dovuta, detraendosi da essa la ritenuta subita come anticipazione del prelievo. Da ciò consegue che, quando la ritenuta non sia stata operata su emolumenti che pur costituiscono componente di reddito, alla omissione il percettore deve porre rimedio, dichiarando i relativi proventi e calcolando l’imposta sull’imponibile alla cui formazione quei proventi hanno concorso. Sulla dichiarazione del sostituito, difatti, il Fisco esercita i normali poteri di controllo e di accertamento in rettifica, liquidando la maggiore imposta in dipendenza dei proventi in ipotesi non dichiarati, sui quali il “sostituto” non abbia operato la dovuta trattenuta, omettendo il relativo versamento. D’altra parte, precisa la Corte Suprema, la norma di cui all’art. 23 del DPR n. 600 del 1973 impone ai sostituti di effettuare una ritenuta a titolo di acconto dell’IRPEF per i compensi da lavoro dipendente corrisposti ai lavoratori e, in caso di mancata effettuazione delle ritenute o di mancato versamento, il sostituto di imposta ne risulta responsabile.
Con riferimento, invece, alla corretta definizione di trasferta e di trasfertismo, i giudici della Suprema Corte hanno chiarito che “l’indennità di trasfertismo” si configura quando sussistono contestualmente le condizioni appositamente individuate dalla norma di interpretazione autentica, e in particolare:
a) mancata indicazione, nel contratto o nella lettera di assunzione, della sede di lavoro;
b) svolgimento di un’attività lavorativa che richiede la continua mobilità;
c) corresponsione al dipendente, in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, di un’indennità o maggiorazione di retribuzione “in misura fissa”, attribuite senza distinguere se il dipendente si sia effettivamente recato in trasferta e dove la stessa si è svolta.
Nel caso in cui le indennità forfetarie sono pagate in relazione alle distanze chilometriche percorse e non a misura fissa, e nel contratto di lavoro risulti indicata la sede dove si svolge l’attività lavorativa, dunque, deve ritenersi esclusa la configurazione di “indennità di trasfertismo”, con la conseguente qualificazione come “indennità di trasferta, a cui si applica il corrispondente regime fiscale: esenzione fino ad euro 46,48 al giorno per le trasferte o le missioni fuori del territorio comunale, elevate ad euro 77,47 per le trasferte all’estero.

I codici tributo per le agevolazioni alle imprese della ZFU Centro Italia

Istituiti i codici tributo per l’utilizzo, tramite modello F24, delle agevolazioni a favore delle imprese e dei titolari di reddito di lavoro autonomo localizzati nella zona franca urbana istituita nei comuni delle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dagli eventi sismici che si sono susseguiti a far data dal 24 agosto 2016 (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 19 giugno 2018, n. 45/E).

Al fine di consentire l’utilizzo in compensazione delle suddette agevolazioni, tramite modello F24 da presentare esclusivamente attraverso i canali ENTRATEL e FISCONLINE messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, si istituiscono i seguenti codici tributo:
– “Z149” – denominato “ZFU CENTRO ITALIA – Agevolazioni alle imprese e ai titolari di reddito da lavoro autonomo per riduzione versamenti – art. 1, comma 745, della legge n. 205/2017”;
– “Z150” – denominato “ZFU CENTRO ITALIA – Agevolazioni alle imprese individuali e familiari per riduzione versamenti – art. 1, comma 746, della legge n. 205/2017”.
In sede di compilazione del modello di pagamento F24, i suddetti codici tributo sono esposti nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”. Il campo “anno di riferimento” è valorizzato con l’anno d’imposta per il quale è riconosciuta l’agevolazione, nel formato “AAAA”.

Credito d’imposta alle PMI: modalità e criteri di concessione

Il MISE ha definito le modalità e i criteri di riconoscimento del credito d’imposta alle PMI per costi di consulenza sostenuti a decorrere dal 1° gennaio 2018 fino al 31 dicembre 2020 e finalizzati all’ammissione alla loro quotazione in un mercato regolamentato o in sistemi multilaterali di negoziazione di uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo. (MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – Decreto 23 aprile 2018).

Possono beneficiare dell’agevolazione in oggetto le PMI che:
a) sono costituite e regolarmente iscritte al registro delle imprese alla data di presentazione della domanda;
b) operano nei settori economici rientranti nell’ambito di applicazione del regolamento di esenzione, compreso quello della produzione primaria di prodotti agricoli;
c) sostengono, a decorrere dal 1° gennaio 2018, costi di consulenza allo scopo di ottenere, entro il 31 dicembre 2020, l’ammissione alla quotazione in un mercato regolamentato o in sistemi multilaterali di negoziazione di uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo;
d) presentano domanda di ammissione alla quotazione successivamente al 1° gennaio 2018;
e) ottengono l’ammissione alla quotazione con delibera adottata dal gestore del mercato entro la data del 31 dicembre 2020;
f) non rientrano tra le imprese che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti individuati quali illegali e incompatibili dalla Commissione europea;
g) sono in regola con la restituzione di somme dovute in relazione a provvedimenti di revoca di agevolazioni concesse dal Ministero;
h) non si trovano in condizioni tali da risultare impresa in difficoltà così come individuata nel regolamento di esenzione.
Sono ammissibili al credito d’imposta i costi relativi alle seguenti attività di consulenza:
a) attività sostenute in vista dell’inizio del processo di quotazione e ad esso finalizzate, quali, tra gli altri, l’implementazione e l’adeguamento del sistema di controllo di gestione, l’assistenza dell’impresa nella redazione del piano industriale, il supporto all’impresa in tutte le fasi del percorso funzionale alla quotazione nel mercato di riferimento;
b) attività fornite durante la fase di ammissione alla quotazione e finalizzate ad attestare l’idoneità della società all’ammissione medesima e alla successiva permanenza sul mercato;
c) attività necessarie per collocare presso gli investitori le azioni oggetto di quotazione;
d) attività finalizzate a supportare la società emittente nella revisione delle informazioni finanziarie storiche o prospettiche e nella conseguente preparazione di un report, ivi incluse quelle relative allo svolgimento della due diligence finanziaria;
e) attività di assistenza della società emittente nella redazione del documento di ammissione e del prospetto o dei documenti utilizzati per il collocamento presso investitori qualificati o per la produzione di ricerche;
f) attività riguardanti le questioni legali, fiscali e contrattualistiche strettamente inerenti alla procedura di quotazione quali, tra gli altri, le attività relative alla definizione dell’offerta, la disamina del prospetto informativo o documento di ammissione o dei documenti utilizzati per il collocamento presso investitori qualificati, la due diligence legale o fiscale e gli aspetti legati al governo dell’impresa;
g) attività di comunicazione necessarie a offrire la massima visibilità della società, a divulgare l’investment case, tramite interviste, comunicati stampa, eventi e presentazioni alla comunità finanziaria.
Ai fini della determinazione del credito d’imposta sono ammissibili i costi direttamente connessi allo svolgimento delle attività prestate da consulenti esterni, persone fisiche e giuridiche, come servizi non continuativi o periodici e al di fuori dei costi di esercizio ordinari dell’impresa connessi ad attività regolari, quali la consulenza fiscale, la consulenza legale o la pubblicità. Tali spese possono consistere in un importo previamente pattuito in misura fissa oppure parzialmente proporzionata al successo dell’operazione di quotazione.
Il credito d’imposta può essere riconosciuto, fino a un importo massimo di 500.000 euro, nella misura massima del 50 per cento dei costi complessivamente sostenuti per le attività a decorrere dal 1° gennaio 2018 fino alla data in cui si ottiene la quotazione e, comunque, entro il 31 dicembre 2020.
Ai fini del riconoscimento del credito d’imposta, i soggetti inoltrano, in via telematica, all’indirizzo di posta elettronica certificata (dgpicpmi.div05@pec.mise.gov.it), nel periodo compreso tra il 1° ottobre dell’anno in cui è stata ottenuta la quotazione e il 31 marzo dell’anno successivo, un’apposita istanza che contiene:
a) gli elementi identificativi della PMI, ivi compreso il codice fiscale;
b) l’ammontare dei costi agevolabili complessivamente sostenuti a decorrere dal 1° gennaio 2018 per l’ammissione alla quotazione;
c) la delibera di avvenuta ammissione alla quotazione adottata dal soggetto gestore del mercato regolamentato o del sistema multilaterale di negoziazione di uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo;
d) l’ammontare del credito d’imposta richiesto;
e) la dichiarazione sostitutiva con l’indicazione dei codici fiscali di tutti i soggetti sottoposti alla verifica antimafia.
Entro i successivi trenta giorni dal termine ultimo previsto per l’invio delle istanze di cui al comma 1, la direzione generale per la politica industriale, la competitività e le PMI del Ministero, previa verifica dei requisiti previsti nonché della documentazione richiesta dal presente decreto, sulla base del rapporto tra l’ammontare delle risorse stanziate per ciascun anno e l’ammontare complessivo dei crediti richiesti, determina la percentuale massima del credito d’imposta e comunica alle PMI il riconoscimento ovvero il diniego dell’agevolazione e, nel primo caso, l’importo effettivamente spettante.
Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, a decorrere dal decimo giorno lavorativo del mese successivo a quello in cui è stata comunicata la concessione alla società, attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. L’ammontare del credito utilizzato in compensazione non deve eccedere l’importo disponibile, pena lo scarto del modello F24.
Ai fini del controllo di cui al periodo precedente, la direzione generale per la politica industriale, la competitività e le PMI del Ministero, entro il quinto giorno lavorativo del mese successivo a quello in cui è stata comunicata la concessione alla società, trasmette all’Agenzia delle entrate, con modalità telematiche definite d’intesa, l’elenco delle società beneficiarie del credito, specificando l’importo spettante a ciascuna di esse.
Il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito, né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive. Il credito d’imposta di cui al presente decreto è indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in corso alla data della comunicazione e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi di imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l’utilizzo.
L’Agenzia delle entrate trasmette alla direzione generale per la politica industriale, la competitività e le PMI del Ministero, con modalità telematiche e secondo termini definiti d’intesa, l’elenco delle società che hanno utilizzato in compensazione il credito d’imposta, con i relativi importi. Qualora accerti l’eventuale indebita fruizione, totale o parziale, del credito d’imposta, la stessa ne dà comunicazione in via telematica alla direzione generale per la politica industriale, la competitività e le PMI del Ministero, che previe verifiche per quanto di competenza, provvede al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni secondo legge.

Pronti gli elenchi dei beneficiari delle agevolazioni fiscali “nuove ZFU”

Con il Decreto 18 giugno 2018, il Ministero dello Sviluppo Economico pubblica gli elenchi dei beneficiari, imprese e professionisti, ammessi a fruire delle agevolazioni fiscali previste per le “Nuove Zone Franche Urbane”.

NUOVE ZONE FRANCHE URBANE

Le Zone Franche Urbane (ZFU) cui si riferisce il Decreto 18 giugno 2018 sono quelle individuate nell’ambito del piano di azione e coesione per l’utilizzo dei Fondi strutturali non comprese nell’ex Obiettivo Convergenza, situate nei Comuni di Cagliari, Campobasso, Carrara, Iglesias, Massa, Matera, Pescara, Quartu S. Elena, Sora, Velletri e Ventimiglia.

AGEVOLAZIONI FISCALI

In favore delle imprese (piccole e micro) e dei professionisti, in possesso dei requisiti, di cui è stata accolta l’istanza di ammissione sono riconosciute, nei limiti delle risorse del Fondo, le seguenti agevolazioni:
a) esenzione dalle imposte sui redditi per i primi cinque periodi di imposta. Per i periodi di imposta successivi, l’esenzione è limitata, per i primi cinque al 60 per cento, per il sesto e settimo al 40 per cento e per l’ottavo e nono al 20 per cento.
b) esenzione dall’IRAP per i primi cinque periodi di imposta, fino a concorrenza di euro 300.000, per ciascun periodo di imposta, del valore della produzione netta;
c) esenzione dall’IMU per i soli immobili siti nelle zone franche urbane dalle stesse imprese posseduti ed utilizzati per l’esercizio delle nuove attività economiche;
d) esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, per i primi cinque anni di attività, nei limiti di un massimale di retribuzione definito con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, solo in caso di contratti a tempo indeterminato, o a tempo determinato di durata non inferiore a dodici mesi, e a condizione che almeno il 30 per cento degli occupati risieda nel sistema locale di lavoro in cui ricade la zona franca urbana. Per gli anni successivi l’esonero è limitato per i primi cinque al 60 per cento, per il sesto e settimo al 40 per cento e per l’ottavo e nono al 20 per cento.

ELENCHI DEI SOGGETTI BENEFICIARI

Con il Decreto ministeriale del 18 giugno 2018, sono individuate le imprese ed i professionisti di cui sono state accolte le richieste di ammissione alle agevolazioni suindicate, distinguendo:
– i soggetti ammessi (elenco 1);
– i soggetti ammessi con riserva, che devono trasmettere le informazioni antimafia entro il 10 luglio 2018, pena il rigetto dell’istanza presentata (elenco 2);
– i soggetti ammessi con riserva, per i quali gli aiuti de minimis dichiarati come già concessi in sede di istanza non trovano corrispondenza con quelli registrati nel Registro Nazionale degli Aiuti. Per tali soggetti la concessione delle agevolazioni è subordinata al completamento delle verifiche sull’ammontare dell’importo concedibile.
Una quota dell’agevolazione è concessa in perenzione amministrativa e sarà fruibile da ciascun beneficiario solo in seguito alla riassegnazione in bilancio, tramite comunicazione sul sito web istituzionale www.mise.it.
Le agevolazioni possono essere fruite con la corrispondente riduzione dei versamenti da effettuarsi mediante compensazione con il modello di pagamento F24, da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline o Entratel), pena lo scarto dell’operazione di versamento.

Imprese sociali: operazioni straordinarie e devoluzione del patrimonio

Definite le modalità con cui le imprese sociali pongono in essere le operazioni straordinarie di trasformazione, fusione, scissione e cessione d’azienda ed effettuano la comunicazione dei beneficiari della devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento volontario o di perdita volontaria della qualifica (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Decreto 27 aprile 2018, n. 50).

L’organo di amministrazione dell’impresa sociale notifica al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con atto scritto avente data certa, l’intenzione di procedere a una operazione straordinaria di trasformazione, fusione, scissione o cessione di azienda o di un ramo d’azienda relativo allo svolgimento dell’attività d’impresa di interesse generale.
Il Ministero, al termine dell’istruttoria, rilascia l’autorizzazione richiesta o emette un provvedimento di diniego; in assenza di un provvedimento espresso, l’autorizzazione si intende concessa decorsi novanta giorni dalla ricezione della notificazione.
In caso di trasformazione, fusione o scissione, l’organo di amministrazione dell’impresa sociale deve notificare al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, almeno novanta giorni prima della data di convocazione dell’assemblea o di altro organo statutariamente competente a deliberare sull’operazione straordinaria, l’intenzione di procedere al compimento dell’operazione. A tale atto, avente forma scritta e data certa, che dovrà contenere una sintetica descrizione dell’operazione da porre in essere, sono allegate la situazione patrimoniale di ciascuno degli enti coinvolti e la relazione degli amministratori. Dall’atto deve risultare la data in cui deve riunirsi l’organo statutariamente competente, nonché quella in cui deve essere depositato il progetto di fusione o scissione.
In caso di cessione d’azienda o di un ramo d’azienda relativo allo svolgimento dell’attività d’impresa di interesse generale, l’organo di amministrazione dell’impresa sociale deve notificare al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, almeno novanta giorni prima della data di convocazione dell’assemblea o di altro organo statutariamente competente a deliberare, l’intenzione di procedere all’operazione. A tale atto, avente forma scritta e data certa e nel quale deve risultare la data in cui deve riunirsi l’organo statutariamente competente, è allegata la situazione patrimoniale dell’ente, la relazione giurata e la relazione degli amministratori.
In caso di scioglimento volontario dell’ente o di perdita volontaria della qualifica di impresa sociale, ai fini della prevista devoluzione del patrimonio, l’organo di amministrazione dell’impresa sociale notifica al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con atto scritto avente data certa, i dati identificativi dell’ente che devolve e dell’ente o degli enti beneficiari della devoluzione – ivi inclusi, per questi ultimi, qualora siano enti del terzo settore costituiti e operanti da almeno tre anni, gli estremi di iscrizione al Registro unico del Terzo settore – e l’ammontare del patrimonio da devolvere.

Comunicazioni per la promozione dell’adempimento spontaneo negli studi di settore

Il Fisco individua le anomalie nei dati degli studi di settore, afferenti il triennio di imposta 2014-2016, che sono comunicate ai contribuenti interessati mediante pubblicazione nel proprio “Cassetto Fiscale”, consultabile accedendo al sito internet dell’Agenzia delle entrate (Agenzia delle entrate con il provvedimento 18 giugno 2018, n. 121001).

E’ stata approvata la specifica tecnica con cui sono individuate, per il triennio 2014-2015-2016, le tipologie di anomalie nei dati degli studi di settore. Le comunicazioni di anomalia, elaborate sulla base dei criteri indicati nella specifica tecnica di cui al precedente periodo, sono pubblicate nel “Cassetto Fiscale” dei soggetti interessati, consultabile accedendo al sito internet dell’Agenzia delle entrate.
Tali comunicazioni di anomalie sono trasmesse dall’Agenzia delle Entrate, via Entratel, all’intermediario, se il contribuente ha effettuato questa scelta al momento della presentazione di REDDITI 2017, per il periodo di imposta 2016, e se tale intermediario ha accettato, nella medesima dichiarazione, di riceverle.
Nel caso in cui il contribuente non abbia delegato l’intermediario a ricevere le comunicazioni di anomalie, l’Agenzia delle entrate comunica agli indirizzi di Posta Elettronica Certificata – attivati dai contribuenti – che la sezione degli studi di settore del “Cassetto fiscale” è stata aggiornata.
Inoltre, per i contribuenti abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate viene visualizzato un avviso personalizzato nell’area autenticata e inviato, ai riferimenti dallo stesso indicati, un messaggio di posta elettronica e/o tramite Short Message Service, con cui è data comunicazione che la sezione degli studi di settore del “Cassetto fiscale” è stata aggiornata con l’invio delle citate comunicazioni di anomalie.

 

 

Acquisto prima casa in comunione: per i benefici serve la dichiarazione di entrambi

Con la recente Ordinanza n. 14326 del 5 giugno 2018, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale, ai fini del riconoscimento dei benefici fiscali “prima casa”, in caso di acquisto dell’abitazione per effetto del regime di comunione legale, anche il coniuge non intervenuto al rogito è tenuto a rendere la manifestazione di volontà e le corrispondenti attestazioni prescritte dalla normativa in materia.

FATTO

Il contribuente, coniugato in regime di comunione legale, ha acquistato l’immobile da adibire a residenza familiare beneficiando delle agevolazioni fiscali cd. “prima casa”, con il riconoscimento dell’applicazione dell’aliquota IVA ridotta al 4 per cento. Al rogito non ha partecipato il coniuge del contribuente che, quindi, non ha reso la manifestazione di volontà e le prescritte dichiarazioni propedeutiche al riconoscimento dei benefici.
Il Fisco ha notificato al contribuente avviso di liquidazione per il recupero della maggiore IVA conseguente alla revoca dei benefici, in considerazione dell’assenza della manifestazione di volontà da parte del coniuge non intervenuto al rogito.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente ritenendo sufficiente, ai fini dell’agevolazione, la destinazione dell’immobile a residenza familiare in cui uno dei coniugi avesse la propria residenza.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, accogliendo l’appello dell’Amministrazione finanziaria, secondo la quale per effetto del regime di comunione legale le dichiarazioni prescritte dalla disciplina di favore dovevano essere rese anche dal coniuge non intervenuto nell’atto di acquisto.
I giudici della Suprema Corte hanno precisato che per il godimento delle agevolazioni fiscali cd. “prima casa” occorre che l’acquirente dichiari in seno all’atto di acquisto di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare, e di non averne in precedenza, fruito, neppure pro quota, in riferimento all’intero territorio nazionale.
Quando l’acquisto viene effettuato da un coniuge in regime di comunione legale, esso estende i suoi effetti anche al coniuge che non partecipa all’acquisto, proprio in ragione della comunione.
In assenza di una specifica deroga, dunque, anche l’acquisto per effetto del regime di comunione legale resta soggetto alle prescrizioni previste per il riconoscimento dei benefici fiscali.
In conclusione, afferma la Suprema Corte, nel caso d’acquisto di un fabbricato con richiesta delle agevolazioni prima casa, da parte di un soggetto coniugato in regime di comunione legale dei beni, le dichiarazioni prescritte dalla legge devono riguardare non solo il coniuge intervenuto nell’atto ma, anche, quello non intervenuto e devono essere necessariamente rese da quest’ultimo.