Formato elettronico per le fatture precedute da scontrino

Dal 1° gennaio 2019, con l’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica, va esclusa la c.d. “fattura con scontrino” in forma analogica (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 16 gennaio 2019, n. 7).

Per coloro che svolgono attività di commercio al minuto e assimilate il decreto IVA prevede che l’emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione.
In assenza di fattura, i corrispettivi, per i quali sussiste l’obbligo di certificazione fiscale possono essere documentati, indipendentemente dall’esercizio di apposita opzione, mediante il rilascio della ricevuta fiscale, ovvero dello scontrino fiscale con l’osservanza delle relative discipline.
Inoltre, lo scontrino fiscale, emesso all’atto della consegna o, se anteriore, del pagamento del corrispettivo e la ricevuta fiscale, aventi tutte le caratteristiche richieste dalla normativa di riferimento, possono essere utilizzati come documenti idonei ai fini dell’osservanza degli obblighi di legge.
Inn passato, l’Amministrazione finanziaria ha già precisato che:
a) avendo la fattura funzione sostitutiva dei due documenti fiscali richiamati (scontrino oppure ricevuta fiscale) nei casi in cui ne è prescritta l’emissione, è escluso il rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale solo nell’ipotesi in cui per la stessa operazione venga rilasciata la fattura ordinaria contestualmente alla consegna del bene o all’ultimazione della prestazione. Ciò nella considerazione che qualora non si desse luogo all’emissione contestuale della fattura, verrebbe meno qualsiasi possibilità di controllo immediato in ordine soprattutto alle operazioni poste in essere dai soggetti che svolgo il commercio al minuto e attività assimilate;
b) l’operatore economico che intende avvalersi della fatturazione differita potrà utilizzare, in luogo del documento di trasporto o degli altri documenti similari, sia lo scontrino fiscale integrato che la ricevuta fiscale integrata.
Va da sé che, in tal caso, come, peraltro, l’ammontare dei corrispettivi certificati da scontrino fiscale e oggetto di fatturazione differita, vanno scorporati dal totale giornaliero.
In caso di emissione di ricevuta fiscale per corrispettivi oggetto di fatturazione differita, gli stessi potranno essere tenuti distinti nel registro dei corrispettivi, ai fini della loro esclusione dalle liquidazioni periodiche, in quanto i medesimi concorreranno alle liquidazioni relative alle corrispondenti fatture differite.
Le precisazioni richiamate non risultano superate a seguito dell’introduzione dell’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica a decorrere dal 1° gennaio 2019.
Infatti, la disciplina in materia di fattura elettronica non ha creato una categoria sostanziale nuova o diversa dalla fattura “ordinaria”, con la conseguenza che, pur nel limite della compatibilità con gli elementi che la caratterizzano, continuano a trovare applicazione le regole ed i relativi chiarimenti precedenti con riferimento generale alla fatturazione.
In questo senso, peraltro, vanno lette anche le istruzioni contenute nelle specifiche tecniche, di cui all’allegato A al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate 30 aprile 2018, prot. n. 89757/2018 laddove, nelle ipotesi di fatture elettroniche precedute da scontrino, si prevede la compilazione del blocco informativo “AltriDatiGestionali” con specifiche informazioni (quali, ad esempio, per il “RiferimentoTesto” «l’identificativo alfanumerico dello scontrino»).
Alla luce di quanto sopra, fatta salva l’ipotesi di esonero dagli obblighi di fatturazione elettronica, deve escludersi che, dal 1° gennaio 2019, la c.d. “fattura con scontrino” citata dall’istante possa avere forma analogica.

Rappresentante fiscale di intermediario estero

Forniti chiarimenti in merito alla possibilità di nominare un rappresentante fiscale da parte di un intermediario estero (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 16 gennaio 2019, n. 5/E).

Una banca estera, nonostante la presenza della stabile organizzazione in Italia, in relazione agli adempimenti di sostituto d’imposta relativi ai redditi di natura finanziaria, qualora la stabile organizzazione non svolga in Italia attività di custodia titoli per le quali la stessa assume il ruolo di sostituto d’imposta, può nominare come rappresentante fiscale un intermediario abilitato residente o stabilito in Italia.

IRAP: istanza di rimborso per il professionista

I terzi cui il professionista aveva erogato compensi non erano suoi collaboratori abituali e continuativi, bensì professionisti (notai o avvocati di altri fori che avevano prestato, in via autonoma ed occasionale, la loro attività quali domiciliatari) (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. trib. – Ordinanza 15 gennaio 2019, n. 719)

Nella fattispecie esaminata dalla Suprema Corte l’avvocato presentava all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate una istanza tendente ad ottenere il rimborso dell’IRAP versata per alcuni anni di imposta.
Il predetto Ufficio non dava seguito alla richiesta, pertanto, il contribuente proponeva ricorso avverso il silenzio rifiuto, sostenendo il proprio diritto a conseguire il rimborso sul presupposto che, a suo avviso, l’imposta non era dovuta, poiché l’attività di avvocato era svolta a livello individuale con pochi mezzi e strutture lavorative limitate.
L’Ufficio si costituiva in giudizio, affermando che, con riferimento al ricorrente, si configurava l’ipotesi dell’autonoma organizzazione.
La CTP di Napoli rigettava il ricorso, ritenendo che la documentazione prodotta dal professionista non consentisse di escludere l’esistenza della detta autonoma organizzazione richiesta per la sottoposizione all’imposta in oggetto.
Avverso tale sentenza il contribuente proponeva appello.
Con sentenza, la CTR di Napoli rigettava l’appello, sulla base delle seguenti considerazioni:
a) non vi era prova che il contribuente avesse svolto la propria attività avvalendosi di organizzazioni altrui, dovendosi da ciò evincere che l’avesse esercitata in assoluta autonomia;
b) non era stata dimostrata, da parte dell’appellante, l’occasionalità dei redditi percepiti, che derivavano, invece, dalla sua capacità di auto-organizzarsi per far fronte alle richieste di clienti propri ed utilizzando strutture (ufficio e suppellettili) proprie, nonché disponendo in assoluta autonomia del proprio tempo, senza dover rendere conto ad alcuno;
c) infine, il rapporto tra i ricavi dell’attività professionale e le spese, anche in considerazione della composizione dei costi sostenuti per lo svolgimento dell’attività (desumibili dalle dichiarazioni), dimostravano l’esistenza di una adeguata organizzazione volta al conseguimento di un valore aggiunto derivante da una autonoma attività professionale soggetta ad IRAP;
d) da ultimo, il contribuente aveva posto in essere un’attività della quale era unico responsabile, non essendo inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità, e sosteneva spese adeguate alle proprie esigenze.
L’avvocato ha poi proposto ricorso per la cassazione della sentenza, sulla base di due motivi, di cui solo il seguente risulta fondato: il ricorrente deduce il vizio di motivazione circa un punto decisivo della controversia per aver la CTR omesso di esaminare la documentazione allegata ad una delle memorie illustrative da lui depositate nel giudizio di primo grado, dalla quale emergeva che i terzi cui egli aveva erogato compensi non erano suoi collaboratori abituali e continuativi, bensì professionisti (notai o avvocati di altri fori che avevano prestato, in via autonoma ed occasionale, la loro attività quali domiciliatari).
Al riguardo la Suprema Corte ribadisce che il presupposto per l’applicazione dell’IRAP è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi. Tale requisito ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture riferibili ad altri; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
È stato chiaramente precisato che l’entità dei compensi percepiti dal contribuente e, cioè, l’ammontare del reddito conseguito, è irrilevante ai fini della ricorrenza del presupposto dell’autonoma organizzazione. D’altro canto, le spese consistenti possono derivare da costi strettamente afferenti all’aspetto personale (spese alberghiere o di rappresentanza, assicurazione per i rischi professionali o il carburante utilizzato per il veicolo strumentale) e, pertanto, rappresentare un mero elemento passivo dell’attività professionale, non funzionale allo sviluppo della produttività e non correlato all’implementazione dell’aspetto organizzativo.
Ciò debitamente premesso, va rilevato, da un lato, che gli elementi valorizzati dalla CTR sono neutri (l’adeguatezza delle spese sostenute dal contribuente rispetto alle proprie esigenze) o, addirittura, di per sé irrilevanti e, comunque, generici (il fatto che l’avvocato sia “unico responsabile” dello studio e che goda di assoluta autonomia nella gestione del proprio tempo), sicché la motivazione sui cui la sentenza si fonda risulta meramente apparente; dall’altro, che il giudice d’appello ha omesso di valutare documenti che, con certezza, avrebbero potuto incidere sulla decisione finale, nel senso di escludere il ricorso ad una collaborazione esterna abituale e continuativa e, dunque, uno dei requisiti indefettibili per configurare l’autonoma organizzazione in capo al professionista.

Pronto il codice tributo del bonus per la formazione 4.0 dei dipendenti

Con la Risoluzione n. 6/E del 17 gennaio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo “6897” che consente l’utilizzo in compensazione tramite modello F24 del credito d’imposta riconosciuto alle imprese in relazione alle spese sostenute per la formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano Nazionale Industria 4.0.

Al fine di consentire l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del cd. “Bonus Formazione dipendenti 4.0” è stato istituito il codice tributo “6897” denominato “credito d’imposta per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano Nazionale Industria 4.0”.
Il beneficio è stato istituito con la Legge di Bilancio 2018 allo scopo di incentivare l’attività di formazione del personale dipendente per l’acquisizione o il consolidamento di conoscenze nel settore delle tecnologie previste dal Piano Nazionale Industria 4.0.
Inizialmente riconosciuta in relazione alle spese sostenute per l’attività di formazione nel 2018, con la Legge di Bilancio 2019 l’agevolazione è stata estesa anche alle medesime spese sostenute nel 2019.
In particolare, il credito d’imposta è riconosciuto alle imprese residenti nel territorio dello Stato e alle stabili organizzazioni di soggetti non residenti (indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano nonché dal regime contabile adottato), per le spese relative al solo costo aziendale del personale dipendente per il periodo in cui è occupato nelle attività di formazione di conoscenze tecnologiche (quali, big data e analisi dei dati; cloud e fog computing; cyber security; sistemi cyber-fisici; prototipazione rapida; sistemi di visualizzazione e realtà aumentata; robotica avanzata e collaborativa; interfaccia uomo macchina; manifattura additiva; internet delle cose e delle macchine; integrazione digitale dei processi aziendali), applicate ad ambiti specificamente individuati (vendita e marketing; informatica; tecniche e tecnologie di produzione).
Ai fini del riconoscimento del credito d’imposta le spese agevolate devono essere certificate da un revisore contabile, mentre le attività di formazione deve essere pattuite attraverso contratti collettivi aziendali o territoriali.
Con riferimento al 2018, il “bonus formazione dipendenti 4.0” è pari al 40% delle spese agevolate, nel limite di importo massimo annuale per ciascun beneficiario di euro 300.000, senza distinzioni ulteriori.
Con riferimento al 2019, invece, il “bonus” è attribuito, sempre in percentuale delle medesime spese agevolate, nelle seguenti misure:
– 50% per le piccole imprese (nel limite massimo annuo di 300.000 euro);
– 40% per le medie imprese (nel limite massimo annuo di 300.000 euro);
– 30% per le grandi imprese (nel limite massimo annuo di 200.000 euro).

Il credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui sono state sostenute le spese e in quelle relative ai periodi d’imposta successivi fino a quando se ne conclude l’utilizzo, ed è utilizzabile a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui i costi sono sostenuti.

In sede di compilazione del modello F24, il codice tributo “6897” deve essere esposto nella “Sezione Erario”, indicando nel campo “anno di riferimento” il periodo d’imposta in cui sono state sostenute le spese agevolabili nel formato “AAAA”.
Lo stesso codice tributo deve essere utilizzato in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, nei casi di riversamento dell’agevolazione indebitamente fruita.

Legge di Bilancio 2019: imposta unica sui giochi a distanza

La Legge di Bilancio 2019 ha stabilito che l’imposta unica sui giochi e sulle scommesse venga applicata ai giochi di abilità a distanza con vincita in denaro e al gioco del bingo a distanza, fissando la relativa aliquota (art. 1, co. 1052, L. n. 145/2018).

A decorrere dal 1° gennaio 2019, l’imposta unica di cui al D.Lgs. n. 504/1998, è stabilita:
– per i giochi di abilità a distanza con vincita in denaro e al gioco del bingo a distanza, nella misura del 25% delle somme che, in base al regolamento di gioco, non risultano restituite al giocatore;
– per le scommesse a quota fissa, escluse le scommesse ippiche, nelle misure del 20%, se la raccolta avviene su rete fisica, e del 24%, se la raccolta avviene a distanza, applicata sulla differenza tra le somme giocate e le vincite corrisposte;
– per le scommesse a quota fissa su eventi simulati di cui all’art. 1, co. 88,L. n. 296/2006, nella misura del 22% della raccolta al netto delle somme che, in base al regolamento di gioco, sono restituite in vincite al giocatore.

I soggetti passivi dell’imposta unica sono coloro i quali gestiscono, anche in concessione, i concorsi e le scommesse.

“CU 2019”: online il modello definitivo

Approvato il modello dichiarativo di Certificazione Unica “CU 2019”, relativa all’anno 2018 (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 15 gennaio 2019, n. 10664).

Si evidenziano le seguenti novità:
– nella sezione dati fiscali dati per la eventuale compilazione della dichiarazione dei redditi, nel punto 21 va indicato il totale delle ritenute d’acconto che il sostituito dovrà esporre nella dichiarazione dei redditi che eventualmente dovrà presentare, al netto delle detrazioni e del credito d’imposta eventualmente riconosciuto per le imposte pagate all’estero a titolo definitivo. Da quest’anno le ritenute indicate in questo punto devono essere esposte al netto del credito riconosciuto a fronte degli interessi dei premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza relativi all’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (APE);
– nella sezione detrazioni e crediti, nei punti 379 e 380 bisogna riportare rispettivamente l’ammontare del credito d’imposta annuo APE usufruito che ha trovato capienza nell’ammontare dell’imposta lorda al netto delle detrazioni e del credito d’imposta per le imposte pagate all’estero eventualmente riconosciuto e l’ammontare del credito rimborsato dal sostituto in quanto eccedente l’imposta lorda;
– è stata inserita una nuova sezione “Classificazione di particolari tipologie reddituali” da compilare per dare distinta indicazione di particolari tipologie reddituali per le quali è previsto un inquadramento fiscale non sempre coincidente con quello previdenziale.

Il Fisco pubblica il modello 730/2019

In arrivo il modello 2019 della dichiarazione 730 con le relative istruzioni (Agenzia delle entrate – provvedimento n. 10652 del 15/1/2019).

Di seguito alcune delle novità del nuovo modello 730/2019:
– Deduzione erogazioni liberali a favore delle ONLUS, OV e APS: il Codice del Terzo settore prevede che le liberalità in denaro o in natura erogate a favore degli enti del Terzo settore non commerciali sono deducibili dal reddito complessivo netto del soggetto erogatore nel limite del 10 per cento del reddito complessivo dichiarato. Qualora detto importo sia di ammontare superiore al reddito complessivo dichiarato, diminuito di tutte le deduzioni, l’eccedenza può essere computata in aumento dell’importo deducibile dal reddito complessivo dei periodi di imposta successivi, ma non oltre il quarto, fino a concorrenza del suo ammontare.
– Ulteriori spese per cui spetta la detrazione del 19 per cento: è possibile detrarre dall’Irpef le spese per abbonamento trasporto pubblico per un importo non superiore a 250 euro; le spese per assicurazione contro eventi calamitosi; le spese sostenute in favore dei minori o di maggiorenni, con diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) per l’acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici.
– Detrazione per erogazioni liberali a favore delle ONLUS, APS: è possibile detrarre il 30 per cento degli oneri sostenuti per le erogazioni liberali in denaro o in natura a favore delle Onlus e delle associazioni di promozione sociale, per un importo complessivo in ciascun periodo d’imposta non superiore a 30.000 euro. L’aliquota di detrazione è elevato al 35 per cento degli oneri sostenuti dal contribuente, qualora l’erogazione liberale sia a favore di organizzazioni di volontariato.
– Detrazione contributi associativi alle società di mutuo soccorso: è innalzato a 1.300 euro il limite di detrazione dei contributi associativi alle società di mutuo soccorso.
– Sistemazione a verde: è possibile portare in detrazione dall’Irpef le spese sostenute per la sistemazione a verde delle unità immobiliari e anche quelle sostenute per interventi effettuati sulle parti comuni esterne degli edifici condominiali.
– Spese per interventi finalizzati al risparmio energetico: sono state introdotte nuove tipologie di interventi agevolabili con aliquota di detrazione al 65 per cento o con aliquote dell’80 o dell’85 per cento.
– Tassazione R.I.T.A.: da quest’anno il percettore della rendita temporanea anticipata ha facoltà di avvalersi in dichiarazione della tassazione ordinaria in luogo di quella sostitutiva applicata dal soggetto erogatore.
– Deduzione premi e contributi versati alla previdenza complementare dei dipendenti pubblici: a decorrere dal 1° gennaio 2018, ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, si applicano le medesime disposizioni previste per i dipendenti privati riguardo la deducibilità dei premi e contributi versati per la previdenza complementare.
– Ristrutturazioni: dal 21 novembre 2018, per alcuni interventi, va effettuata la comunicazione all’ENEA.

Approvati i modelli 2019 per la dichiarazione IVA

Con il Provvedimento n. 10659 del 15 gennaio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha approvato i modelli 2019 per la dichiarazione annuale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto per l’anno 2018: “Modello IVA/2019” e “Modello IVA-BASE/2019”.

APPROVAZIONE DEI NUOVI MODELLI

Al fine di adeguare la struttura e il contenuto del modello di dichiarazione in materia di imposta sul valore aggiunto alla vigente normativa, è stato approvato il modello di “Dichiarazione IVA/2019” (con le relative istruzioni di compilazione), concernente la dichiarazione relativa all’anno 2018 da presentare nel 2019. Con lo stesso provvedimento è stato approvata, altresì, una versione semplificata del modello di dichiarazione annuale – “Dichiarazione IVA-BASE/2019” che può essere utilizzato, in alternativa al modello “IVA/2019”, dai soggetti che nel corso del 2018 hanno determinato l’IVA secondo le regole generali previste dalla disciplina in materia.

MODALITÀ E TERMINI DI PRESENTAZIONE

La dichiarazione IVA relativa all’anno 2018, sia con “modello IVA/2019” sia con “modello IVA-BASE/2019” deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate esclusivamente per via telematica, nel periodo compreso tra il 1° febbraio e il 30 aprile 2019; a tal fine può essere trasmessa:
a) direttamente dal dichiarante (utilizzando i servizi telematici Fisconline o Entratel);
b) tramite un intermediario abilitato (dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali, consulenti del lavoro, avvocati, revisori contabili, CAF, tributaristi, ecc.);
c) tramite altri soggetti incaricati (per le Amministrazioni dello Stato);
d) tramite società appartenenti al gruppo.
La dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate. La prova della presentazione della dichiarazione è data dalla comunicazione attestante l’avvenuto ricevimento dei dati, rilasciata sempre per via telematica.

DICHIARAZIONE IVA SEMPLIFICATA

Possono optare per l’utilizzo del modello “IVA-BASE/2019” i soggetti Iva, sia persone fisiche che soggetti diversi dalle persone fisiche, che nel corso dell’anno:
– hanno determinato l’imposta dovuta o l’imposta ammessa in detrazione secondo le regole generali previste dalla disciplina Iva e, pertanto, non hanno applicato gli specifici criteri dettati dai regimi speciali Iva;
– hanno effettuato in via occasionale cessioni di beni usati e/o operazioni per le quali è stato applicato il regime per le attività agricole connesse;
– non hanno effettuato operazioni con l’estero (cessioni ed acquisti intracomunitari, cessioni all’esportazione ed importazioni, ecc.);
– non hanno effettuato acquisti ed importazioni senza applicazione dell’imposta avvalendosi dell’istituto del plafond;
– non hanno partecipato ad operazioni straordinarie o trasformazioni sostanziali soggettive.

ESONERO DALL’OBBLIGO DI PRESENTAZIONE

Sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione IVA:
– i soggetti che hanno registrato esclusivamente operazioni esenti, nonché coloro che si sono avvalsi della dispensa dagli obblighi di fatturazione e di registrazione e hanno effettuato soltanto operazioni esenti;
– i contribuenti che si avvalgono del regime forfetario;
– i contribuenti che si avvalgono del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità;
– i produttori agricoli esonerati dagli adempimenti;
– gli esercenti attività di organizzazione di giochi, di intrattenimenti e di spettacolo;
– le imprese individuali che abbiano dato in affitto l’unica azienda e non esercitino altre attività rilevanti agli effetti dell’IVA;
– i soggetti passivi d’imposta non residenti e senza stabile organizzazione nel territorio dello Stato o loro rappresentante fiscale, se sono state effettuate soltanto operazioni non imponibili, esenti, non soggette o comunque senza obbligo di pagamento dell’imposta;
– le associazioni sportive dilettantistiche che hanno optato per il regime di esonero.

NOVITÀ DEI MODELLI 2019

Riguardo alla compilazione del modello di dichiarazione IVA annuale, ecco le principali novità:
– QUADRO VA: nella sezione 2 è stato introdotto il rigo VA16 riservato ai contribuenti che a partire dal 1° gennaio 2019 partecipano a un Gruppo IVA. La casella 1 deve essere barrata per comunicare che si tratta dell’ultima dichiarazione annuale IVA precedente l’ingresso nel Gruppo IVA.
– QUADRO VX: nel rigo VX2 è stato inserito il campo 2, riservato ai soggetti che a partire dal 1° gennaio 2019 partecipano a un Gruppo IVA. Nel nuovo campo va indicata la parte dell’eccedenza detraibile risultante dalla dichiarazione, pari all’ammontare dei versamenti IVA effettuati con riferimento al 2018, che deve essere trasferita al Gruppo IVA dal 1° gennaio 2019.
– QUADRO VO: nel rigo VO34 è stata inserita la casella 3, che deve essere barrata dai contribuenti che avendo optato, nel corso del 2015 per l’applicazione del regime fiscale di vantaggio, revocano la scelta effettuata e accedono, dal 2018, al regime forfetario.
– QUADRO VG: nella sezione 1, righi da VG2 a VG4, è stata introdotta la casella 7 “Soggetto estero”. Nella sezione 2 è stata introdotta la casella 6 “Soggetto estero”. Le nuove caselle devono essere barrate nel caso in cui il soggetto non residente che detiene il controllo sia privo di una posizione IVA nel territorio dello Stato.
– PROSPETTO IVA 26/PR: nel quadro VY, rigo VY2, è stato inserito il campo 2, riservato ai soggetti che a partire dal 1° gennaio 2019 partecipano a un Gruppo IVA. Nel nuovo campo va indicata la parte dell’eccedenza detraibile risultante dal prospetto, pari all’ammontare dei versamenti IVA effettuati con riferimento al 2018, che deve essere trasferita dalla controllante al Gruppo IVA dal 1° gennaio 2019. Nel rigo VY4 è stato introdotto il nuovo campo 3 “Gruppo IVA art. 70-bis”. La casella del predetto campo deve essere barrata dalla controllante che a partire dal 1° gennaio 2019 partecipa a un Gruppo IVA e intende chiedere a rimborso la parte dell’eccedenza detraibile risultante dal presente prospetto, per la quota che non deve essere trasferita al Gruppo medesimo.

“APE Volontaria”: il codice tributo per il recupero credito d’imposta

In materia di APE, è istituito il codice tributo per il recupero in compensazione, tramite modello “F24 Enti pubblici” (F24 EP), del credito d’imposta annuo riconosciuto dall’INPS (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 14 gennaio 2019, n. 4/E).

In via sperimentale, dal 1º maggio 2017 al 31 dicembre 2019, è istituito l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (APE volontaria), ovvero un prestito corrisposto in quote mensili da un istituto finanziatore, ai soggetti in possesso di specifici requisiti, fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia. La restituzione del prestito, garantita da una polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza, avviene a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, con rate di ammortamento mensili per una durata di vent’anni.
A fronte degli interessi sul finanziamento e dei premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza corrisposti al soggetto erogatore del finanziamento medesimo, l’INPS riconosce un credito d’imposta annuo nella misura massima del 50% dell’importo pari a un ventesimo degli interessi e dei premi assicurativi complessivamente pattuiti nei relativi contratti. L’INPS recupera il credito rivalendosi sulle ritenute da versare mensilmente all’erario nella sua qualità di sostituto d’imposta.
Per consentire all’INPS di recuperare il suddetto credito in compensazione tramite il modello “F24 Enti pubblici” (F24 EP), si istituisce il seguente codice tributo:
– “APVE”, denominato “APE VOLONTARIA – recupero credito d’imposta riconosciuto dall’INPS ai sensi dell’articolo 1, comma 177, della legge n. 232 del 2016”.

Codice tributo per il bonus sulle transazioni elettroniche negli impianti di distribuzione carburante

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione 14 gennaio 2019, n. 3/E ha istituito il codice tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite il modello F24, del credito d’imposta spettante agli esercenti di impianti di distribuzione di carburante

Agli esercenti di impianti di distribuzione di carburante è riconosciuto un credito d’imposta, pari al 50 per cento delle commissioni addebitate in relazione alle transazioni effettuate a partire dal 1° luglio 2018, tramite sistemi di pagamento elettronico mediante carte di credito, emesse dai soggetti ivi previsti. Considerato che il credito d’imposta in argomento è stato introdotto per agevolare l’utilizzo dei mezzi di pagamento tracciabili previsti ai fini della detraibilità dell’IVA e della deducibilità dei costi, lo stesso spetta per le commissioni addebitate con riferimento alle transazioni per le quali la detraibilità e la deducibilità sono subordinate alle suddette modalità di pagamento.
Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione.
Per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta in argomento, tramite il modello F24, è istituito il seguente codice tributo:
– “6896”, denominato “Credito d’imposta pari al 50 per cento delle commissioni addebitate agli esercenti di impianti di distribuzione di carburante, ai sensi dell’articolo 1, commi 924 e 925, della legge 27 dicembre 2017, n. 205”.
Tale codice dovrà essere inserito nel modello F24 nella “sezione erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” ovvero, nei casi in cui l’esercente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”.
Per utilizzare il credito in compensazione, il modello F24 deve essere presentato esclusivamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.