Agevolazioni fiscali 2018 per le imprese di trasporto

Definite e incrementate, rispetto al periodo d’imposta 2017, le misure agevolative a favore delle imprese di trasporto per l’anno 2018 (Ministero Economia e Finanze – comunicato 14 gennaio 2019, n.7).

Grazie all’incremento di 26,4 milioni della dotazione finanziaria relativamente alle misure agevolative a favore degli autotrasportatori per il 2018 disposta dal Decreto Fiscale, relativamente agli importi delle deduzioni forfetarie, per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore oltre il Comune in cui ha sede l’impresa (autotrasporto merci per conto di terzi) la deduzione forfetaria di spese non documentate, per il periodo d’imposta 2017, passa dai 38,00 euro, precedentemente previsti, a 51,00 euro.

La deduzione spetta anche per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa, per un importo pari al 35 per cento di quello riconosciuto per i medesimi trasporti oltre il territorio comunale.

Innovazione tecnologica: rinnovato bonus formazione dipendenti 4.0

Anche per il 2019 le imprese possono beneficiare del credito d’imposta per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano nazionale industria 4.0.

La Legge di Bilancio 2019 (art. 1, commi 78-81) ha confermato per il 2019 gli incentivi all’attività di formazione del personale delle aziende svolte per l’acquisizione o il consolidamento delle conoscenze delle tecnologie previste dal Piano nazionale Industria 4.0.

SOGGETTI BENEFICIARI

Possono accedere al credito d’imposta tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, ivi incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dall’attività economica esercitata (comprese la pesca, l’acquacoltura e la produzione primaria di prodotti agricoli), dalla natura giuridica, dalle dimensioni, dal regime contabile e dalle modalità di determinazione del reddito ai fini fiscali.
Gli enti non commerciali che esercitano attività commerciali possono accedere al credito d’imposta in relazione al personale dipendente impiegato anche non esclusivamente in tali attività.
Restano escluse dal beneficio le imprese considerate “in difficoltà” secondo la disciplina europea.

MISURA DEL BONUS

Alle imprese beneficiarie è riconosciuto un credito d’imposta per le spese in attività di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano nazionale industria 4.0 effettuate nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018.
Il “Bonus formazione 4.0 – 2019” è attribuito nelle misure seguenti:
– 50 per cento delle spese ammissibili sostenute dalle piccole imprese (nel limite massimo annuo di 300.000 euro);
– 40 per cento delle spese ammissibili sostenute dalle medie imprese (nel limite massimo annuo di 300.000 euro);
– 30 per cento delle spese ammissibili sostenute dalle grandi imprese (nel limite massimo annuo di 200.000 euro).

SPESE AGEVOLABILI

Sono ammissibili al credito d’imposta solo le attività di formazione svolte per acquisire o consolidare le conoscenze delle tecnologie previste dal Piano nazionale Industria 4.0 quali big data e analisi dei dati, cloud e fog computing, cyber security, sistemi cyber-fisici, prototipazione rapida, sistemi di visualizzazione e realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, interfaccia uomo macchina, manifattura additiva, internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali, applicate negli ambiti agevolati già individuati dall’Allegato A della Legge di Bilancio 2018.

DISPOSIZIONI ATTUATIVE

Sono confermate le disposizioni applicative già previste per il “Bonus formazione 4.0 – 2018”. Ciò significa che:
– non si considerano attività di formazione ammissibili la formazione ordinaria o periodica organizzata dall’impresa per conformarsi alla normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, di protezione dell’ambiente e ad ogni altra normativa obbligatoria in materia di formazione;
– ai fini dell’ammissibilità al credito d’imposta, i costi devono essere certificati dal soggetto incaricato della revisione legale o da un professionista iscritto nel Registro dei revisori legali. La certificazione deve essere allegata al bilancio. Le imprese non soggette a revisione legale dei conti devono comunque avvalersi delle prestazioni di un revisore legale dei conti o di una società di revisione legale dei conti (in tal caso le spese sostenute per l’attività di certificazione contabile sono ammesse al bonus nel limite massimo di 5.000 euro);
– il credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui sono state sostenute le spese ammissibili e in quelle relative ai periodi d’imposta successivi fino a quando se ne conclude l’utilizzo;
– il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile IRAP;
– il credito d’imposta è utilizzabile a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui i costi sono sostenuti, esclusivamente in compensazione tramite modello di pagamento F24 telematico, trasmesso attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento.

Soggetti OIC adopter: deducibilità fiscale bonus ai dipendenti

L’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti riguardo al trattamento fiscale applicabile ai costi relativi alla remunerazione variabile (bonus) riconosciuta ai dipendenti in base ad un processo di valutazione “peer review”, da parte dei soggetti Nuovi OIC adopter (Risposta all’interpello n. 1/2019).

L’Agenzia delle Entrate ha affermato che, per i soggetti Nuovi OIC, a cui si applica il principio di derivazione rafforzata, i costi riferiti alla remunerazione variabile (bonus) erogata ai dipendenti in base ad un processo di valutazione “peer review” nell’esercizio successivo a quello oggetto di valutazione, contabilizzati nel rendiconto economico dell’esercizio oggetto di valutazione, devono ritenersi indeducibili se hanno natura di accantonamento dal punto di vista contabile.
Viceversa, se i medesimi costi non configurano un accantonamento dal punto di vista contabile, devono ritenersi deducibili nell’esercizio oggetto di valutazione, per effetto dell’imputazione nel rendiconto economico chiuso al termine dell’esercizio.

QUESITO

Il quesito riguarda il trattamento fiscale applicabile ai costi relativi alla remunerazione corrisposta ai dipendenti, caratterizzata da una parte fissa e una variabile, da parte di un’impresa che redige il bilancio in conformità alle disposizioni del codice civile, secondo i principi OIC, ed è soggetta al principio di “derivazione rafforzata” (cd. Soggetti Nuovi OIC).
La retribuzione variabile, in particolare, corrisposta come “bonus ai dipendenti”, è determinata sulla base di un processo di valutazione “peer review”, caratterizzato dalla circostanza che la procedura, necessariamente, si conclude in un momento successivo al termine dell’esercizio di valutazione dell’operato dei dipendenti. Pertanto:
– una parte del bonus è erogata entro il termine dell’esercizio di valutazione dell’operato dei dipendenti;
– la parte restante viene corrisposta oltre il termine del medesimo esercizio, a saldo del bonus complessivamente spettante, sulla base dei risultati della valutazione.
Entrambe le quote sono contabilizzate nel bilancio civilistico tra i costi del personale dell’esercizio oggetto di valutazione: la prima a titolo definitivo, la seconda come contropartita di un rateo che a sua volta si chiude nell’esercizio successivo, al momento dell’effettivo pagamento.

CHIARIMENTI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

L’Agenzia delle Entrate ha preliminarmente evidenziato che per effetto dell’applicazione del principio di derivazione rafforzata, è estesa ai soggetti Nuovi OIC la deroga alle disposizioni del TUIR che, nell’assunzione dei costi e dei ricavi, pongono prevalentemente riferimento alle condizioni di certezza e determinabilità dei componenti reddituali, alle risultanze negoziali e all’acquisizione/passaggio della proprietà dei beni, nonché a qualsiasi altra norma fiscale che faccia riferimento a regole di rappresentazione non conformi all’anzidetto principio di prevalenza della sostanza sulla forma.
Di conseguenza, ai fini del trattamento fiscale dei costi riferiti al “bonus dipendenti” in esame, devono ritenersi applicabili i seguenti principi:
– la parte corrisposta nell’esercizio oggetto di valutazione, risulta deducibile nel medesimo esercizio;
– la parte (saldo) corrisposta nell’esercizio successivo a quello di valutazione, invece, benché contabilizzata, si considera indeducibile se ha natura di accantonamento dal punto di vista contabile ai sensi dell’OIC 29 e dell’OIC 31; viceversa, se non configura un accantonamento è deducibile comunque nell’esercizio oggetto di valutazione, per effetto dell’imputazione nel rendiconto economico chiuso al termine dell’esercizio.

Atti di fusione: imposta di registro, ipotecaria e catastale

Il Fisco chiarisce come applicare l’imposta sull’atto di fusione tra Fondazioni bancarie non qualificabili ONLUS (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 11 gennaio 2019, n. 2/E).

I passaggi di beni a seguito di atti di fusione o di trasformazione di società e di analoghe operazioni poste in essere da altri enti, non sono soggetti ad IVA. Pertanto, in applicazione del principio di alternatività Iva/Registro, previsto dal TUR, i relativi atti devono essere assoggettati all’imposta di registro, nella misura proporzionale del 3 per cento, quando l’operazione di fusione avviene tra enti non commerciali, ovvero all’imposta di registro in misura fissa, quando l’operazione di fusione è posta in essere tra società od enti “aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale o agricola.
Tale interpretazione trova conferma nell’orientamento della giurisprudenza di legittimità in base al quale “la disciplina dettata dalla Tariffa allegata al T.U. dell’imposta di registro non trova applicazione nell’ipotesi di soggetti giuridici che non abbiamo quale oggetto esclusivo o principale della propria attività lo svolgimento di attività commerciali o agricole”. Pertanto, quando l’operazione di fusione per incorporazione coinvolge soggetti che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale o agricola, trova applicazione l’articolo 9 della tariffa, allegata al DPR n. 131 del 1986, che reca “Atti diversi da quelli altrove indicati aventi per oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale”, da tassare in misura proporzionale con l’aliquota del 3%.
Per quanto attiene alla determinazione della base imponibile, si ritiene che occorra fare riferimento al valore – determinato alla data di efficacia giuridica della fusione (ie. data di stipula dell’atto di fusione) – dei beni e dei diritti, compresi i beni immobili, assunti al netto delle passività, iscritti nel patrimonio della sola fondazione incorporata. Ciò in considerazione del fatto che in ipotesi di fusione per incorporazione, l’ente incorporante assume i diritti e gli obblighi facenti capo all’ente incorporato alla data di efficacia reale della fusione.
Pertanto, laddove, tra i beni della fondazione incorporata vi siano immobili, occorrerà fare riferimento – ai fini della determinazione della base imponibile dell’imposta di registro – al loro valore venale in comune commercio.
Per quanto attiene alle imposte ipotecaria e catastale sono soggetti ad imposta nella misura fissa di 200 euro “gli atti di fusione o di scissione di società di qualunque tipo”.

Pex: chiarimenti sulla qualificazione differenze di cambio in sede di cessione di azioni

Le differenze di cambi concorrano a formare l’ammontare delle plusvalenze o minusvalenze realizzate in sede di cessione di azioni che beneficiano del regime della participation exemption risultando rispettivamente, imponibili nella misura del 5 per cento o interamente indeducibili (Agenzia Entrate – risposta n. 5/2019).

Il chiarimento arriva direttamente dall’Agenzia delle Entrate che con la risposta n. 5 dell’11 gennaio 2019 si è espressa sulla cessione in valuta di azioni che beneficiano del regime della participation exemption (c.d. “Pex”). In tal senso l’Agenzia ha chiarito che in relazione al corrispettivo della cessione in oggetto, emerge che lo stesso deve essere determinato applicando il cambio corrente alla data nella quale la cessione è stata effettuata.

Le differenze cambio positive o negative non danno luogo ad una autonoma e separata rilevazione, ma concorrono a formare le relative plusvalenze e minusvalenze da realizzo, in quanto le partecipazioni rappresentano attività non monetarie.

Detta classificazione ed imputazione temporale del bilancio in virtù del principio di derivazione rafforzata che, a partire dal 2016, informa il bilancio ITA gaap, trova riconoscimento fiscale. In conseguenza di ciò, le differenze cambio positive o negative risultano, rispettivamente, imponibili nella misura del 5 per cento e interamente indeducibili.

Conferimento di aree soggette a urbanizzazione: agevolazioni fiscali

Forniti chiarimenti sul trattamento fiscale di favore (imposta di registro in misura fissa ed esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale) applicabile al conferimento e alla redistribuzione di aree in un consorzio di urbanizzazione (Agenzia delle entrate – Risoluzione 11 gennaio 2019, n. 1/E).

Nello specifico:
– gli atti di redistribuzione delle aree da un consorzio di urbanizzazione ai singoli consorziati, stipulati al fine di eliminare gli effetti distorsivi derivanti dalla convenzione di lottizzazione, sono effettuati senza intenti speculativi in quanto svolgono una funzione meramente ripartitoria -distributiva e non una funzione di scambio negoziale;
– gli atti di redistribuzione delle aree da un consorzio di urbanizzazione ai singoli consorziati beneficiano del regime di favore di cui all’articolo 32 del DPR n. 601/73, sia se il co-lottizzante è una persona fisica che non opera in regime di impresa arte o professione, sia se è una persona giuridica che opera nell’esercizio dell’attività d’impresa;
– il negozio di redistribuzione non rientra nel campo di applicazione dell’IVA;
– per quanto riguarda gli atti di conferimento delle aree dai soggetti consorziati al consorzio di urbanizzazione, se il conferente è una persona fisica che non opera in regime di impresa, arte o professione, solo la parte delle aree conferite destinata alla realizzazione delle opere di urbanizzazione potrà beneficiare del regime di favore, a condizione che i conferenti, nei relativi atti di conferimento, siano in grado di individuare la superficie delle aree destinate alla realizzazione delle opere di urbanizzazione ed indichino negli atti il valore da attribuire alle stesse;
– le parti di aree conferite e non interessate dalla realizzazione delle opere di urbanizzazione non potranno beneficiare del trattamento di favore e i relativi atti saranno soggetti al trattamento ordinario applicabile agli atti traslativi di diritti reali immobiliari (imposta di registro del 9% e imposte ipocatastali ciascuna nella misura fissa di 50 euro);
– se il conferente è una persona giuridica che opera nell’esercizio di un’attività di impresa, sono integrati i presupposti soggettivo ed oggettivo che fanno rientrare l’operazione nel campo di applicazione dell’IVA. Le imposte di registro ed ipocatastali saranno quindi dovute ciascuna nella misura fissa di 200 euro, in attuazione del principio di alternatività IVA-registro.

IRPEF non residenti: individuazione domicilio fiscale

Con la Risposta all’interpello n. 4 del 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il domicilio fiscale dei cittadini italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE è individuato nel Comune in cui risulta prodotto il reddito o il maggior reddito. In deroga a tale principio, le persone fisiche residenti nel Canton Ticino si considerano domiciliati nel comune di Campione d’Italia se avevano la residenza nel comune prima dell’iscrizione all’AIRE.

In base alla disciplina generale, ai fini delle imposte sui redditi, il domicilio fiscale delle persone fisiche è individuato secondo i seguenti criteri:
– per le persone fisiche residenti nel comune nella cui anagrafe sono iscritte;
– per le persone fisiche non residenti, nel comune in cui è prodotto il reddito o, se il reddito è prodotto in più comuni, nel comune in cui si è prodotto il reddito più elevato.
Il quesito posto all’Agenzia delle Entrate riguarda l’individuazione del domicilio fiscale delle persone fisiche residenti all’estero e iscritte all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), e in particolare, il caso di una cittadina italiana residente in Svizzera nel Canton Ticino ed iscritta all’AIRE presso il comune di Campione d’Italia, proveniente però da altro comune italiano.
Per i contribuenti di Campione d’Italia, che trasferiscono la residenza nel Canton Ticino della Confederazione elvetica è prevista una particolare disciplina per l’individuazione del domicilio fiscale. In tal caso, le persone già residenti nel Comune di Campione d’Italia, iscritte nell’anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) dello stesso comune, si considerano domiciliate nel medesimo Comune (di Campione d’Italia), a prescindere dal luogo in cui il reddito è prodotto. Ciò consente di fruire della disposizione secondo la quale i redditi di pensione e di lavoro prodotti in euro concorrono a formare il reddito complessivo per l’importo eccedente 6.700 euro.
Condizione necessaria per l’applicazione della suddetta deroga, considerando il domicilio fiscale nel comune di Campione d’talia è, dunque, la precedente residenza in detto comune.
In conclusione, ai fini della certificazione e della dichiarazione dei redditi, da parte del contribuente residente nel Canton Ticino e iscritto nell’AIRE di Campione d’Italia, il domicilio fiscale è individuato:
– nel medesimo comune di Campione d’Italia, se in precedenza aveva la residenza in tale comune;
– nel comune italiano dove è prodotto il reddito o il maggior reddito, in assenza del predetto requisito della residenza.

Diritto annuale 2019: – 50% rispetto al 2014

I soggetti iscritti nel Registro delle imprese e nel R.E.A., a decorrere dal 1° gennaio 2019, versano un importo del diritto annuale ridotto del 50% rispetto a quello previsto per l’anno 2014 (Ministero Sviluppo Economico – nota n. 432856/2018).

A decorrere dal 1° gennaio 2019, per le imprese che versano il diritto annuale in misura fissa, l’importo dovuto risulta cosi determinato:
– Imprese individuali iscritte o annotate nella sezione speciale del Registro Imprese: € 44,00 per le sede principale e € 8,80 per l’unità locale;
– Imprese individuali iscritte nelle sezione ordinaria del Registro Imprese: € 100,00 per le sede principale e € 20,00 per l’unità locale;
– Società semplicI non agricole: € 100,00 per le sede principale e € 20,00 per l’unità locale;
– Società semplici agricole: € 50,00 per le sede principale e € 10,00 per l’unità locale;
– Società tra avvocati: € 100,00 per le sede principale e € 20,00 per l’unità locale;
– Soggetti R.E.A.: € 15,00;
– Imprese con sede principale all’estero (per ciascuna sede secondaria/unità locale): € 55,00.

Per tutte le altre imprese iscritte al Registro Imprese, diverse da quelle individuali e da quelle per cui sono previste specifiche misure fisse, il diritto annuale è dovuto in misura variabile applicando al fatturato 2018 misure fisse o aliquote per scaglioni di fatturato; in tal caso, dovrà essere versato il 50% degli importi cosi determinati.

Resta in ogni caso confermata, per il triennio 2017, 2018 e 2019, la facoltà per le Camere di commercio di incrementare la misura del diritto annuale fino ad un massimo del 20% per il finanziamento dei programmi e dei progetti presentati dalle Camere di commercio, condivisi con le Regioni ed aventi per scopo la promozione dello sviluppo economico e l’organizzazione di servizi alle imprese.

In tal senso, il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato, per il biennio 2018-2019, alcune Camere di Commercio all’incremento delle misure del diritto annuale.

Immobili strumentali di impresa: procedura di estromissione agevolata

Con la Legge di Bilancio 2019 viene riconosciuta agli imprenditori individuali la possibilità di avvalersi della procedura di estromissione agevolata per escludere gli immobili strumentali posseduti al 31 ottobre 2018 dal patrimonio dell’impresa e trasferirli nel patrimonio personale, mediante pagamento di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e dell’IRAP.

La Legge di Bilancio 2019 ripropone la procedura agevolata di estromissione degli immobili strumentali dal patrimonio dell’impresa per i soggetti IRPEF introdotta dalla Legge di Stabilità 2016, che consente agli imprenditori individuali di escludere tali beni dal reddito d’impresa mediante il pagamento di una imposta sostitutiva dell’IRPEF e dell’IRAP pari all’8 per cento della differenza tra il valore normale dell’immobile ed il relativo valore fiscalmente riconosciuto.
La procedura può essere applicata agli immobili strumentali posseduti alla data del 31 ottobre 2018 e deve essere posta in essere nel periodo compreso dal 1° gennaio 2019 al 31 maggio 2019.
L’esclusione dell’immobile dal patrimonio dell’impresa ha effetto dal 1° gennaio 2019.
A tal fine l’imposta sostitutiva dovrà essere versata con modello di pagamento unificato F24, in due rate di pari importo, con le seguenti scadenze: entro il 30 novembre 2019 e il 16 giugno 2020.
L’opzione determina il trasferimento degli immobili strumentali dal patrimonio dell’impresa a quello personale dell’imprenditore, per cui vengono assoggettati al regime proprio dei redditi fondiari e non alle regole di tassazione previste per i redditi d’impresa.

SOGGETTI AGEVOLATI

Sotto il profilo soggettivo è stato chiarito che possono avvalersi della procedura i soggetti che alla data del 31 ottobre 2018 rivestivano la qualifica di imprenditore individuale (inclusi quelli in stato di liquidazione) e l’hanno conservata almeno fino al 1° gennaio 2019 (data a partire dalla quale assume rilevanza l’esclusione dei beni immobili dal patrimonio dell’impresa). L’estromissione, inoltre, può essere effettuata: dall’erede dell’imprenditore deceduto successivamente al 31 ottobre 2018, a condizione che l’opzione sia esercitata dall’erede che abbia proseguito l’attività del de cuius in forma individuale; dal donatario dell’azienda che abbia proseguito l’attività imprenditoriale del donante. Non è applicabile, invece, nel caso in cui l’unica azienda dell’imprenditore individuale sia stata concessa in affitto o in usufrutto anteriormente al 1° gennaio 2019.

IMMOBILI AGEVOLABILI

Per quanto concerne gli immobili ammessi è stato chiarito che vi rientrano sia i beni immobili “strumentali per destinazione” (che sono utilizzati cioè esclusivamente per l’esercizio dell’impresa indipendentemente dalle caratteristiche specifiche), sia quelli “strumentali per natura” (cioè “che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni” e che si considerano strumentali anche se non utilizzati direttamente dall’imprenditore o anche se dati in locazione o comodato). Possono essere oggetto di esclusione dal patrimonio anche gli immobili posseduti dall’imprenditore in comunione, ovviamente per la sola quota di pertinenza dell’imprenditore.

BASE IMPONIBILE

La base imponibile per il calcolo dell’imposta sostitutiva è data dalla differenza tra il valore normale dei beni ed il relativo valore fiscalmente riconosciuto. A tal fine, il valore normale può essere determinato applicando alle rendite risultanti in catasto i moltiplicatori determinati con i criteri e le modalità previsti per l’imposta di registro (cd. “valutazione automatica”). Il valore fiscalmente riconosciuto è determinato assumendo il valore iscritto nel libro degli inventari oppure nel registro dei beni ammortizzabili, al netto delle quote di ammortamento fiscalmente dedotte fino al periodo d’imposta 2018 e tenendo conto di eventuali rivalutazioni fiscalmente rilevanti.

MODALITÀ DI ESECUZIONE DELLA PROCEDURA

Per l’esercizio dell’opzione di estromissione assumono rilevanza adempimenti dell’imprenditore che presuppongano la volontà di escludere gli immobili ammessi dal patrimonio dell’impresa (cd. comportamento concludente). Può considerarsi comportamento che esprime in modo concludente la volontà di estromettere gli immobili, ad esempio, la contabilizzazione dell’estromissione sul libro giornale (nel caso di impresa in contabilità ordinaria) oppure sul registro dei beni ammortizzabili (nel caso di impresa in contabilità semplificata). In ogni caso l’opzione deve essere perfezionata attraverso la compilazione dell’apposita sezione contenuta nella dichiarazione dei redditi e il versamento dell’imposta sostitutiva.

Le novità del credito d’imposta R&S

Novità sulla disciplina del credito d’imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo (art. 1, co. 70-72, Legge di Bilancio 2019).

Nello specifico, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018:
– la misura del credito d’imposta si riduce dal 50% al 25% per le spese sostenute in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015;
– il credito d’imposta si applica nella misura del 50% sulla parte dell’eccedenza di cui sopra proporzionalmente riferibile alle spese:
   * personale dipendente titolare di un rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, direttamente impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo;
   * contratti stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati per il diretto svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta; contratti stipulati con imprese residenti rientranti nella definizione di start-up innovative e con imprese rientranti nella definizione di PMI innovative, per il diretto svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta, a condizione, in entrambi i casi, che non si tratti di imprese appartenenti al medesimo gruppo dell’impresa committente
e nella misura del 25% sulla parte residua;
– ai fini del calcolo del credito d’imposta attribuibile per spese di ricerca e sviluppo ai soggetti residenti commissionari che eseguono attività di ricerca e sviluppo per conto di imprese residenti o localizzate in altri Stati membri dell’Unione europea, negli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo ovvero in Stati compresi nell’elenco di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, assumono rilevanza esclusivamente le spese ammissibili relative alle attività di ricerca e sviluppo svolte direttamente e in laboratori o strutture situati nel territorio dello Stato italiano;
– il credito d’imposta è riconosciuto, fino ad un importo massimo annuale di euro 10 milioni (precedentemente euro 20 milioni) per ciascun beneficiario, a condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo almeno pari a euro 30.000;
– tra le spese ammissibili rientrano anche quelle relative a:
   * personale dipendente titolare di un rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, direttamente impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo;
   * personale titolare di un rapporto di lavoro autonomo o comunque diverso dal lavoro subordinato direttamente impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo;
   * contratti stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati per il diretto svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta; contratti stipulati con imprese residenti rientranti nella definizione di start-up innovative e con imprese rientranti nella definizione di PMI innovative, per il diretto svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta, a condizione, in entrambi i casi, che non si tratti di imprese appartenenti al medesimo gruppo dell’impresa committente;
   * contratti stipulati con imprese diverse da quelle indicate sopra per il diretto svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta a condizione che non si tratti di imprese appartenenti al medesimo gruppo dell’impresa committente;
   * materiali, forniture e altri prodotti analoghi direttamente impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo anche per la realizzazione di prototipi o impianti pilota relativi alle fasi della ricerca industriale e dello sviluppo sperimentale.

Inoltre, a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018:
– ai fini del riconoscimento del credito d’imposta, l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili e la corrispondenza delle stesse alla documentazione contabile predisposta dall’impresa devono risultare da apposita certificazione rilasciata dal soggetto incaricato della revisione legale dei conti. Per le imprese non obbligate per legge alla revisione legale dei conti, la certificazione è rilasciata da un revisore legale dei conti o da una società di revisione legale dei conti, iscritti nella sezione A del registro. Nell’assunzione di tale incarico, il revisore legale dei conti o la società di revisione legale dei conti osservano i principi di indipendenza elaborati e, in attesa della loro adozione, quelli previsti dal codice etico dell’International Federation of Accountants (IFAC). Per le sole imprese non obbligate per legge alla revisione legale dei conti, le spese sostenute per adempiere all’obbligo di certificazione della documentazione contabile sono riconosciute in aumento del credito d’imposta per un importo non superiore a 5.000 euro, fermo restando, comunque, il limite massimo di 10 milioni di euro;
– il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione tramite il modello F24, solo subordinatamente all’avvenuto adempimento degli obblighi di certificazione di cui sopra;
– ai fini dei successivi controlli, le imprese beneficiarie del credito d’imposta sono tenute a redigere e conservare una relazione tecnica che illustri le finalità, i contenuti e i risultati delle attività di ricerca e sviluppo svolte in ciascun periodo d’imposta in relazione ai progetti o ai sottoprogetti in corso di realizzazione. Tale relazione, nel caso di attività di ricerca e sviluppo organizzate e svolte internamente all’impresa, deve essere predisposta a cura del responsabile aziendale delle attività di ricerca e sviluppo o del responsabile del singolo progetto o sottoprogetto e deve essere controfirmata dal rappresentante legale dell’impresa. Nel caso in cui le attività di ricerca siano commissionate a soggetti terzi, la relazione deve essere redatta e rilasciata all’impresa dal soggetto commissionario che esegue le attività di ricerca e sviluppo.